Light Tellers – L’intervista di What Italy Is a Irene Berni e Giulia Scarpaleggia

Irene Berni e Giulia Scarpaleggia sono le protagoniste dell’intervista di What Italy Is per la rubrica di Collater.al dedicata agli instagramers italiani.

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7 Novembre 2017

Questo mese What Italy Is incontra non una, ma ben due donne, forti ed intraprendenti, che attraverso il loro lavoro e il modo in cui lo comunicano, esprimono alcuni dei valori più belli della cultura Italiana.

Stiamo parlando di Giulia Scarpaleggia, conosciuta sui social come Jul’s Kitchen, nata e cresciuta in Toscana, Giulia vive ancora nella casa di famiglia dove sono nati sia la nonna che il babbo. È una food writer e food photographer, insegna corsi di cucina, ha scritto 5 libri di cucina e tiene un blog, Juls’ Kitchen, nato nel 2009. La seconda protagonista è Irene Berni, su Instagram è Valdirose, come il nome dell’incantevole B&B di cui è l’anima, insieme al marito Paolo. Irene si definisce una persona curiosa ed entusiasta, che ama le novità, ma la caratteristica che più la contraddistingue è quella di saper trovare nuovi stimoli nel quotidiano.

Se la vostra vita avesse una colonna sonora, quale sarebbe?

I: Probabilmente una canzone dei ‘Ricchi e Poveri’ anni 80 e démodé: canzoni della mia infanzia che ben rappresentano la gioia che portano le piccole cose e la voglia di avere qualcuno a fianco con cui cantare quando si è felici.

G: Nonostante il mio cantante preferito sia Bruce Springsteen, se devo pensare a una colonna sonora direi semplicemente i rumori di fondo di un paesino di campagna, quelli che non senti più dopo qualche tempo ma che sono sempre lì, se ci presti attenzione: il gallo che canta la mattina, il vicino che usa il trattore o la motosega, il rumore di macchine lontano lontano nella strada che costeggia il paese. Poi ci sono i rumori che entrano stagionalmente, come i fagiani nel campo nelle prime sere d’estate, i grilli, le cicale assordanti, gli uccelli che si cercano pronti a migrare in autunno…

Se doveste racchiudere l’essenza di cos’è l’Italia per voi in un piatto, che cosa scegliereste?

I: Pasta aglio olio e peperoncino. Quella delle spaghettate di mezzanotte.

G: Per me pane e olio, ma quanta poesia c’è in questi due semplici ingredienti? Quanta storia, quanta cultura, quante tradizioni!

Siete entrambe Toscane, una terra molto amata anche dagli stranieri. C’è qualcosa secondo voi ancora da scoprire o valorizzare meglio della vostra regione?

I: Non si finisce mai di scoprire e valorizzare ciò che si ama, per cui la risposta potrebbe essere semplicemente sì.

G: Certo, ed è quello sul quale mi appassiona lavorare. Mi piace andare oltre gli stereotipi, oltre le città più turistiche e le zone più conosciute, per scoprire aree in cui la quotidianità non è ancora troppo toccata dal flusso del turismo. Vivo in Val d’Elsa, una zona accanto al Chianti ma sicuramente meno conosciuta, mi piace lavorare con produttori, artigiani e contadini che hanno scelto una vita di lavoro onesto, e mi piace raccontare questo: il mio macellaio, il caseificio a conduzione familiare, l’agriturismo che è anche una fattoria vera e propria.

Diteci i vostri 3 sapori/profumi del cuore

I: Il profumo di mia figlia. Il profumo del caffè del mattino. Il sapore del primo frutto di stagione.

G: Per me l’odore della legna che brucia nel camino nelle prime sere d’autunno, l’odore di pioggia, il pane appena sfornato.

Una frase che vi ripetevano spesso i vostri genitori da piccole

I: ‘Stai un pochinino zitta…’

G: ‘La verità paga sempre. Sii onesta, con te stessa e con gli altri’. È una lezione che mi porto sempre dentro.

Pensate a voi 5 anni fa: immaginavate di essere dove siete adesso?

I: Sinceramente no, nemmeno lontanamente.

G: Cinque anni fa avevo appena iniziato il mio percorso lavorativo come food writer, food photographer e insegnante di corsi di cucina, ero da sola e piena di entusiasmo. Avevo molte aspettative e sono una persona di natura ottimista, ma di certo non avrei immaginato che avrei iniziato a lavorare con Tommaso, che avrei incontrato di lì a poco, con il quale adesso condividiamo non solo progetti di lavoro, ma anche di vita. Avevo una speranza: quella di non perdere il divertimento nel cucinare, anche se lo stavo trasformando in un lavoro, e per fortuna questo divertimento è rimato intatto, anzi, aumenta sempre di più!

