Il sogno americano ha sempre avuto un’immagine precisa: una casa indipendente, un prato verde e una staccionata bianca a delimitarne il perimetro. È un simbolo talmente radicato nell’immaginario collettivo da essere diventato quasi un cliché. Con il suo ultimo progetto, White Picket Chair, il designer Han Seungmin prende proprio quell’icona e la ribalta, trasformandola in un oggetto che racconta il punto di vista di chi quel sogno lo osserva da una prospettiva diversa: quella dell’esperienza migrante.

La sedia è costruita utilizzando componenti modulari in acciaio inox normalmente impiegati per cancelli e recinzioni, elementi decorativi lucidi che punteggiano le facciate di molte case nei quartieri asiatici e caraibici di New York. Corrimano, barre verticali e finiture ornamentali, come le punte e le sfere che spesso coronano i cancelli urbani, vengono riassemblati fino a formare una seduta con uno schienale alto e curvo, che mantiene intatta l’estetica appariscente di queste strutture metalliche.

Quelle recinzioni, diffuse soprattutto nei quartieri di Brooklyn e Queens abitati da comunità immigrate, sono diventate negli anni un segno visivo di aspirazione sociale e di mobilità economica. Il loro aspetto brillante e decorativo richiama, in modo quasi ironico, l’immagine della classica “white picket fence” associata all’ideale domestico americano.
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L’oggetto pensato da Han Seungmin diventa così una piccola architettura domestica, una sorta di monumento in miniatura a quell’estetica vernacolare che spesso passa inosservata ma che racconta molto delle comunità che abitano la città. Attraverso il riuso di elementi ready-made, White Picket Chair mette in discussione l’immagine idealizzata del sogno americano e la rilegge attraverso un linguaggio materiale diretto, fatto di acciaio, memoria urbana e identità culturale.
