Photography Tank Man: il giorno dopo la repressione di Piazza Tienanmen
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Tank Man: il giorno dopo la repressione di Piazza Tienanmen

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Pechino, 5 giugno 1989. Da settimane piazza Tiananmen è occupata da studenti, lavoratori e cittadini. Le proteste, iniziate ad aprile dopo la morte del riformista Hu Yaobang, si allargano rapidamente: si chiedono riforme politiche, meno corruzione, maggiore libertà di espressione e di stampa. Con il passare delle settimane la mobilitazione cresce, coinvolge fasce sempre più ampie della popolazione e porta il governo a dichiarare la legge marziale il 20 maggio. Nella notte tra il 3 e il 4 giugno l’esercito entra nel centro di Pechino con mezzi blindati e munizioni vere. Centinaia, forse migliaia di persone vengono uccise. Il numero esatto delle vittime non è mai stato stabilito.

Il giorno dopo, su Chang’an Avenue, succede qualcosa che dura pochi minuti. Un uomo con una camicia bianca e due borse in mano entra nella strada e si ferma davanti a una colonna di carri armati. Jeff Widener, fotografo dell’Associated Press, osserva la scena dall’alto del Beijing Hotel e scatta la fotografia che diventerà conosciuta come Tank Man. Anche altri fotografi riprendono lo stesso momento, ma quella di Widener diventa una delle versioni più diffuse e riconoscibili.

L’immagine è costruita su uno squilibrio quasi assurdo. I carri avanzano in diagonale, enormi, identici, uno dietro l’altro. La loro ripetizione crea ritmo, ordine, peso. Davanti c’è un solo corpo, minuscolo. Ma quell’uomo spezza completamente la geometria dell’immagine: senza di lui vedremmo soltanto una colonna militare.

Anche il punto di vista conta. Widener fotografa dall’alto, comprimendo la distanza tra l’uomo e i mezzi. La strada diventa quasi una superficie vuota su cui restano soltanto due elementi: una massa meccanica e un corpo umano. La camicia bianca lo separa dall’asfalto, mentre le due borse rendono la scena ancora più straniante. Non sembra qualcuno arrivato lì per diventare un simbolo. Sembra una persona che, fino a pochi istanti prima, stava semplicemente vivendo la propria giornata.

Non ne vediamo il volto. Non c’è una posa eroica, né qualcosa che lo distingua da una persona qualsiasi. Proprio per questo la fotografia funziona: mette nello stesso fotogramma la forza di una macchina militare e la fragilità di un individuo che decide semplicemente di non spostarsi.

Una persona contro quattro carri armati. Tutto il resto della fotografia nasce da quella sproporzione.

Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con Luigi Falanga aka @superottomag


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