Art A cena con gobyfish: si può fare arte mangiando?
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A cena con gobyfish: si può fare arte mangiando?

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Giorgia Massari

La presenza e l’assenza di cibo determinano la condizione di vita dell’essere umano, per questo il cibo è in tutto e per tutto uno strumento di dominio. È potere, è giustizia. A partire da queste riflessioni si sviluppa la ricerca del collettivo tutto al femminile e con base a Londra, gobyfish. Le tre artiste-cuoche, decisamente anticapitaliste, propongono al pubblico dei pasti performativi e concettuali, concentrandosi sugli atti del cucinare e del mangiare intesi come veri e propri rituali, in un’ottica di condivisione e di collaborazione. Durante le loro cene sperimentali, che possono essere definite anche installazioni commestibili, Fenella Brereton, Maia Magoga e Alia Hamaoui (fondatrici di gobyfish) stimolano i commensali alla conversazione intorno a una dimensione sociale ed ecologica del cibo. Se da un lato l’intenzione è quella di scavare in un passato ancestrale, esplorando per esempio i progressi pre-umani come la scoperta del fuoco e l’invenzione degli utensili da cucina, dall’altro gobyfish riflette sul futuro, a oggi del tutto speculativo. Le conversazioni promosse hanno sempre origine dalla consapevolezza che il cibo è il fattore che modella il nostro paesaggio ed è, più di tutti, un elemento impattante da un punto di vista socio-ecologico. Ma spieghiamoci meglio attraverso il racconto di due pasti performativi organizzati da gobyfish.

Effervescent, la connessione con il mondo microbico non umano

«Una delle domande a cui torniamo sempre è: Come possiamo pensare meno da esseri umani?» spiega gobyfish sul sito, invitando il pubblico a percepire la sensazione del proprio corpo, partendo per esempio dalla porosità della pelle o dal calore della saliva, fino a spostare l’attenzione sullo stomaco, casa di diverse popolazioni microbiche che regolano la salute, la funzione celebrale e l’umore dell’essere umano. A partire da questa riflessione, alla base della ricerca del collettivo, l’evento Effervescent celebrava il processo della fermentazione come strumento che è in grado di connettere l’essere umano con il mondo microbico. «I nostri corpi ospitano per il 90% batteri», spiega gobyfish, «questa cena ha aperto un dialogo che ha ricordato agli ospiti la loro natura interconnessa. Gli alimenti fermentati aiutano a ricostituire i nostri ecosistemi interni, che hanno coevoluto con noi fin dalla nascita. Senza questi microrganismi il nostro sistema immunitario e quello digestivo non potrebbero sopravvivere. Creare un menù con una popolazione microbica è un processo radicante che richiede pazienza e apprezzamento per i loro doni tempestivi, permettendoci anche di connetterci a questo mondo invisibile».

L’alga Fucus, antimicrobica e possibile sostituta della plastica

Nell’happening Fucus emerge un altro aspetto interessante della ricerca di gobyfish, esplorare i misteri e le potenzialità in senso lato che il cibo cela. In altre parole le tre artiste-cuoche sottolineano l’importanza di studiare e conoscere le proprietà di ogni alimento che la natura ci offre. La protagonista di questo pranzo sperimentale, che ha dato il nome all’evento, era l’alga Fucus e le sue proprietà. Su tutte l’azione antimicrobica, in grado di combattere le infezioni da batteri come lo Staphylococcus aureus, oltre ad avere la capacità di assorbire e trattenere i nutrienti, trattenere il carbonio, favorire la rigenerazione del suolo ed essere un sostituto della plastica. Una cena concettuale basata sulla ricerca dei misteri delle alghe e degli ecosistemi di queste forme di vita. «Ci hanno anche fornito interessanti combinazioni di sapori con cui lavorare durante la progettazione di un menù. Condividere sapori e consistenze acquatiche era un modo per invitare tutti attorno al tavolo a esplorare questi organismi tentacolari e il loro potenziale per curare la nostra terra e i nostri corpi».

Della fascinazione che abbiamo per il cibo ne abbiamo già parlato qui, ma gobyfish va ben oltre. Non si ferma solo all’aspetto materiale ed estetico legato alla cultura visuale ma ne comprende e percepisce la potenza e i risvolti che esso può avere, drammatici o salvifici a seconda delle nostre scelte e azioni. La risposta alla nostra domanda iniziale non può che essere sì, si può fare arte mangiando, perché ciò implica il rituale precedente della preparazione e quello successivo della condivisione. Tutto seguendo una logica tale per cui l’arte rimane uno strumento in grado di stimolare dialoghi e riflessioni sulla contemporaneità, provando anche a supporre soluzioni a questioni attuali.

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courtesy gobyfish

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Scritto da Giorgia Massari
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