Se dovessimo scegliere un oggetto di design che più di tutti gli altri riesce a ipnotizzarci, facendoci sentire anche un pizzico di nostalgia, quello è la lampada Astro, conosciuta in tutto il mondo come Lava Lamp. Stiamo parlando proprio di quelle lampade con le bolle colorate che vanno su e giù. Si tratta di uno degli oggetti di design più riconoscibili di sempre, capace di passare dalle camerette psichedeliche degli anni ’70 alle scrivanie minimaliste di oggi senza perdere un grammo del suo fascino.
Per trovare l’origine della Lava Lamp bisogna fare un salto indietro di oltre 60 anni. Siamo in Inghilterra, nel Dorset, dove Edward Craven Walker -ex pilota della RAF, contabile, imprenditore e personaggio decisamente fuori dagli schemi -, rimase folgorato da un rudimentale timer per la cottura delle uova: un marchingegno fatto in casa che, scaldandosi, faceva fluttuare delle forme dentro un liquido. Craven Walker decise di perfezionare l’idea fino a trasformarla in una lampada decorativa, che registrò ufficialmente come “congegno da esposizione”.

Fondò così Crestworth, l’azienda con sede a Poole, nel Dorset, dove ancora oggi, ma col nome di Mathmos, vengono prodotte le Lava Lamp, chiamate così proprio perché ispirate alla lava a corda (la cosiddetta lava pāhoehoe), la cui conformazione sinuosa ricorda proprio il movimento della cera all’interno del vetro.
Dal punto di vista tecnico, il funzionamento prevede una lampadina posta alla base che scalda una miscela di cera e oli minerali immersa in un liquido trasparente. Il calore fa espandere e alleggerire la cera, che risale in superficie; lì, lontana dalla fonte di calore, si raffredda, torna più densa e ricade sul fondo, ricominciando il ciclo da capo, all’infinito.


La Lava Lamp arrivò ufficialmente sul mercato internazionale nel 1965, alla fiera del commercio di Bruxelles, dove fu notata dall’imprenditore americano Adolph Wertheimer, che ne acquistò i diritti per gli Stati Uniti diffondendola sotto il nome di Lava Lite. Il successo fu immediato: in pochi anni ne furono vendute oltre sette milioni di unità, e l’oggetto diventò rapidamente uno dei simboli più riconoscibili della controcultura psichedelica tra gli anni ’60 e ’70. Persino Ringo Starr ne acquistò una, contribuendo alla sua fama anche nell’ambiente musicale.


Non stupisce che la Lava Lamp abbia presto trovato spazio anche sul piccolo e grande schermo, complici tutte quelle produzioni fantascientifiche o con protagonisti dei teenager. La sua prima apparizione televisiva risale a un episodio di Doctor Who del 1968, seguita da comparse in serie, film, cartoni animati e videogiochi.
Nonostante il successo, la popolarità dalla Lava Lamp è sempre stata molto altalenante, strettamente legata alle mode e ai trend dell’interior design. Nonostante ciò non è mai davvero passata di moda e Mathmos continua a produrla ininterrottamente nella stessa fabbrica di Poole dal 1963, intensificando collaborazioni, come quella con la designer olandese Sabine Marcelis,ed edizioni speciali come quella che trasforma la lampada in una candela.


Una cosa è sicura, Lava Lamp si è ritagliata un posto d’onore tra gli oggetti che riportano personalità, calore e un po’ di sano kitsch negli spazi domestici. Sulla scrivania, sul comodino o su una mensola, resta quello che è sempre stata: un piccolo, ipnotico promemoria che il design può essere anche divertente e non solo minimalista.