E se invece facessimo un salto in avanti: tra 10 anni, come vi vedete, come vedete il vostro territorio?

I: Qualsiasi previsione sarebbe limitante sono pronta a diventar tutto, pur di non cambiare e spero sia così anche per il mio territorio.

G: Il lavoro che faccio ora sicuramente si sarà evoluto: dieci anni fa non esisteva, chissà tra dieci anni cosa farò. Sono sicura che sarà sempre incentrato sul cibo e sulla promozione gastronomica del mio territorio. La Toscana deve affrontate molte sfide legate al turismo, per non rimanerne schiacciata. Da parte nostra, cercheremo sempre di dar voce alle zone meno conosciute, che mantengono un’autenticità poetica, e al lavoro di chi ogni giorno contribuisce a creare quello che amiamo di più: un cibo onesto. 

Qual’è la caratteristica che vi piace di più dell’altra? 

I: Ammiro Giulia perché sa bene cosa desidera fare e diventare. Amo la sua tenacia nel perseguire tali obiettivi.

G: Rimango sempre affascinata dalla capacità di Irene di trovare il bello nelle piccole cose, anche in quelle più ovvie. Riesce a dare nuova vita a vasetti, cestini, setacci e pezzi di legno che nelle sue mani diventano oggetti di arredamento con un’anima e una storia. Una volta abbiamo passeggiato lungo una strada di campo in cerca di fiori per decorare una tavola: più mi guardavo intorno e più disperavo all’idea che non ci fosse nulla. Mi sono girata e Irene aveva in mano un fascio di rami, fiori, arbusti e bacche, in cui solo lei aveva visto le potenzialità. Inutile dire che ha creato una tavola meravigliosa dopo.

Sta tornado di moda il concetto “vado via, vado all’estero”. Perché voi siete rimaste, perché avete scelto di crescere, investire e costruire qui?

I: Non riesco ad immaginare me lontano dall’Italia, dalla famiglia, dagli amici. Investo sull’Italia anche per gratitudine: per i valori e le tradizioni che mi ha donato.

G: Io sono stata tentata quando ho deciso di investire tutto sulla mia passione per il cibo per trasformarla in un lavoro. Da una parte ammetto che forse mi è mancato il coraggio per fare quel passo, dall’altra ho riconosciuto di avere radici così profonde in questa campagna toscana e rapporti così forti che mi hanno permesso di trasformare il mio sogno in realtà. Devo molto alla Toscana, alla sua gente e al suo cibo, e ogni giorno sono sempre più convinta di aver fatto la scelta giusta a rimanere. 

Che cosa significa per voi la fotografia e com’è nata questa passione?

I: La fotografia permette di far vedere agli altri ‘le cose’ nel tuo modo. Fotografare più che una passione per me è una necessità: oramai comunico così.

G: Per me è stato l’ultimo degli interessi in ordine di tempo a nascere. Da piccola ero famosa per fare foto orribili in gita. I miei genitori si vergognavano a portare a sviluppare il rullino: foto senza senso, persone senza testa o piedi, edifici pendenti… diciamo che non avevo occhio. Il blog mi ha dato la spinta per imparare, per migliorarmi e appassionarmi alla fotografia da una prospettiva particolare, quella del cibo. Ho studiato per anni le foto che mi piacevano, sfogliando riviste e blog, per arrivare piano piano al mio stile, semplice, rustico e pulito. Mi sento a mio agio con la fotografia di cibo e continuo a provare, provare e riprovare e fare esercizio per migliorarmi, per capire come ottenere quello che voglio.

Se vi chiedessi di consigliarci un luogo Italiano da fotografare, cosa rispondereste?

I: Consiglierei ad ognuno di fotografare il proprio paese, o uno scorcio amato della propria città. Alle volte si cerca lontano, ma la bellezza può essere dietro l’angolo.

G: Direi la Val d’Orcia in autunno, così da poter catturare la nebbiolina che sale dalla vasca nella piazza principale di Bagno Vignoni, le strade silenziose di San Quirico e Pienza, le colline ondulate che hanno tutte le sfumature del marrone.

Che cos’è l’Italia per voi, fuori dai luoghi comuni?

I: L’Italia per me è buon umore.

G: Casa, e tutto quello che a questo è legato: la famiglia, le radici, la possibilità di fare quello che ci appassiona avendo il supporto di chi ci ama, e una tavola apparecchiata attorno alla quale è bello ritrovarci.

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