Con l’intervento firmato dall’artista Lucas MRKA Benarroch per Felipe Pantone all’interno di Casa Axis, il concetto di campo da tennis si trasforma in un’opera immersiva dove grafica, architettura e movimento dialogano senza gerarchie. La superficie di gioco non è più solo un perimetro regolamentare tracciato su una superficie neutra, ma diventa una tela cromatica che altera la percezione e riscrive l’esperienza dello spazio.

La superficie di gioco, dipinta interamente a mano dall’artista, abbandona l’idea di sfondo funzionale per assumere un ruolo attivo. Gradienti saturi attraversano il campo in diagonali vibranti, mentre linee nette e campiture contrastanti costruiscono un ritmo ottico che amplifica la velocità e la tensione dello scambio. Il lessico visivo di Pantone, fatto di interferenze cromatiche, dissolvenze digitali e geometrie dinamiche, viene esteso su scala architettonica, diventando uno spazio abitabile prima ancora che contemplabile.

Non si tratta di una semplice decorazione. L’intervento rispetta rigorosamente le regole del gioco, mantenendo leggibili le linee e le proporzioni ufficiali, ma allo stesso tempo altera la percezione del campo attraverso un uso calibrato del colore. L’occhio è costretto a rinegoziare profondità e direzione, mentre il corpo entra in relazione con una superficie che sembra muoversi sotto i piedi. Ogni scambio, ogni traiettoria della palla, si inserisce in una composizione visiva più ampia, diventando parte integrante dell’opera.

Il progetto si colloca coerentemente nella ricerca di Pantone, che da anni indaga il rapporto tra spazio fisico e immaginario digitale, tra staticità architettonica e dinamismo visivo. Qui, però, l’elemento performativo dello sport aggiunge un ulteriore livello di lettura: il campo non è solo attraversato dallo sguardo, ma continuamente riattivato dall’azione. L’opera esiste pienamente solo quando viene abitata, percorsa, giocata.

In questo cortocircuito tra arte e funzione, il campo da tennis diventa un territorio ibrido. Non più semplice infrastruttura, ma esperienza totale in cui colore, geometria e movimento si intrecciano in un equilibrio preciso. Un gesto che supera l’idea di superficie neutra e dimostra come anche lo spazio più codificato possa essere ripensato come campo di sperimentazione visiva.
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