Dieci anni, quattro continenti, due mondi apparentemente distanti: quello dei grandi templi della danza classica, l’Opéra de Paris, il Royal Ballet, e quello del movimento che nasce per strada, nei quartieri di New York, di San Paolo, di Johannesburg. Matthew Brookes, fotografo britannico noto soprattutto per i suoi ritratti del cinema hollywoodiano, ha trascorso un decennio a costruire un archivio visivo che non divide questi due mondi, ma li mette in dialogo. Il risultato è Expression of Freedom: Through the World of Dance, edito da Damiani Books con una prefazione di Sir Ben Okri — un volume che raccoglie dieci anni di ricerca fotografica sulla danza come pratica sociale, culturale e politica.

Il libro non è una celebrazione della danza come disciplina. È qualcosa di più sottile: un’indagine sul movimento come forma di presenza nel mondo. Brookes fotografa étoile e danzatori di strada con lo stesso linguaggio visivo, la stessa distanza, la stessa attenzione. Non c’è esotismo nell’uno, né reverenza nell’altro. C’è invece una scelta precisa: rimuovere la gerarchia tra gesto codificato e movimento vernacolare, tra il corpo addestrato e il corpo che semplicemente si esprime. «Brookes sposta la danza dal palcoscenico alla città, dal rito allo spazio vissuto — e nel farlo ridisegna le coordinate del corpo come atto politico».

Ciò che colpisce è la scelta degli ambienti: quasi mai un palcoscenico tradizionale. I suoi soggetti si muovono in spazi urbani, contesti quotidiani, luoghi che per convenzione non appartengono alla danza. Questa decisione compositiva porta con sé un’implicazione precisa: la danza non è spettacolo riservato, è pratica sociale, spaziale, incarnata.


Il progetto apre una riflessione sulla visibilità del corpo, sull’autorialità e su come culture diverse abitino il movimento. Le immagini non risolvono queste tensioni — le tengono aperte, deliberatamente. E in questo risiede la loro forza: nell’essere strumenti di domanda più che di risposta. Un volume che parla di danza ma dice molte altre cose.


ph. © Matthew Brookes — courtesy of and published by Damiani Books
