MONCLER | DESTINATION HONG KONG, la nostra intervista allo street artist Craig Costello

Lucael · 4 anni fa

Moncler sbarca ad Hong Kong e, come ormai sua consuetudine, lo fa anche con l’arte.
In occasione dell’apertura del nuovo flagship store ad Harbour City, su Canton Road, ha dato luogo ad un’eccezionale performance artistica realizzata con 10.000 Mr. Moncler, il piccolo e simbolico testimonial del brand, che hanno occupato alcuni luoghi simbolo della città, animandone le strade e ‘interagendo’ con i passanti.

Moncler | Destination Hong Kong è un omaggio artistico che Moncler ha deciso di fare agli abitanti di Hong Kong e che rappresenta il lungo viaggio compiuto dal brand.

Partendo da cinque luoghi simbolo del mondo – Tokyo, St. Moritz, Melbourne, Berlino e Los Angeles – Mr. Moncler approda nella moderna città cinese portando con sé anche una collezione speciale di piumini che omaggia le città con patch riportanti i loro nomi.

A concludere l’evento anche un gift dall’inestimabile valore per soli 350 dei partecipanti. Idea del brand è stata infatti quella di far customizzare un numero limitato di Mr. Moncler allo street artist americano Craig Costello.

Noi l’abbiamo intervistato per voi e, oltre a raccontarci com’è nata la sua collaborazione con Moncler, ci ha parlato di New York, del suo brand e, ovviamente, di street art.

Sei nato a Brooklyn, una delle zone di NYC dove è nata anche la street-art. Quanto ti ha contaminato il tuo quartiere e quanto invece è stato difficile emergere in un luogo così denso e prolifico per l’arte di strada?

New York è cambiata moltissimo. Con il costante e rapido aumento dei prezzi immobiliari la “street art” è anche i tipici “graffiti in stile New York” stanno scomparendo. Quella che oggi è chiamata street art in realtà altro non sono che lavori commissionati da persone che non sono di New York e quello che trasmettono è, infatti, molto diverso dagli stili e dal lavoro nativi di New York. Il tempo in cui lavoravo per strada è ormai più legato al mio passato e non mi sento di affermare che il mio quartiere abbia avuto troppa influenza sulla mia arte. Vivo in una zona tranquilla con molte famiglie, è una New York molto comune dell’immaginario collettivo.

Nel tuo lavoro hai sempre fatto molta attenzione ai materiali e agli strumenti che utilizzi. Come è nata l’idea di creare una vernice tutta tua e un brand come KRINK?

La Graffiti Culture ha avuto da sempre un atteggiamento indipendente. Penso che sia stato il mio carattere a spingermi a sperimentare diversi strumenti e a pensare a come usarli. Il marchio stesso si è evoluto organicamente ed è cresciuto perché la gente ha apprezzato la storia, la qualità e l’estetica dei prodotti.

La tua è stata descritta come una street-art “minimal”. Questa definizione mi ha sorpreso e affascinato molto perché quando penso a qualcosa di minimale mi immagino un design simmetrico dalle linee pulite, ma se apro gli occhi su una tua opera vedo l’opposto: un caos controllato che sembra concentrarsi sul colore e i contrasti più che sulle forme. Ti rivedi in questa definizione?

La forma non si connota solo graficamente come si potrebbe pensare. Il minimalismo può anche essere descritto come azioni e attraverso materiali.
Il metodo di lavoro Dan Flavins, ad esempio, era minimalista nelle sue installazioni realizzate sfruttando le caratteristiche dei materiali più banali e riorganizzando i prodotti commerciali presenti nei negozi. Per me il minimalismo si raggiunge attraverso materiali, azioni e segni
.

Hai girato tutto il mondo, qual è il paese dove non sei ancora stato e dove vorresti realizzare il tuo prossimo lavoro?

Ci sono tanti luoghi in cui non sono mai stato e sono aperto alla possibilità di andare ovunque perché l’esperienza del viaggio per me è fondamentale.
Non sono mai stato in Africa, vorrei poter visitare qualsiasi luogo li. Pechino mi interessa perchè sembra essere un connubio interessante tra vecchio e nuovo. Amo le esperienze culturali e sono affascinato dalle culture che hanno una storia profonda e diametralmente opposte all’occidente.

Come è nata la collaborazione con Moncler e qual è stato il tuo approccio ai 350 Mr.Moncler che hai personalizzato?

Mr. MONCLER è immerso in un bagno di argento originale Krink, il fiore all’occhiello di Krink. L’inchiostro gocciola fino alla base, ma l’effetto monocromatico è predominante. Il nero opaco di Mr. Moncler crea un bellissimo contrasto con l’argento lucido Krink.

La diatriba tra strada e galleria è una costante nel dibattito sulla street art contemporanea qual è il tuo punto di vista?

La street art è un’esperienza che fa parte della strada, da vivere mentre cammini per andare al lavoro o nel ritorno a casa come una scoperta inaspettata di colori e creatività che sembra comparire casualmente nel tuo cammino. Il lavoro della galleria, invece, è specifico per le gallerie e per l’esperienza legata alle stesse, dove si preferisce proporre l’arte in un ambiente quasi asettico e controllato, quasi mercificandone il messaggio. Entrambi possono essere mezzi validi ma sono molto diversi.

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