Il restauro dell’abbazia benedettina più alta d’Europa, il libro

Il restauro dell’abbazia benedettina più alta d’Europa, il libro

Tommaso Berra · 1 settimana fa · Design

A 1335 metri sul livello del mare, nella località di Burgusio in Val Venosta, sorge l’abbazia benedettina più alta d’Europa, il cui recente restauro curato dall’architetto Werner Tscholl è ora raccontato in un nuovo libro pubblicato dala casa editrice Electa.
In uscita il prossimo 18 gennaio, il volume racconta la conservazione, restauro e rigenerazione architettonica dell’abbazia Monte Maria, interventi partiti analizzando i testi del monaco Goswin del XII secolo.
Dal primo intervento architettonico fino all’ultimo, iniziato nel 2005 su iniziativa dell’abate Bruno Trauner, l’autore Marco Mulazzani ripercorre la storia di uno dei monasteri più importanti del Tirolo, raccontata attraverso testi storici, illustrazioni e fotografie.

Nel grande dibattito interno al mondo dell’arte, che dall”800 contrappone restauro e conservazione, il libro sottolinea la capacità del progetto di Tscholl di creare armonia tra le diverse aree della struttura. Per farlo sono stati utilizzati pochi materiali essenziali come il calcestruzzo pigmentato, lastre in acciaio trattato a cera, vetro trasparente e satinato, inseriti perfettamente nell’edificio originario.
Le fotografie realizzate da René Riller valorizzano tutti gli ambienti dell’abbazia Monte Maria, in particolar modo gli spazi della biblioteca ipogea sotto l’Herrengarten, con il recupero dell’ex chiesa di Sant’Egidio a sala di lettura per il pubblico. L’edificio è pensato infatti come fulcro per la comunità della zona, in questo senso è particolarmente importante la realizzazione del museo dell’abbazia, un luogo attraverso il quale unire aspetti storici e futuro dell’edificio.

ABTEI MARIENBERG – ABBAZIA MONTEMARIA è inserito nella collana Electaarchitettura ed è acquistabile sul sito della casa editrice.

Electa | Collater.al
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Cinematography – Normal People

Cinematography – Normal People

Giordana Bonanno · 2 giorni fa · Photography

Se ci fermiamo a pensare al nostro trascorso, riusciamo a scandire la nostra vita attraverso una trama? A me personalmente viene un po’ difficile, quello che ricordo vividamente è sempre accompagnato da una sensazione, da uno stato emotivo che bello o meno bello ha racchiuso un insieme di giorni o attimi. Eppure il disegno di una vita lo idealizziamo a fasce temporali con l’infanzia, l’adolescenza, età adulta “media”, età adulta “avanzata”, ecc. Ma ci serve davvero dividere gli anni in questo modo o cerchiamo solo di giustificare le età attraverso questa idea? Normal People, la serie tv diretta da Lenny Abrahamson, mi ha spinto a riflettere su alcune cose e a capire che forse non c’è niente di normale nelle persone, o forse è tutto troppo normale.

Normal People

Uscita durante l’estate del 2020, la serie è tratta dal secondo romanzo della scrittrice irlandese Sally Rooney e racconta la storia di Marianne e Connell, due giovani che frequentano lo stesso liceo. La madre di lui lavora come colf nella grande casa degli Sheridan. Connell è un atleta popolare e lo studente brillante che tutti guardano con ammirazione. Marianne è “uncool”, scontrosa e ribelle nonostante una carriera scolastica inappuntabile. Da questa premessa è come se riuscissimo ad avere già chiaro il progetto dei due ragazzi, a conoscere la loro vita e ad immaginare persino la fine. Ma sebbene tutto questo potrebbe essere vero, l’unica cosa che ci servirà sapere è che la trama è una fonte secondaria. La storia, la loro, non è guidata dagli eventi che sanciscono l’inizio e il lieto fine di qualcosa, ma dai picchi emotivi dei due personaggi che imparano a conoscere se stessi nelle difficoltà e nei momenti di sconforto. 

E se i dialoghi ci aiutano a comprenderli meglio, i loro gesti saranno il culmine in cui convergeranno tutti i pensieri; ci sembrerà di aver vissuto quelle sensazioni e avremo quasi voglia di riprovarle. 

La vicinanza fisica consente a Marianne e Connell di mostrare la vulnerabilità emotiva che altrimenti viene data loro con incredibile difficoltà. Ita O’Brien, che ha aiutato a coordinare queste scene, è l’autore di una serie di linee guida su come mettere in scena eticamente scene erotiche; è stata lei a collaborare alle riprese di un’altra serie moderna di sesso positivo “Sex Education”. Il regista Abrahamson e il coordinatore O’Brian volevano che il sesso nello show sembrasse aperto, normale e naturale, e in un certo senso uguale a qualsiasi dialogo: questo approccio cita quasi letteralmente il modo in cui Rooney stessa gestisce l’argomento nel libro. E la direttrice della fotografia Susie Lovell afferma che il riferimento principale sul set in termini di nudità e soluzioni cromatiche era una schietta serie di fotografie di Nan Goldin

Normal People

A proposito di questo c’è da sottolineare come le soluzioni visive fanno rima con uno stile di narrazione distaccato: toni azzurri anche nelle calde giornate estive, macro fotografia delicata e un approccio tattile alla scenografia: tende pesanti, velluto piacevole al tatto, maglioni di lana, biancheria da letto testurizzata, peeling sul soffitto, ciocche bagnate aderivano alla fronte. Dove lo spettacolo manca di profondità, lo compensa con un’atmosfera avvolgente. A volte è difficile credere che gli episodi durino solo mezz’ora – per una storia in cui formalmente accade poco, l’esperienza è molto intensa. 

