Photography THE BOOK OF SKIN
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THE BOOK OF SKIN

Giorgia Massari

Rifacendosi al concetto di Shangri-la, un luogo immaginario del Tibet descritto come un paradiso nel romanzo Orizzonte perduto di James Hilton, la fotografa Melody Melamed (Los Angeles) immagina un mondo in cui la nostra pelle e i nostri corpi non sono sottoposti a giudizi, ma sono visti e concepiti solo nel loro rapporto intimo con la natura. «Shangri-la è un luogo remoto, bellissimo e immaginario dove la vita si avvicina alla perfezione, un’utopia», spiega Melamed parlando del suo progetto fotografico The Book Of Skin, «I nostri corpi queer imitano e riflettono il perfezionismo della natura come un promemoria: siamo collegati e proveniamo dal suo nucleo». Con questo progetto, Melody Melamed esplora il corpo umano – più nello specifico la sua pelle, intesa come contenitore e contenuto della nostra essenza – ponendolo in continuo dialogo con la natura e la sua proprietà trasformativa. Come le valli, gli alberi e la terra stessa si modificano con il passare delle stagioni e con lo scorrere del tempo, anche i nostri corpi si espandono e si evolvono «nel nostro personale Shangri-la».

Pensare alla pelle, la pelle che pensa

Melody Melamed dedica la sua ricerca all’esplorazione della percezione dell’identità di genere, del dualismo tra mascolinità e femminilità, e più in generale della sessualità con uno sguardo femminista, dove femminista significa «amore, cura, parità di diritti e parità di trattamento» perché secondo lei «siamo tutti parte dello stesso corpo e dello stesso spazio». In The Book Of Skin la sua indagine si sofferma sulla pelle e sul ruolo che ricopre nella nostra esistenza, facendo riferimento al libro di Steven ConnorThe Book Of Skin, da cui trae ispirazione – in cui l’autore esplora le molteplici funzioni della pelle nelle culture dell’Occidente. Melamed fa propria la teoria di Connor secondo cui la pelle è un organo pensante e una forma stessa di pensiero. «Pensa a quanto è difficile pensare senza toccare la tua pelle», scrive Connor, «l’indice sul labbro, per esempio. Ti tocchi, ti senti e senti te stesso sentire. Sei contemporaneamente un oggetto nel mondo e un soggetto che dà origine a se stesso mentre avanza per incontrare il mondo in quell’oggetto». In questo riflettere e osservando i corpi mutevoli in dialogo con la natura – altrettanto mutevole -, ci accorgiamo di quanto in effetti sia difficile pensare alla pelle in quanto mera materia perché, come suggerisce Melamed, la pelle è ciò con cui pensiamo ed è direttamente coinvolta nel pensiero.

A differenza di altri animali, abbiamo una relazione con i nostri corpi – una relazione che inventiamo e una relazione che è il nostro corpo. I nostri corpi sono sempre messi in discussione o sottoposti a transizione, sono sempre un lavoro in corso.

The Book Of Skin riflette sulla profonda interconnessione tra l’individuo e l’ambiente che vive, entro cui la pelle diventa un tramite tra il corpo e il mondo. La pelle diventa una sorta di specchio del mondo e la visione del mondo come una “pelle” intermittente, sottolineando la continua reciproca influenza tra il soggetto e l’oggetto.

Courtesy Melody Melamed

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Scritto da Giorgia Massari
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