Design FUORI REGISTRO – La rubrica sulle fanzine e le riviste indipendenti
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FUORI REGISTRO – La rubrica sulle fanzine e le riviste indipendenti

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Collater.al Contributors

Mi chiamo Francesco Ciaponi e mi occupo da oltre vent’anni di editoria indipendente come autore, curatore e docente universitario e la collaborazione con Collater.al nasce per proporre uno sguardo sul mondo delle fanzine e delle riviste indipendenti, quello spazio editoriale cioè che vive fuori dai canali di distribuzione commerciale e che trova casa solo in realtà spesso marginali o comunque lontane dai circuiti convenzionali. 

Prima di entrare nel vivo dei prossimi contenuti voglio spiegare perché credo che una rubrica come questa sia necessaria, e per farlo bisogna partire da una domanda semplice, ovvero cosa distingue davvero un prodotto editoriale underground da uno commerciale?
La risposta è impossibile da dare senza perdersi in mille rivoli e vicoli ciechi. Senz’altro è possibile sostenere che non ha a che fare solamente con il formato, la grafica o il numero di pagine, ma con l’essenza stessa del progetto: una fanzine o una rivista indipendente nascono sempre da un bisogno espressivo che precede qualunque logica di mercato e chi la produce non deve rendere conto a un editore, a un investitore o a un algoritmo di distribuzione. 

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La libertà prima di tutto.

Tale libertà, che oggi appare per certi versi anacronistica, è proprio ciò che rende questi prodotti un laboratorio permanente di sperimentazione grafica e contenutistica che negli ultimi anni ho visto moltiplicarsi in Italia e all’estero attraverso un numero sorprendente di pubblicazioni, spesso autoprodotte, distribuite durante festival, fiere e mercatini, o vendute attraverso piattaforme online dedicate. 

Dietro ognuna di queste iniziative c’è quasi sempre una persona o un piccolo collettivo che ha deciso di investire tempo, energie e risorse personali in un progetto che non assicura alcun ritorno economico, ma che restituisce qualcosa di molto più prezioso, ovvero la possibilità di dire esattamente ciò che si vuole dire, nel modo in cui lo si vuole dire, senza compromessi di sorta. Questa condizione produce risultati spesso più radicali, più coraggiosi e più originali di quanto non riesca a fare l’editoria tradizionale, che per sua natura deve rispondere a logiche di mercato, di target e di sostenibilità economica. 

I prodotti editoriali che intendo presentare nelle prossime puntate, al contrario, possono permettersi di fallire, di essere imperfetti, di sperimentare linguaggi grafici scomodi o contenuti di nicchia, ed è proprio in questo “lusso” che si annida gran parte della loro forza creativa.
Nonostante questa vitalità però, mi sono reso conto negli anni che manca (quasi) del tutto in Italia uno spazio strutturato che si occupi di raccontare, analizzare e mettere in relazione questi prodotti. Esistono realtà appassionate, competenti e preziose come FRAB’s, che da anni lavora sulla distribuzione e promozione di editoria indipendente, o come Reading Room, che offre un punto di riferimento per chi cerca pubblicazioni di questo tipo, ma si tratta di eccezioni in un panorama editoriale e giornalistico che tende a ignorare questo mondo, o a trattarlo solo occasionalmente, come fenomeno di costume più che come oggetto di riflessione critica.

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Questa rubrica nasce quindi con l’obiettivo di colmare almeno in parte questo vuoto, raccontando ogni volta un prodotto editoriale underground contemporaneo, analizzandone la storia, il progetto grafico, i contenuti e il contesto in cui nasce, con l’idea che ogni fanzine o rivista indipendente meriti un’attenzione che va oltre la semplice segnalazione. 

Il mio intento è quello di restituire non solo la superficie di questi progetti, ma anche le motivazioni, le scelte estetiche e le tensioni culturali che li attraversano, perché credo che studiare l’editoria underground significhi in realtà studiare le trasformazioni sociali e culturali di un’epoca. Le fanzine in questo senso, sono sempre state uno specchio fedele dei movimenti sociali, artistici e politici che le hanno prodotte, dal punk alla controcultura degli anni Sessanta, fino alle forme più contemporanee legate al digitale e ai nuovi linguaggi visivi. Osservarle oggi significa quindi osservare da vicino le energie culturali che si muovono sotto la superficie, quelle che spesso anticipano tendenze che poi vengono assorbite e normalizzate dall’editoria commerciale. 

Per questo motivo credo che raccontare questi progetti non sia soltanto uno sterile esercizio riservato agli addetti ai lavori, ma un’occasione per tutti di entrare in contatto con un ecosistema creativo vivo, in continua trasformazione, spesso più interessante e coraggioso di quanto il mercato editoriale tradizionale riesca oggi a essere. 

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C’è poi un ultimo aspetto che mi preme sottolineare, ovvero il tentativo potremmo dire “archivistico” di questo lavoro. Molte di queste pubblicazioni nascono e muoiono nel giro di pochi numeri, stampate in tirature minime, spesso senza distribuzione ufficiale e senza alcuna presenza nei cataloghi delle biblioteche, e quindi il rischio concreto è che tra qualche anno buona parte di questa produzione editoriale scompaia semplicemente perché nessuno ne ha conservato memoria. Raccontare oggi questi progetti significa quindi anche costruire un piccolo archivio critico, una mappa parziale, ma necessaria, di ciò che sta accadendo nell’editoria indipendente contemporanea, qualcosa che potrà essere consultato in futuro da chi vorrà capire come si scriveva, si disegnava e si comunicava fuori dai grandi circuiti editoriali in questo preciso momento storico.

Se quanto detto stuzzica la vostra fantasia e curiosità, con il prossimo numero entreremo nel vivo raccontando la prima di queste realtà, una rivista canadese nata da pochi anni ma già divenuta un caso nel panorama editoriale. Il titolo? Lo scoprirete solo nella prossima puntata, almeno un tempo si usava dire così…

Rubrica a cura di Francesco Ciaponi

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Scritto da Collater.al Contributors

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