A cosa si è ispirato Kanye West per il suo nuovo video

A cosa si è ispirato Kanye West per il suo nuovo video

Andrea Tuzio · 4 mesi fa · Art

Un paio di giorni fa vi ho parlato del video di Heaven and Hell di Kanye West come di una sorta di crossover tra video musicale e spot TV andato in onda su ESPN durante la finale che assegnava il titolo nazionale del college football, per pubblicizzare la release global delle hoodie YEEZY Gap.

Nella serata di ieri la mia attenzione è stata catturata da un post di un profilo Instagram che si autodefinisce un “Digital Museum”, @welcome.jpeg.
Il post in questione ci mostra e mette a confronto le reference all’interno del video Heaven and Hell alle quali Ye si è ispirato e le immagini che le richiamano. 
Un divertissement che stuzzica l’intelletto e che ci mostra ancora una volta quanto siano importanti per Kanye i riferimenti culturali con i quali è cresciuto o che semplicemente lo hanno ispirato e continuano a farlo nel corso della sua multidisciplinare e prolifica vita/carriera. 

Chiaramente non è la prima volta che questo accade. Nel video di Stronger ad esempio, Ye portò sullo schermo la sua immensa ammirazione per AKIRA, il capolavoro cyberpunk di Katsuhiro Ōtomo del 1988. In un tweet del 9 aprile del 2015 infatti Kanye affermò proprio che AKIRA e Il Petroliere sono i suoi due film preferiti di sempre. 

Oggi al centro del suo lavoro per Heaven and Hell ci sono 5 opere che welcome.jpeg ha individuato: il quadro The Fall of Babylon di John Martin del 1835, due illustrazioni della Divina Commedia realizzate da Gustave Doré, un’immagine del video di Michael Jackson Stranger in Moscow del 1996 e il capolavoro di Rene Magritte The Lovers del 1928.

Qui di seguito potete vedere il post di @welcome.jpeg che mette a confronto le immagini del video e le opere alle quali si ispirano.

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da welcome™ (@welcome.jpeg)

A cosa si è ispirato Kanye West per il suo nuovo video
Art
A cosa si è ispirato Kanye West per il suo nuovo video
A cosa si è ispirato Kanye West per il suo nuovo video
1 · 1
Le illustrazioni di Marie Cardouat, autrice delle carte del Dixit

Le illustrazioni di Marie Cardouat, autrice delle carte del Dixit

Giulia Guido · 4 mesi fa · Art

Alzi la mano chi per Natale ha ricevuto il Dixit e ci ha giocato per tutte le feste. 
Ora alzi la mano chi il Dixit lo aveva già, ma ci ha giocato comunque per tutte le feste.
Era da molto tempo che non si sentiva parlare di un gioco da tavolo così spesso. Diventato in pochi anni il preferito di molti, Dixit è riuscito a spodestare anche quei giochi intramontabili come il Monopoli o il Risiko.

Se ancora non lo conoscete dimenticatevi compravendite, invasioni di territorio e strategie, l’unico ingrediente imprescindibile per una partita a Dixit è la fantasia. Molto brevemente, l’obiettivo del gioco è guadagnare punti facendo indovinare agli altri giocatori – ma non a tutti, mi raccomando! – una carta descrivendola in qualsiasi modo possibile: con una frase, una parola, una sensazione, una canzone, un verso. Vale tutto! 

Oltre alla semplicità e all’immediatezza, il successo del gioco sviluppato dallo psichiatra infantile Jean-Louis Roubira è da imputare anche all’indiscutibile bellezza delle illustrazioni. Ognuna delle 84 carte del Dixit è illustrata dall’artista francese Marie Cardouat

Classe 1981, Marie Cardouat è nata nel Finistère, un dipartimento nel nord-est della Francia. È diplomata alla Scuola di Arti Decorative di Strasburgo e proprio durante gli anni degli studi ha messo a punto il suo stile onirico e fantasioso. Finiti gli studi ha aperto un piccolo studio a Parigi, dove tutt’ora lavora e realizza le sue illustrazioni. 

Il suo stile basato sull’uso di colori accesi e brillanti che si discostano dalla realtà si adatta perfettamente al mondo dei più piccoli: non a caso Marie Cardouat realizza lavori per case editrici che pubblicano libri per bambini. Proprio questa sua caratteristica l’ha resa la persona perfetta per illustrare le carte del Dixit. Ciascuna di esse rappresenta una scena che può essere direttamente riconducibile all’infanzia, ai sentimenti e a esperienze di vita. 

