Art Galler by Gal non è la solita galleria
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Galler by Gal non è la solita galleria

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Anna Frattini

House of Ronin, a Milano – nel cuore della Chinatown – ha preso anche le sembianze di una galleria d’arte lontana dalle dinamiche tradizionali. Tutto questo grazie a Erica Gallarati, alias Erica Gal, e al suo braccio destro, Arianna Di Mattia, mente organizzativa di uno degli eventi più cool in circolazione. Gallery by Gal fonde così arte, musica e relazioni in una proposta curatoriale dal ritmo indipendente.

In foto, il team (da sinistra) Anass Faid, Ikram Belgourmaz – produzione e logistica – insieme a Erica Gallarati e Arianna Di Mattia

Dopo oltre 75 eventi e 100 artistə coinvolti, Gallery è uno degli esperimenti più freschi della scena artistica milanese, con l’obiettivo dichiarato di eliminare i confini tra chi crea e chi osserva. L’arte non è più appesa al muro: si attraversa, si ascolta, si discute e si vive senza distanze istituzionali.

Un formato che è più di un format

Gallery non è (solo) una mostra, né un classico evento musicale. È una piattaforma culturale viva, ibrida per natura, che invita a partecipare anziché solo guardare. Ogni edizione è costruita come un racconto a più voci: cinque o sei artistə in mostra, una lineup musicale che cambia a ogni appuntamento, e uno spazio – l’Arcade di Ronin – che si trasforma in una vera e propria scenografia emotiva.

Già il 2 aprile 2025, in occasione della MIART, Gallery by Gal – Special Edition ha riunito sei artistə emergenti che incarnano l’anima street dell’evento, ognunə a modo proprio: dalla fotografia antropologica di Enrico Luoni Capitano, al segno ossessivo e radicale di Reddy, passando per la materia “urlata” di Zzzibo, che nasce da una tempesta letterale su Milano.

Poi il 21 maggio, secondo appuntamento della nuova stagione: in mostra, tra gli altri, Dolce Paranoia, con una fotografia urbana intima e spietata, e Sib, che scompone i volti in tensioni visive tra pop e sogno. A unire tutto, un’energia che sembra più quella di una jam collettiva che non di una semplice opening.

Street art come attitudine

La street art, in Gallery, non è un’etichetta ma una postura creativa: è nei tratti graffiati di Orlando Previ, nelle superfici tridimensionali di Daifunka – che usa tavole da skate come tele – o nei collage sonori dei DJ che animano la serata. La strada entra come riferimento, linguaggio, gesto, ma anche come spirito di apertura.

Molti dei nomi in mostra hanno infatti background “ibridi”: artisti visivi che arrivano dal writing, dal tattoo, dal design o dalla moda, ma anche collettivi come Al Badiya Studio, che trasformano l’heritage culturale in atti visivi. Ogni opera sembra parlare di identità, di luogo, di movimento. E lo fa con una spontaneità che solo la strada, e i suoi margini, possono insegnare.

L’arte come comunità

Il successo di Gallery – oltre 9000 presenze in meno di tre anni – sta proprio qui: nella capacità di creare una comunità orizzontale, dove non conta chi sei ma cosa hai da dire (o da disegnare, o da suonare). Non c’è palco né backstage, non c’è distanza tra l’artista e chi guarda. Solo vibrazione condivisa.

Con Erica Gal alla guida, affiancata da Arianna Di Mattia nella curatela e da un team che lavora con passione e visione, Gallery è oggi un modello di produzione culturale contemporanea: accessibile, inclusivo, contaminato. Uno spazio dove street art, clubbing e linguaggi visivi non si tollerano, ma si abbracciano. Prossima fermata? Sempre il mercoledì, sempre a casa. Ma con nuovi occhi, nuovi suoni, nuove opere.

ph. courtesy Olga Mai & Nerea

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Scritto da Anna Frattini

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