The Guestbook: la nostra intervista a Filippo Romano

Filippo Romano, classe 1968, è un documentarista e fotografo di architettura che ha concentrato la sua ricerca sulla narrazione urbana e tutto ciò che le gravita attorno. Dopo essersi laureato all’I.S.I.A. a Urbino, completa la sua formazione presso l’International Center of photography (I.C.P.) di New York.

La sua produzione fotografica è alquanto vasta: mentre le immagini d’architettura si distinguono per la loro precisione compositiva e la pulizia delle scene, quelle che si concentrano sulle persone sono invece intense ed emotive e fanno emergere il rapporto d’empatia col soggetto, che va al di là del percorso di ricerca e diventa una vera vocazione.

Noi di Collater.al abbiamo chiesto a Filippo di raccontarsi brevemente tramite un’intervista, che trovi qui sotto:

Quando hai capito che saresti voluto diventare un fotografo?

Quando ho visto il libro di Robert Frank “The Lines of My Hand”, ho scoperto un tipo di fotografia che dal documentario deragliava anarchicamente in un racconto poetico, autobiografico: Frank non ha mai ripetuto se stesso, ha smesso di fotografare quando era sulla cresta dell’onda per poi riprendere anni dopo e ha sempre detestato il piccolo sistema di potere della fotografia…

Mi piacciono questo gnerere di fotografi, paga questa libertà di essere, paga in termini di qualità di lavoro, basta andare a vedere le foto di moda che Frank ultra sessantenne fece per Aspesi anni fa…fantastiche, libere, mettevano e mettono in ginocchio tanta giovane fotografia che spia dal buco W.Tillmanns che a sua volta secondo me ha veramente capito Frank, un autore grandissimo che va letto e studiato oltre The Americans.

C’è un motivo particolare per cui hai selezionato queste fotografie?

Ho scelto di proporre un racconto traversale, immagini che amo al di là dei progetti svolti, che sono come semi, che potrebbero diventare un progetto, una riflessione o semplicemente: le amo senza un motivo per forza oggettivo.

Ci sono stati libri, film o esperienze che hanno influenzato il tuo modo di produrre immagini?

Oltre The Lines of My Hand potrei citare molto altro ma a sorpresa vorrei citare “Le straordinarie avventure di Penthotal” di Andrea Pazienza e “Fuochi” di Lorenzo Mattotti, ovvero non due libri fotografici per sviare e uscire dal ghetto della fotografi; ma anche “Alice nelle città” di Wenders e i road movies in generale…i bar di guerre stellari.

C’è una foto, tra quelle che hai scattato, che più ti rappresenta?

Scelgo la foto del cecchino per la simpatica repulsione che mi genera e perché simbolicamente fa chiarezza sul gesto fotografico che è, e rimane, del tutto simile. La statica evidenza di un cecchino che non spara a niente, ma che è vestito di tutto punto da cecchino, non a caso è una foto scattata in un Luna Park, luogo simbolo di derive comportamentali degli umani.

The Guestbook la nostra intervista a Filippo Romano | Collater.al

Quale pensi sia e sarà il compito della fotografia? E tu che messaggio vuoi comunicare?

Il futuro compito della fotografia spero sia quello di esistere come narrazione e come forma d’arte e non come inquinamento visivo.

Segui il take over di Filippo sul profilo Instagram di Collater.al!

The Guestbook la nostra intervista a Filippo Romano | Collater.al
The Guestbook la nostra intervista a Filippo Romano | Collater.al
The Guestbook la nostra intervista a Filippo Romano | Collater.al
The Guestbook la nostra intervista a Filippo Romano | Collater.al
The Guestbook la nostra intervista a Filippo Romano | Collater.al
The Guestbook la nostra intervista a Filippo Romano | Collater.al
The Guestbook la nostra intervista a Filippo Romano | Collater.al
The Guestbook la nostra intervista a Filippo Romano | Collater.al
The Guestbook la nostra intervista a Filippo Romano | Collater.al
Photographyphotographytheguestbook

Editor's Picks

x
Ascolta su