Ogni disegno di Marie Cardouat racchiude una storia che riesce a farci emozionare e trasportarci lontano, proprio come una partita a Dixit con gli amici. 

Le illustrazioni di Marie Cardouat, autrice delle carte del Dixit
Art
Le illustrazioni di Marie Cardouat, autrice delle carte del Dixit
Le illustrazioni di Marie Cardouat, autrice delle carte del Dixit
1 · 12
2 · 12
3 · 12
4 · 12
5 · 12
6 · 12
7 · 12
8 · 12
9 · 12
10 · 12
11 · 12
12 · 12
Le rilassanti illustrazioni animate di Raj Jeshang

Le rilassanti illustrazioni animate di Raj Jeshang

Giulia Guido · 4 mesi fa · Art

L’inverno è ancora lungo, ma qualcuno che pensa già all’estate c’è sempre. Ai fine settimana al mare o in montagna, al caldo e al dolce far niente. Se c’è qualcosa che collego direttamente all’estate sono proprio quei momenti di tranquillità in cui sdraiata sul lettino, su un prato o seduta in terrazza guardo il mondo che come me sembra avere bisogno di una pausa.
La fresca brezza estiva accarezza le foglie degli alberi, i fili d’erba, il telo mare steso ad asciugare sull’ombrellone. Movimenti impercettibili in armonia con il mio stato d’animo.
L’illustratore e visual artist Raj Jeshang sembra avere un debole per tutti questi momenti sospesi e li cattura in semplici disegni che anima dando loro vita. 

Raj Jeshang è nato in Tanziania e dopo aver studiato animazione al Savannah College of Art and Design ha aperto il suo studio a Brooklyn, dove oggi vive e lavora collaborando con clienti come Origins, Bumble and Bumble, NEST Fragrances, Topix Skin Care e Philosophy.

Lo stile di Raj Jeshang è immediato ed essenziale e si adatta perfettamente ai suoi soggetti preferiti: normali momenti quotidiani che spesso passano inosservati. L’artista non solo li nota, ma li trasforma in arte permettendo a tutti di vederli e goderne la tranquillità. 

Noi abbiamo selezionato solo alcuni dei suoi lavori, ma seguitelo su Instagram per non perdere i prossimi. 

Raj Jeshang
Raj Jeshang
Raj Jeshang
Le rilassanti illustrazioni animate di Raj Jeshang
Art
Le rilassanti illustrazioni animate di Raj Jeshang
Le rilassanti illustrazioni animate di Raj Jeshang
1 · 5
2 · 5
3 · 5
4 · 5
5 · 5
Le sculture di Izaak Brandt contro l’ossessione per le sneaker

Le sculture di Izaak Brandt contro l’ossessione per le sneaker

Giulia Guido · 4 mesi fa · Art

Siamo diventati ossessionati dalle scarpe? Quante volte ci ritroviamo a far caso a ciò che le persone indossano ai piedi? Possiamo ormai dire che le sneaker sono diventate un vero e proprio status e certe volte i loro prezzi raggiungono cifre da capogiro. Cifre che stupiscono ancor di più se si pensa che spesso e volentieri i veri appassionati e collezionisti le scarpe che acquistano non le indossano neanche. In pratica il mondo è pieno di modelli che non vedranno mai la luce del sole e rimarranno per sempre chiusi in una scatola o, nei casi migliori, sotto una teca.
L’artista multidisciplinare Izaak Brandt ha analizzalo la questione con la serie di sculture dal titolo Deadstock

Izaak Brandt

L’artista nato a Bristol e residente a Londra ha riprodotto alcuni dei modelli di sneaker più famosi e ricercati con il semplice utilizzo di una di quelle penne che stampano in 3D. Inizialmente il progetto è partito con 6 modelli – Air Jordan 1, BAPESTA, adidas Superstar, Nike Air Force 1, Converse Chuck Taylor e Reebok Classic -, poi però Izaak Brandt ha continuato a produrre paia su paia di scarpe impossibili da indossare. 

Scorrendo il suo profilo Instagram, infatti, possiamo vedere come oggi la sua “collezione” comprenda anche delle Crocs, le FiveFingers di Vibram e un immancabile paio di Yeezy. 

