Edoardo Tresoldi presenta Gharfa

Edoardo Tresoldi presenta Gharfa

Giulia Guido · 1 mese fa · Art

Qualche settimana vi avevamo presentato Studio Studio Studio, la nuova realtà interdisciplinare di Edoardo Tresoldi e, proprio in quell’occasione, avevamo iniziato a parlare del primo progetto “Gharfa”, realizzato insieme ad Alberonero, Max Magaldi e Matteo Foschi in occasione del festival Diriyah Oasis. 

Oggi, dopo settimane di attesa, il padiglione esperienzale è stato finalmente svelato.  

Studio Studio Studio Gharfa | Collater.al

Gharfa si presenta come un’immensa scultura attraversabile che riproduce le forme delle rovine locali, raggiungendo un’altezza di 26 metri.

L’opera è la perfetta fusione delle abilità dei quattro artisti italiani: Tresoldi dà forma a questa vera e propria fortezza che da fuori lascia soltanto intravedere ciò che si trova all’interno; 

Alberonero con l’installazione Duna, realizzata con del tessuto semitrasparente, trasporta lo spettatore alla scoperta dell’opera, immergendolo in uno spazio in cui il confine tra visibile e invisibile sfuma. 

Poi, al centro di Gharfa trova spazio l’installazione green di Tresoldi e Matteo Foschi in cui la vegetazione crea un contrasto originale e inedito con i materiali industriali, mentre il racconto sonoro curato da Max Magaldi che fa risaltare ogni singolo elemento. 

Il padiglione riesce brillantemente a fondere digitale e analogico, antropico e naturale, organico e geometrico, presentando opere che possono essere vissute singolarmente o come parte di un tutto più grande, ma ha anche la forza di unire quattro differenti capacità artistiche. 

Il racconto di Gharfa è stato diviso in due capitoli, il primo è “Chapter 1_Light up” che mostra l’anima dell’opera di notte. 

La seconda parte si chiama “Chapter 2_Shine through”, che propone Gharfa vista di giorno.

PH: Roberto Conte

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La Divina Commedia illustrata da Maru Ceballos

La Divina Commedia illustrata da Maru Ceballos

Anna Cardaci · 1 mese fa · Art

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

L’artista argentina Maru Ceballos ha creato una serie di illustrazioni basate sulla Divina Commedia, l’opera per eccellenza del poeta fiorentino Dante Alighieri, che racconta il viaggio tormentato di Dante stesso attraverso l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso.

Le sue illustrazioni sono diventate famose per lo stile horror e, infatti, Maru Ceballos ha rappresentato la Divina Commedia in questo modo. Tutti i disegni sono realizzati in bianco e nero con alcuni dettagli colorati tra cui dei cerchi che indicano i punti alti della simbologia e che determinano la comprensione del canto.

L’Inferno è riprodotto in maniera molto caotica, con grossi buchi e il color rosso che ricorda molto lo scenario dall’autore descritto. Il Purgatorio, invece, raffigurato come una montagna da scalare per arrivare al Paradiso, viene descritto con illustrazioni sempre in bianco e nero con dei dettagli gialli. In Paradiso i personaggi sono nel cosmo, i diversi cieli e pianeti rappresentativi della loro diversa simbologia e mitologia.

Dall’Inferno al Paradiso vi è un percorso di semplificazione degli scenari fino a raggiungere l’astrazione più assoluta nell’ultimo canto.

Tutto ciò è correlato con le mappe di ciascuno degli stadi (Inferno, Purgatorio, Paradiso). Maru Ceballos ha voluto rendere l’opera il più accessibile a tutti traducendola in un modo che possa aiutare più persone a comprenderla e a scoprirne la sua bellezza. La serie di illustrazioni è stata utilizzata per promuovere il Museo Mitre in Argentina per la mostra “Los Círculos Del Dante”.

