La muffa prolifera nell’arte

La muffa prolifera nell’arte

Giorgia Massari · 1 mese fa · Art

Ci piace davvero la muffa? Dopo il successo dei funghi e in piena epoca dello squallore, la risposta non può essere altro che sì. Abbiamo già parlato in passato della tendenza dell’arte verso le “opere viventi“, non solo del fungo in quanto simbolo ma come vero e proprio protagonista di una rivoluzione eco-sostenibile. L’analisi si è poi concentrata sulla fascinazione per il brutto, trovando vari link in comune, secondo cui la nostra società non cerca più “il bello” e la perfezione ma piuttosto è spinta verso un linguaggio autentico. Su questa scia si inserisce la muffa, un fenomeno biologico che affascina molti artisti e non solo. Uno dei primi è stato forse Alberto Burri con la sua serie Le Muffe, segnando un spinta dell’arte verso la materia organica e la metamorfosi. Alcuni oggi la chiamano bioarte, una «forma di espressione artistica che pone al centro delle opere la vita», si legge su Treccani. I processi naturali e l’impiego di materiale biologico servono l’arte, lasciando un margine di caos e di imprevisto che asseconda l’approccio di molti artisti contemporanei, sempre più vicini alla scienza e alla ricerca multidisciplinare. La muffa dunque, da oggetto del disgusto entra nell’immaginario collettivo mutando la sua stessa percezione, diventando addirittura cool e in tendenza. Da Toilet Paper a Kathleen Ryan, scopriamo alcuni esempi.

La muffa glitterata

Se siete amanti dell’arte, il vostro algoritmo di Instagram vi avrà sicuramente proposto una delle opere di Kathleen Ryan. Le riconoscete dall’originalità del soggetto, frutta in decomposizione adornata da pietre preziose sberluccicanti. Non si tratta di una riproduzione della muffa, l’artista californiana infatti lascia letteralmente marcire la frutta, ne osserva il processo e in un successivo momento la ricopre di pietre che ne ricalcano i colori e le sfumature. La sua intenzione è quella di catturare la verità della decadenza. La scelta delle pietre per coprire le parti marce della frutta, come perle d’acqua dolce, quarzo rosa, ambra e ametista, rappresenta un collegamento con la forza vitale della terra, anche se la muffa è il decadimento, è la parte più viva. In un’interessante contrapposizione, le parti sane della frutta sono adornate con perle di vetro fabbricate industrialmente, esprimendo la natura artificiale e industriale dell’integrità matura. Nelle opere di Ryan, la decomposizione diventa più intrigante e preziosa della compostezza delle parti mature, sfidando le convenzioni e rivelando la bellezza nella transitorietà.

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Rivedere il modello antropocentrico

Dai glitter passiamo alla realtà nuda e cruda proposta dall’artista tedesca Karin Andersen. Con i suoi scatti – stiamo parlando della serie Naughty Messy Nature – Andersen vuole sfidare la prospettiva antropocentrica che ha prevalso per secoli nell’approccio umano verso l’ecosistema naturale e le sue creature. La protagonista indiscussa è la muffa, un processo invisibile all’occhio umano ma carica di un’estrema potenza. L’artista stessa definisce questo progetto «partecipativo», sottolineando che «Gli autori delle opere non sono esseri umani, ma organismi microscopici infinitamente piccoli: funghi muffigeni». L’artista lascia proliferare la muffa e documenta un singolo e unico momento, irripetibile per via della sua costante trasformazione. Ciò che ne deriva è una serie di ritratti di esseri altri, che rifiutano una definizione ma al contrario «celebrano la disarmonia creativa generata dai processi biologici e naturali, indipendentemente dagli sforzi umani per inserire armonia, simmetria e ordine.»

Karin Andersen – Naughty Messy Nature 25, 2018, lambda print, cm 25 x 25, edition of 5 + 2 AP, courtesy Traffic Gallery, Bergamo
Muffa arte | Collater.al
Karin Andersen – Naughty Messy Nature 24, 2018, lambda print, cm 25 x 25, edition of 5 + 2 AP, courtesy Traffic Gallery, Bergamo

Verso un’arte più scientifica

Se consideriamo i due esempi riportati sopra e riflettiamo sulla direzione che l’arte contemporanea sta prendendo, è automatico constatare che il trend della muffa non è altro che la conferma di un’arte sempre più scientifica. Soprattutto gli artisti emergenti oggi intraprendono ricerche ibride e multidisciplinari, riflettendo l’esigenza collettiva di nuovi linguaggi che possano andare oltre alla semplice rappresentazione visiva bidimensionale. Sculture, installazioni e opere viventi assecondano la necessità di sperimentazione, talvolta prevalendo addirittura sulla pittura, sempre meno apprezzata dalle nuove generazioni, e contribuendo allo stesso tempo nell’accorciare la distanza tra la scienza e l’arte. È comune oggi incontrare un’artista e avere con lui una conversazione sulla geologia o sulla microbiologia, a riprova dell’approccio scientifico dell’arte, che si pone come collaboratrice del progresso. A questo proposito è importante citare lo scrittore e fisico Charles Percy Snow, secondo cui la separazione tra le due culture – quella scientifica e quella umanistica – può esistere, ma è innaturale. Non sono forse entrambe un tentativo umano di rappresentare la complessità del mondo?

