Art Siamo tutti degli “infomani”
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Siamo tutti degli “infomani”

Le opere dell'artista sudcoreana Hyun Cho sottolineano la fragilità e la transitorietà dell'informazione nell'era digitale
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Giorgia Massari

È possibile ridurre la realtà a simboli? Oggi la pop culture è fatta da cose o da non-cose? Partiamo da questi interrogativi per addentrarci nella ricerca dell’artista sudcoreana Hyun Cho, attualmente in mostra a Venezia alla Blue Gallery con la curatela di Quadro Zero. «Secondo il filosofo contemporaneo Byung-Chul Han, le non-cose sono ridotte a informazioni e svuotate di ogni valore affettivo», spiega Ilaria Sponda nel testo critico redatto per la mostra Electric Supermoon. «La conseguenza è l’“infomania”, un vero e proprio feticismo per le informazioni e i dati, che Cho realizza nelle sue opere scultoree.» In altre parole, le opere di Cho – che spaziano dalla scultura all’installazione, con particolare focus sui simboli e sulle scritte, spesso realizzate a neon e con luci LED -, ragionano sulle iconografie urbane, effimere e ambigue, per puntualizzare la loro dimensione illusoria e paradossale. Un esempio di come la cultura pop possa appropriarsi di qualsiasi cosa e svuotarla in favore di un’informazione efficace, ma solo momentaneamente, è il punk. Hyun Cho, che definisce il suo approccio “punk”, sottolinea come questo sia il perfetto esempio del modo in cui una sottocultura possa essere trasformata in un prodotto commerciale, addomesticata e integrata nella cultura di massa.

Breaking news: tutto sta nel catturare l’attenzione

Le opere di Hyun Cho dunque, in particolare le tre nuove presentate a Venezia, presentano una fusione affascinante di testo e scultura, trasformando simboli quotidiani in dichiarazioni profonde. Da queste emerge l’abilità dell’artista nel fondere informazione ed estetica riproducendo quello che è il linguaggio universale di oggi, accattivante, in grado di attirare l’attenzione e addirittura di plasmare i nostri pensieri. Usando parole e dati su pannelli LED, Cho crea un’interazione dinamica tra significato e percezione. Un esempio è l’opera con la frase Fucking Urgency che immediatamente cattura gli spettatori con il suo movimento a scorrimento tipico delle breaking news, spingendoli a riflettere sul concetto di urgenza, esortandoli a considerare sia le crisi personali che quelle collettive.

Il simulacro come memoriale digitale

Le opere Fucking Urgent, così come Ask my daddy, assumono la forma di quello che Ilaria Sponda definisce un simulacro, citando Jean Baudrillard. In questo contesto, le sculture di Cho agiscono come rappresentazioni della realtà, sostituendo il reale con simboli. L’uso da parte dell’artista di lapidi simboliche sotto i pannelli LED rafforza questa nozione, trasformando i marcatori fisici in memoriali digitali. Questo metodo sottolinea la fragilità e la transitorietà dell’informazione nell’era digitale, dove la ripetizione priva le parole del loro significato originale, ma allo stesso tempo le investe di nuovo significato attraverso la lente dell’osservatore. L’arte di Hyun Cho trasforma simboli banali in potenti espressioni artistiche, costringendoci a riconsiderare la natura stessa della realtà e il nostro posto al suo interno, ormai tutti assuefatti dalle informazioni come dei veri infomani.

Courtesy Hyun Cho, Blue Gallery

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Scritto da Giorgia Massari
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