Credo che alcuni artisti provino un piacere immenso nell’immergersi in un lavoro maniacale, riuscendo a trascorrere mesi (o addirittura anni) nel raffigurare con pazienza ogni diramazione che la propria mente suggerisce.

Chissà, forse in questi momenti perdono anche il contatto con il tempo e la fatica; una sorta di meditazione che ti fa piombare in uno stato in cui crei senza sosta.
Tutta questa introduzione dai toni mistici, la faccio perché penso che Joe Fenton appartenga a questa tipologia di illustratori, soprattutto osservando alcuni soggetti raffigurati, molto vicini all’iconografia orientale.
Ed ecco spuntare Ganesha con un occhio solo e con le ali, burattini di Buddha, divinità induiste, corone di spine e puttini amorfi, psicopompi che traghettano bare, e così via.
L’interpretazione è volutamente cervellotica e forse non c’è un vero è proprio significato da ricercare, quanto una caotica massa di simboli e strani personaggi che mescolati insieme danno delle illustrazioni di sicuro impatto visivo, dove ci si sofferma a osservare tutti i dettagli disseminati per la scena.










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