La Divina Commedia illustrata da Maru Ceballos
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The Rainbow Embassy di Okuda San Miguel

The Rainbow Embassy di Okuda San Miguel

Giulia Guido · 1 mese fa · Art

Basta poco per portare un po’ di gioia nella vita di una comunità. Basta un po’ di colore e di sicuro quello portato da Okuda San Miguel a Fort Smith in Arkansas basta e avanza. L’ultimo lavoro dell’artista spagnolo ha, infatti, trasformato una piccola casa abbandonata in un arcobaleno di colori. Proprio per questo motivo l’opera prende il nome di The Rainbow Embassy

Okuda ha realizzato l’opera su commissione della società creativa Justkids che da un apodo i anni porta avanti il progetto Unexpected, che ha come obiettivo la riqualificazione del luogo attraverso interventi d’arte urbana. 

The Rainbow Embassy presenta i tratti caratteristici dell’arte di Okuda, dall’uso di forme geometriche multicolori alla rappresentazione di animali stilizzati. Il lato ludico dell’opera, inoltre, si collega particolarmente al luogo in cui la casa abbandonata sorge, ovvero di fianco alla Darby Junior High School. L’artista stesso ha voluto portare un pizzico di immaginazione di di gioco nella vita degli abitanti di Fort Smith e dei suoi studenti.

The Rainbow Embassy di Okuda San Miguel
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Usawa, la bandiera trasparente contro le diversità

Usawa, la bandiera trasparente contro le diversità

Anna Cardaci · 1 mese fa · Art

Sven Signe Den Hartogh è un artista e designer Olandese che ha creato Usawa, un’installazione composta da una bandiera trasparente che vuole rappresentare l’equilibro e l’uguaglianza nel mondo.

Sven ha voluto creare una bandiera universale che non fa differenze tra le persone o gruppi di popolazione. Usawa, che in Swahili significa “equilibrio”, è stata realizzata in collaborazione con il museo d’arte moderna Ijsselstein. Con questa rappresentazione Sven Signe Den Hartogh vuole mostrare l’umanità a prescindere dai confini, dal colore della pelle, sessualità, religione e altre etichette imposte dalla società odierna creando così un nuovo simbolo per l’umanità che rappresenta l’universalità, in cui tutti sono uguali. L’obiettivo di Usawa è quello di ristabilire l’equilibrio tra le persone e mostrare quanto le etichette possano essere nocive per il mondo. La bandiera trasparente, secondo l’artista, dovrebbe invitare la popolazione a guardare all’ambiente, al mondo e quindi a rendersi conto che l’unica cosa veramente importante nella vita è la vita stessa.

Usawa | Collater.al 1
Usawa, la bandiera trasparente contro le diversità
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Il regno dei colori, le illustrazioni di Pilar Torcal

Il regno dei colori, le illustrazioni di Pilar Torcal

Claudia Fuggetti · 1 mese fa · Art

Quando era piccola Pilar Torcal sognava di essere una ginnasta, una modella e anche un’archeologa; oggi invece è una designer e illustratrice con base a Barcellona. Dopo aver studiato pubblicità e aver lavorato full time come account executive, Pilar si è resa conto che preferiva rifugiarsi nel regno dei colori, piuttosto che vivere nella grigia realtà dell’ufficio.

Come accade a molti creativi insofferenti, anche l’artista decide di continuare a studiare e, dopo aver lavorato per un po’ in un piccolo studio di design editoriale nel centro della città, si trasferisce a New York. Nella Grande Mela viene ingaggiata prima da uno studio femminile di design e poi da una grande agenzia pubblicitaria digitale chiamata Huge Inc.

Tutte queste esperienze hanno potenziatro le skills di Pilar, che è in grado di progettare su tutti i tipi di piattaforme: dal design editoriale all’infografica, passando per app e siti. L’evoluzione e la definizione del suo stile sono infatti il risultato di tutta l’iconografia e l’estetica che ha assorbito negli anni.

Oggi l’artista lavora come freelance, concentrandosi prevalentemente sui settori dell’illustrazione, dell’art direction e del design. Il regno dei colori ha cambiato per sempre la sua vita.

Dai un’occhiata alla nostra gallery qui sotto:

Il regno dei colori, le illustrazioni di Pilar Torcal
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