“Ти тут” – tu sei qui, in italiano – è il punto da cui ripartire. Non un’indicazione geografica, ma una vera e propria presa di coscienza. Il progetto della fotografa Iryna Kostyuk che verrà presentato al Liquida Photofestival, si muove in questo spazio sospeso tra passato e presente, dove la memoria non è mai lineare ma frammentata, intermittente e soprattutto difficile da afferrare.

Al centro del lavoro c’è un processo di riconnessione: l’artista torna su un’esperienza traumatica lontana, filtrandola attraverso uno sguardo infantile. Non si tratta di un semplice espediente narrativo, ma di una scelta precisa. L’infanzia qui non è nostalgia, ma condizione percettiva: una fase in cui la realtà viene subita prima ancora di essere compresa, in cui il linguaggio manca e ciò che resta è una sensazione opaca, irrisolta. È proprio in questa zona grigia che Kostyuk costruisce le sue immagini.


Le fotografie evitano qualsiasi forma di rappresentazione esplicita. Non c’è spettacolarizzazione del dolore, né volontà di renderlo visibile in modo diretto. Al contrario, tutto si gioca sull’assenza, sul non detto, su una tensione che si percepisce più che vedersi. È una sottrazione consapevole, che rifiuta la feticizzazione del trauma e restituisce dignità al soggetto.


In questo senso, la fotografia diventa uno strumento necessario, quasi terapeutico. Non documenta, ma elabora. Non racconta un evento, ma lavora sulla sua traccia emotiva. Ogni immagine è parte di un processo catartico, un tentativo di dare forma a qualcosa che, per sua natura, resiste alla forma.


Il titolo stesso funziona come un’ancora: “sei qui”. Un’affermazione semplice, quasi banale, ma carica di significato. È un invito a ritornare al presente, a riconoscere che il trauma è stato attraversato, ma non definisce l’identità. Non è un confine, ma un passaggio.


Il progetto di Iryna Kostyuk si muove quindi su un equilibrio fragile ma potente: quello tra memoria e liberazione. Senza mai indulgere nel racconto, riesce a costruire uno spazio in cui il dolore può essere riconosciuto senza essere esibito, e in cui, finalmente, può trasformarsi in consapevolezza.



