Ci sono materiali che siamo abituati a riconoscere immediatamente: il legno per il suo calore, il metallo per la sua rigidità, la ceramica per la sua superficie liscia. Matisse Di Maggio lavora invece proprio nel momento in cui queste associazioni iniziano a saltare. Designer e performer con base a Parigi, la sua ricerca si concentra soprattutto su gomma e latex, materiali che tratta attraverso processi manuali per trasformarne consistenza, aspetto e funzione. Il suo lavoro è stato presentato anche all’interno delle collezioni di Rick Owens e Jean Paul Gaultier.


Nel suo lavoro, il latex non è soltanto un materiale con una particolare qualità visiva. È qualcosa da manipolare, stratificare, modellare e portare oltre il suo utilizzo abituale. Una pratica che si muove tra design, ricerca tessile e cultura fetish, ambiti che Di Maggio mette in relazione senza separare la dimensione estetica da quella fisica del materiale.
È proprio questa attenzione alla materia a emergere nel lavandino realizzato in collaborazione con Malo Espercieux. A prima vista sembra quasi una superficie di pietra antica o di metallo ossidato, ma la sua pelle racconta un processo completamente diverso. Il pannello è infatti realizzato in latex naturale dipinto a mano, poi sottoposto a un trattamento di ossidazione e successivamente spazzolato, fino a ottenere una texture irregolare e marmorizzata.
Il risultato è interessante perché non cerca di nascondere il processo. Al contrario, lo rende la parte più visibile dell’oggetto. Macchie, variazioni, segni e imperfezioni non vengono corretti per ottenere una superficie uniforme: diventano ciò che definisce il carattere del lavandino. Anche il rapporto con l’acqua, elemento inevitabile per un oggetto di questo tipo, entra nella sperimentazione. Secondo la descrizione del progetto, la tecnica utilizzata permette alla tinta e alla texture ottenute attraverso l’ossidazione di mantenersi stabili anche dopo un contatto prolungato con l’acqua.



È un approccio che aiuta a capire perché il lavoro di Di Maggio non possa essere ridotto semplicemente a una ricerca estetica sul latex. Il materiale diventa un modo per mettere in discussione la funzione dell’oggetto. Un lavandino continua a essere un lavandino, ma la sua superficie lo allontana dall’immagine convenzionale dell’oggetto industriale e lo avvicina a qualcosa di più tattile, quasi organico.
La stessa attenzione al processo emerge nei lavori realizzati per la moda. Per Rick Owens, Di Maggio ha sviluppato diversi elementi in gomma naturale, tra cui top e hoodie caratterizzati da una lavorazione increspata e tridimensionale. Il press release della collezione Fall/Winter 2025 descrive una collaborazione in cui il latex viene utilizzato per costruire superfici con un forte rilievo, mentre Rick Owens ha continuato a coinvolgerla anche nelle stagioni successive.
Nel 2026, per la collezione Spring/Summer 2027 di Owens, il suo atelier parigino ha inoltre lavorato su top trasparenti in latex applicato a mano, con una lavorazione che richiede numerose ore e una costruzione manuale particolarmente precisa. Vogue Runway identifica Di Maggio come la responsabile di questa lavorazione, mentre Rick Owens descrive ufficialmente la sua pratica come una ricerca sulla manipolazione della gomma e del latex attraverso tecniche artigianali.



Anche la collaborazione con Jean Paul Gaultier mostra quanto il suo lavoro possa spostarsi tra tecnologia e artigianalità. Per l’Alta Moda Autunno/Inverno 2026, il suo atelier ha ricevuto un busto realizzato tramite stampa 3D e lo ha trasformato attraverso diversi bagni di latex pigmentato. La superficie è stata poi completata manualmente, aggiungendo dettagli come lentiggini e nei dipinti a mano.
È qui che la ricerca di Di Maggio diventa particolarmente interessante: la tecnologia non sostituisce la mano, ma diventa il punto di partenza per un ulteriore intervento manuale. La stampa 3D produce la struttura, il latex ne modifica la pelle; nel lavandino, invece, un materiale flessibile viene trasformato fino ad assumere l’aspetto di qualcosa di apparentemente duro e minerale. In entrambi i casi, ciò che conta non è soltanto il risultato finale, ma la trasformazione. Di Maggio lavora sulle aspettative che abbiamo nei confronti delle superfici e dei materiali: il morbido può sembrare duro, il trasparente può diventare una seconda pelle, una superficie artificiale può assumere l’aspetto di qualcosa che sembra essersi formato naturalmente.
Ed è forse proprio questa la chiave della sua pratica. Non rendere il latex simile a qualcos’altro, ma spingerlo fino a rivelare possibilità che normalmente non gli attribuiamo. Tra moda, design e ricerca materiale, Matisse Di Maggio costruisce così oggetti e superfici in cui il processo non scompare dietro la forma: rimane visibile, tattile, quasi fisico.
Il lavandino realizzato con Malo Espercieux è allora più di un esercizio estetico. È un oggetto quotidiano che diventa il terreno per sperimentare cosa può succedere quando un materiale viene sottratto alla sua funzione abituale e lasciato parlare attraverso la propria trasformazione.