Scene semplici ma di forte impatto visivo che ricordano il lavoro della fotografa Julien Lallouette. Classe 1991, Julien è un’art director e fotografa francese, nata a Le Havre, e con base a Londra. Oltre a lavori commerciali, Julien realizza progetti personali in cui si focalizza su una persona alla volta. La sua delicatezza sta nel lasciare spazio al soggetto,  a raccontare la storia di qualcuno attraverso le abitudini e i gesti intrappolati nelle foto. Visitando il suo sito si possono trovare diverse serie di scatti, ciascuna dedicata a una persona diversa e intitolata con il nome della protagonista. Amiche, conoscenti, ma anche modelle vengono ritratte in ambienti domestici e intimi dove hanno la libertà di mostrarsi come sono davvero.

Sally Rooney pone la domanda, e se ammettessimo l’individualismo estremo insostenibile e provassimo a trovare il significato della vita in una varietà di contatti con gli altri? Quello che cerchiamo è la possibilità di essere noi stessi, rimanendo vicino agli altri.

Lo sapevi che: Dopo la fine delle riprese, Paul Mescal ha regalato la collana a catena del suo personaggio a Daisy Edgar-Jones.

Genere: Romantico
Regista: Lenny Abrahamson
Direttore della fotografia: Suzie Lavelle
ScrittoreSally Rooney, Alice Birch, Mark O’Rowe
Cast: Paul Mascal, Daisy Edgar-Jones

Cinematography – Normal People
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Le foto di JF Julian sono un passe partout

Le foto di JF Julian sono un passe partout

Tommaso Berra · 3 giorni fa · Photography

JF Julian è il passe partout di un grande hotel, che consente di accedere dentro stanze in cui alloggiano donne sole, malinconiche e bellissime, spogliate di vestiti e rimaste distese sul letto. Con lo sguardo che punto verso nessuna destinazione, le quattro donne ritratte dal fotografo nato a Parigi sembrano vivere all’interno di un film noir, in cui emerge un abisso psicologico inesplorato.
Il realismo magico di queste fotografie crea ambientazioni quasi surreali, in cui non si capisce da dove provenga la luce e in cui gli oggetti che arredano la stanza non sono mai nel posto in cui ci si aspetterebbe di trovali. La solitudine avvolta nel buio è disturbante, dall’aridità si salva solo l’erotismo naturale dei corpi, resa attraverso pose che valorizzano angoli anatomici e le tensioni del corpo.

Dopo essere entrati nelle stanze di questa serie fotografica, potete guardare tutti i progetti di JF Julian su Instagram o sul sito web dell’artista.

Models:
Silvy
Katrina
Sofia
Ephelis

JF Julian | Collater.al
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Le foto di JF Julian sono un passe partout
Photography
Le foto di JF Julian sono un passe partout
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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

Giulia Guido · 1 settimana fa · Photography

Ogni giorno, sul nostro profilo Instagram, vi chiediamo di condividere con noi le vostre immagini e fotografie più belle.
Per la raccolta InstHunt di questa settimana abbiamo selezionato le vostre 10 migliori proposte: @laurapasini3, @valerycia, @boryskulikovskyi, @polae.jpg, @paola_francesca_barone, @vrtivstic, @laura.mangelli, @nicole_depergola, @defalcotina, @jesuis_claire.

Tagga @collateral.photo per essere selezionato e pubblicato nel prossimo numero di InstHunt.

InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram
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Perché non sei qui stanotte?

Perché non sei qui stanotte?

Tommaso Berra · 1 settimana fa · Photography

Impossibile addormentarsi, il pensiero dell’altra sera è insistente, mi prende lo stomaco con cinque dita e mi agita. Volevo solo portarlo a letto e ora sono già dipendente dalla forza con la quale mi stringeva il collo. Sento ancora il contatto tra la sua pancia calda e la mia schiena percorsa da brividi, mi manca, si, un po’ anche lui.
Ci sono state notti delle quali ho ricordi confusi, persi tra mille dettagli inutili, ma ora ho un’idea precisa di ciò che mi è stato negato in questa stanza pavimentata con un parquet e arredata con qualche pianta. Provo a riempire le mancanze, facendo ricordare al mio corpo grandezze e gesti gentili perché cercano la mia linfa vitale, arrivano fino a vedere la violenza dei miei pensieri.

Le foto di Paulina Masenina sono il racconto, illustrato e scritto, di un desiderio sessuale non soddisfatto. Un viaggio erotico e disperato di un bisogno di contatto mentale e fisico. Il letto è ancora disfatto dalla sera prima, la stanza desolante e vuota, nella testa considerazioni di una serata andata nel verso sbagliato: “How many orgasm missed?“, “I can’t breathe thinking of us not fucking in this bed“.

Scopri QUI gli altri scatti di Paulina Masenina.

Paulina Masenina | Collater.al
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