Design La scatoletta impertinente che rifugge ogni logica
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La scatoletta impertinente che rifugge ogni logica

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Anna Frattini

La Machine – prodotta da Multiplié – è una piccola scatola dalle forme geometriche che, una volta attivata, emette suoni casuali e improvvisa movimenti coreografici inaspettati. Non serve a nulla, se non a sorprenderci. Ogni attivazione genera una combinazione unica di gesti e suoni, prodotti a partire da oggetti reali, grazie a un algoritmo interno che assegna a ciascun esemplare una personalità diversa. Nessuna reagisce allo stesso modo, nessuna è davvero prevedibile.

La Machine

L’estetica richiama apertamente lo spirito radicale di Ettore Sottsass: volumi essenziali e cromie vibranti. Prodotta interamente in Francia, La Machine è un oggetto particolare: architettura 100% open source – elettronica, software e meccanica – compatibile con Arduino, quindi riprogrammabile, personalizzabile e riparabile.

La Machine

Ma è nel suo comportamento che La Machine diventa davvero interessante. Se la dimentichi per troppo tempo, allunga delicatamente il suo piccolo braccio per ricordarti che è lì. Se invece non è dell’umore giusto, può persino “rifiutarsi” di collaborare, facendoti dubitare che funzioni ancora, prima di tornare operativa con aria dispettosa. È quasi capricciosa, deliberatamente impertinente. E in questa imprevedibilità costruisce la sua identità.

L’ispirazione affonda le radici in un’idea di Marvin Minsky che nel 1952 progettò la Ultimate Machine, un dispositivo creato con l’unico scopo di spegnersi da solo. Una provocazione concettuale che oggi si traduce in un oggetto poetico. In un ecosistema dominato da device che tracciano, notificano, ottimizzano e monetizzano l’attenzione, La Machine sceglie la strada opposta: non raccoglie dati, non manda alert, non cerca engagement. Esiste per generare un momento di meraviglia.

La Machine

Insomma, La Machine non è un gadget nostalgico ma un oggetto che rifiuta la logica dell’utilità come unico parametro di valore. E forse è proprio questo il suo gesto più radicale: ricordarci che non tutto deve funzionare per qualcosa. A volte basta che funzioni per noi.

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Scritto da Anna Frattini

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