La nostra intervista alla fotografa Tatiana Minelli

Tatiana Minelli, fotografa autodidatta che vive a Gualdo Tadino in provincia di Perugia, ha iniziato a fare le prime foto circa dieci anni fa, nelle quali ritraeva tutto quello che le passava sotto gli occhi. Da quel momento ha cominciato a sviluppare un proprio stile fotografico, fino ad arrivare ad oggi. Il risultato sono dei ritratti che esprimono tanto di lei e del suo vissuto, scatti talmente belli e pieni di significato da sembrare quadri. Tatiana trasforma i tratti caratteristici di una persona – che spesso definiamo pregi o difetti -, nel proprio punto di forza e li fa diventare il marchio distintivo di ogni scatto.

Abbiamo quindi deciso di fare due chiacchiere con lei che ci ha raccontato po’ di se e del suo mondo.

Come hai iniziato a fotografare? Che ricordi ti vengono in mente ripensando agli inizi della tua carriera?

Ho iniziato con una piccola compatta circa dieci anni fa. Andavo in giro e scattavo tutto quello che mi passava davanti. Mi rinchiudevo in palestra e fotografavo le ragazze che frequentavano il corso di hip hop oppure prendevo la mia migliore amica come soggetto e le facevo qualche ritratto. Ai tempo usavo dei software veramente obsoleti anche per la post-produzione.

Come hai sviluppato il tuo stile?

Da un po’ di tempo gli altri iniziano a riconoscere le mie foto, quindi vuol dire che ormai ho uno stile abbastanza definito, ma non saprei dire esattamente come ci sono arrivata. Non sono molto brava a post-produrre quindi le mie foto non sono troppo ritoccate, anche perché non ne avrei la pazienza. Ad esempio, difficilmente ritoccherei un’occhiaia a meno che il soggetto non mi faccia una richiesta specifica. Tante volte vado proprio a cercare soggetti con difetti fisici, orecchie grandi, denti strani etc… Mi sono accorta di avere una predilezione per il colore rosso, si vede dalle mie foto, amo molto i colori caldi rispetto ai freddi.

Da cosa o da chi ti lasci ispirare?

Sono completamente autodidatta, non mi ispiro a nessuno, mi limito solo a guardare le foto dei fotografi che mi piacciono come Fabio Interra ad esempio, per il quale ho anche posato un paio di anni fa.
Ci sono molti fotografi che studiano lo stile che va in un certo periodo e ci costruiscono sopra tutta la loro esperienza fotografica, cambiandola man mano a seconda dell’evoluzione dei tempi e delle mode. Io invece sono molto istintiva, fotografo di getto e scelgo soggetti e luoghi, spesso, senza pensarci su troppo. Per me la fotografia è terapeutica. Secondo me si vede chi la usa per mettere dentro se stesso e i propri trascorsi e chi invece lo fa solo per pura estetica. Mi piace chi riesce a crearsi un suo stile senza dover piacere per forza agli altri.
Spesso mi lascio ispirare anche da oggetti che vedo passando per casa, una bottiglia, un vaso, che prelevo e l’inserisco direttamente nelle mie foto. Ho usato pizzi trovati nella vecchia casa di mia nonna, frutta, verdura, fiori, le fronde degli alberi per fare giochi di luci e ombre. Un po’ tutto insomma. Spesso mi diverto con il mio ragazzo, che alimenta le mie scelte, aiutandomi a cercare oggetti. Ad esempio lui è il mio “assistente luci”, è lui che mi aiuta a realizzare gran parte delle foto, a posizionare gli oggetti e i modelli.

Quali sono i messaggi che cerchi di trasmettere attraverso le tue foto?

Prima mi dedicavo molto alla fotografia di moda, andavo in cerca di agenzie e modelli, ma mi sono resa conto che non riuscivo ad esprimere quello che avevo dentro e soprattutto non mi divertivo. Quando vedevo quello foto non le sentivo propriamente mie. Quando decido di scattare è perché ne sento il bisogno e devo trasmettere uno stato d’animo, più sono istintiva più il risultato è quello che voglio.

Quali progetti hai per il futuro?

Ho subito un intervento per la riduzione dello stomaco e uno di addominoplatica e vi lascio immaginare le mie esperienze pregresse con le altre persone. Ho iniziato a dedicarmi a dei progetti, come quello a cui mi ero dedicata lo scorso anno che è andato in mostra a Roma, si chiamava “I’m not your beauty standard”, nel quale hanno posato i miei genitori, me e il mio fidanzato. Un progetto che è piaciuto molto. Tutto quello che non vedi nella vita di tutti i giorni, cose che spesso le persone cercano di nascondere, io te lo metto in foto, quindi sei costretto a farci i conti per forza. Il mio prossimo progetto sarà dedicato al bullismo verbale, nel quale sto cercando di coinvolgere chiunque e che mi piacerebbe molto portare nelle scuole per sensibilizzare i ragazzi. Vediamo cosa ne verrà fuori da qui a pochi mesi. Quindi sì, questo è quello a cui mi sto dedicando e a cui mi dedicherò in futuro.

Testo di Elisa Scotti

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