“Deadstock esplora la cultura delle sneaker d’archivio nella società contemporanea. Riducendo la funzionalità delle sneakers come fanno gli archivi e i collezionisti, a una struttura simile a uno scheletro, il progetto esamina la nostra ossessione per la conservazione e la trasformazione della funzionalità in oggetto scultoreo.

Izaak Brandt
Izaak Brandt
Le sculture di Izaak Brandt contro l’ossessione per le sneaker
Art
Le sculture di Izaak Brandt contro l’ossessione per le sneaker
Le sculture di Izaak Brandt contro l’ossessione per le sneaker
1 · 13
2 · 13
3 · 13
4 · 13
5 · 13
6 · 13
7 · 13
8 · 13
9 · 13
10 · 13
11 · 13
12 · 13
13 · 13
Quando la BIC è diventata strumento per gli artisti

Quando la BIC è diventata strumento per gli artisti

Tommaso Berra · 4 mesi fa · Art

Se Jordan Belfort, lupo di Wall Street interpretato a Hollywood da Leonardo Di Caprio, avesse chiesto a voi di vendere una penna probabilmente sarebbe stato difficile, ma forse non quanto realizzare un’opera d’arte con quella stessa penna, una BIC mettiamo.
La biro più famosa al mondo però non è solamente lo strumento di scrittura più diffuso, non è solo la penna con la quale abbiamo scritto compiti e firmato contratti, ma anche un oggetto di culto per grandi artisti, che l’hanno utilizzata per realizzare opere d’arte. Ferdinand Legér, Martin Parr e Alighiero Boetti solo solo alcuni dei nomi che hanno scelto la biro a sfera presentata nel 1950 a Clichy (in Francia) dal barone Marcel Bich. Bich migliorò, e acquistò i diritti, dell’invenzione della biro inventata da László József Bíró, rendendolo un prodotto popolare usa e getta, al quale seguirà la produzione di rasoi e accendini.
Se siete sempre stati indecisi su quale colore scegliere, potrebbe tranquillizzarvi scoprire che René Magritte ha scelto il blu per il suo autoritratto, Alberto Giacometti il nero per alcuni sketch, Claude Closky nella sua Avant/Après (4 couleurs) invece ha utilizzato anche il rosso e il verde.

Nel 2018 alla galleria 104 di Parigi BIC ha organizzato una mostra in cui erano esposte 140 opere realizzate con penne e altri oggetti prodotti dal brand. Oltre ai già citati lavori di Magritte e Giacometti anche opere di César, Giorgio Colombo, Lucio Fontana, Philippe Favier, Angiola Gatti e Mamadou Cissé per citarne solo alcuni. Tra questi c’era anche Giuseppe Stampone, per il quale BIC nei giorni scorsi ha realizzato una particolare biro dal colore “Giuseppe Stampone”, non in vendita e che verrà utilizzata solo dall’artista italo-francese per le sue opere.
La collezione BIC comprende in totale circa 250 opere, non solo quadri a biro, ma anche sculture, come la sedia realizzata da Kate Lennard con 1102 rasoi, o il completo composto da camicia e pantaloni (Out of the Blue) della designer Sophie Hardeman.

I paravento, le lampade e tutti gli oggetti fisici e cartacei realizzati partendo dall’idea di Marcel Bich sono l’espressione più alta di un’idea nata per essere alla portata di tutti, uno strumento di semplificazione entrato nella vita di tutti. BIC ha rivoluzionato il modo di scrivere e di appuntare informazioni, ha modificato la velocità del gesto di scrivere rendendolo più immediato e popolare, modificando un’abitudine secolare, una capacità che hanno solamente i grandi oggetti di design.
Artisti della nuova generazione come THE KID o Anne-Flore Cabanis si sono lasciati ispirare come in passato Giacometti e Fontana, sintomo che l’espressione artistica e il suo gesto non possono essere separate dallo strumento, meglio ancora se veloce ed essenziale.

Quando la BIC è diventata strumento per gli artisti
Art
Quando la BIC è diventata strumento per gli artisti
Quando la BIC è diventata strumento per gli artisti
1 · 10
2 · 10
3 · 10
4 · 10
5 · 10
6 · 10
7 · 10
8 · 10
9 · 10
10 · 10