Style Hello Kitty ha più di sette vite
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Hello Kitty ha più di sette vite

Anna Frattini

Ieri siamo stati all’evento organizzato da GCDS in collaborazione con Hello Kitty e PAN Milano, la deliziosa pasticceria giapponese «dove la classica viennoiserie pastries incontra le famose ricette nipponiche», come si legge sul comunicato stampa dell’evento. Insomma, un posto che può esistere solo nella Milano post COVID-19. Mi verrebbe da dire che nessuno meglio di GCDS – con il suo imperituro committment per l’immaginario Y2K – poteva organizzare un evento di questo genere. Chi in attesa di una brioche cubica marchiata con il logo co-branded, chi intento a fotografare le vetrofanie, chi in fila per gli stickers (che volevo anche io a tutti i costi), chi vestito a tema. Un revival vero e proprio che ha fatto riflettere anche me sull’iconicità di Hello Kitty e sull’importanza di questo personaggio che proprio quest’anno compie 50 anni.

Quando qualche anno fa ho trovato una bancarella al mercato di Viale Papiniano che vendeva solo gadget di Hello Kitty non ci potevo credere; ho comprato stickers, portachiavi e post-it. C’era di tutto, ma mi sono fermata. Sarebbe stato troppo anche per me spendere più di 15€ per oggetti dove troneggia l’immagine della mia icona di riferimento ai tempi delle elementari. L’astuccio di Hello Kitty non era solo una scelta di stile, ma uno statement. Questo l’ho realizzato, però, solo dopo aver letto l’articolo di Clara Mazzoleni su Rivista Studio ormai qualche mese fa, dove la editor mette in luce anche alcuni dei retroscena più affascinanti (e oscuri) del fenomeno Hello Kitty, mega star di Sanrio, l’azienda giapponese specializzata nella creazione di personaggi e della relativa commercializzazione, come si legge su Wikipedia. D’altronde, non ho trovato un about nel sito ufficiale, solo la tentazione di ordinare un portafoglio di My Melody, la cuginastra più remissiva della gattina.

Il messaggio che lancia Hello Kitty è un messaggio di amicizia, gentilezza e inclusione che con la sua longevità continua a comunicare qualcosa di rilevante, a partire da tutto l’immaginario e le molteplici reinterpretazioni a cui è soggetto questo personaggio. La collaborazione con GCDS – attiva dal 2017 – funziona perché ci fa tornare indietro senza cadere nella banalità di una ricerca di icone di nicchia. Hello Kitty rimane misteriosamente attuale, anche a 50 anni dalla sua nascita. Come mi ha detto una mia amica ieri, «a volte per andare avanti, abbiamo bisogno di tornare indietro». Per quanto banale, è quello che mi è successo in Viale Papiniano e anche ieri da PAN, mentre sorseggiavo un matcha latte buonissimo ammirando tutti gli outfit delle ragazze in fila per un posto a sedere.

 
 
 
 
 
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Scritto da Anna Frattini
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