Dashaplesen (Daria Fedorova)

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L’interiorità di Mariella Bettineschi in Triennale

L’interiorità di Mariella Bettineschi in Triennale

Anna Frattini · 4 giorni fa · Art

Fino al 24 marzo 2024 sarà possibile visitare Mariella Bettineschi. All in One, la mostra che ripercorre quattro gruppi di lavori realizzati dall’artista bresciana fra il 1980 e il 2023. Un vero e proprio viaggio che attraversa alcune stagioni della carriera dell’artista che non può essere racchiusa in una definizione lineare. La mostra, sponsorizzata da Dior e da partner istituzionali quali Lavazza Group e Salone del Mobile.

Mariella Bettineschi, Morbido

La poetica di Mariella Bettineschi si rifà alla capacità di sperimentazione e sul linguaggio piuttosto che sul proprio corpo o di altre donne. L’osservatore viene condotto verso riflessioni sulla storia dell’arte e sul ruolo della donna attraverso scultura, pittura e fotografia. Morbidi e Piumari sono alcune delle serie esposte al secondo piano della Triennale, organze imbottite di bambagia o di piume, decorate con parole di oro colato o trapunta in ciniglia, filo di nylon o metallo e perline. I Tesori, invece, sono carte da lucido che diventano materiche attraverso un percorso specifico di catramina, acquaragia e strati di colature di pigmenti dorati a caldo. C’è anche L’era successiva, una serie che Bettineschi inizia nel 2008 contestualmente alla sperimentazione con lo sdoppiamento fotografico di nature, biblioteche e ritratti femminili. È questo il momento in cui l’artista sposta l’attenzione dal presente per dedicarsi al futuro. Il tema di questa serie rimane la sovversione del tempo passando per lo scivolamento di una dimensione atemporale in cui «non ci sono relazioni tra i viventi perché tutto è fenomenologico ed eterno» come si legge nel testo curatoriale scritto da Paola Ugolini.

Le immagini di Mariella Bettineschi sono in bilico fra realtà e mondi immaginati, lontane dalla corporalità, del tutto bandita dalla sua ricerca formale. Si rivolge tutto verso l’interiorità e questo slittamento di percezione non è altro che quello che contraddistingue l’artista. Lo sguardo di Bia de’ Medici del Bronzino – attraverso l’intervento di Bettineschi – viene riattualizzato e decontestualizzato, per esempio. Il tutto catturando la nostra attenzione e facendoci interrogare sull’idea che abbiamo della donna oggi, a distanza di secoli rispetto a Raffaello, Leonardo, Tiziano, Veronese e lo stesso Bronzino.

L’interiorità di Mariella Bettineschi in Triennale
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Rong Bao va oltre i confini dell’accettabile

Rong Bao va oltre i confini dell’accettabile

Giorgia Massari · 4 giorni fa · Art

Ridere dell’assurdità della vita, questo è l’invito che l’artista cinese Rong Bao fa ai visitatori della sua mostra di debutto da Saatchi Gallery. La prima artista cinese che la rinomata galleria londinese ospita, nonché vincitrice del premio COLAB della Royal College of Art / Yorkshire Sculpture Park 2023. Con il titolo Rong Bao Is Me, l’ironia è già anticipata. Dando un’occhiata al suo account Instagram, in particolare ai video delle sue opere, è evidente l’aspetto giocoso che Bao ricerca. Le sue opere gonfiabili, come quelle in mostra alla Saatchi fino al 31 marzo, sono l’esempio perfetto. Pensiamo a “Floating” o “The Enigma”, con una forte estetica colorata e in costante movimento, le due sculture su larga scala vogliono riflettere sulla complessità e diversità della vita, prendendo in giro l’assurdo tentativo di mettere ordine nella società.

Al centro del lavoro di Rong Bao c’è l’interazione, in particolare la mostra Rong Bao Is Me vuol essere «un parco giochi di gesti», si legge sul sito di Saatchi Gallery, che invita gli spettatori a entrare in contatto «con i loro lati maliziosi e a partecipare a un mondo che si spinge oltre i confini dell’accettabilità». L’aspetto interattivo è sì giocoso ma allo stesso tempo è provocatorio, con la chiara intenzione di sfidare lo spettatore a ragionare sulla percezione del mondo che lo circonda. Andare oltre l’accettabile significa per Rong Bao ricerare l’elemento deviante, che possa defamiliarizzare il pubblico. Un elemento quotidiano è ora privato dei suoi elementi caratterizzanti, sovvertito e svuotato di senso, portando il visitatore a compiere gesti – nei confronti delle opere – futili e insensati, così da mettere in discussione i preconcetti e l’ordine imposto dalla società.

Courtesy Saatchi Gallery & Rong Bao

Leggi anche: 5 strutture fatte d’aria

Rong Bao va oltre i confini dell’accettabile
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Nika Sandler parla fuori dai denti

Nika Sandler parla fuori dai denti

Giorgia Massari · 5 giorni fa · Art

«In questa serie esploro i denti come testimonianza dell’esperienza umana», ci racconta l’arista Nika Sandler, che basa la sua ricerca sull’indagine dell’elemento perturbante e disgustoso. In questa serie, dal titolo A History of Teeth, la sua intenzione è chiara: approfondire i segreti e i misteri dell’essere umano attraverso una parte del corpo così determinante come i denti. Possono suscitare disgusto, ribrezzo, ma possono essere anche sensuali, incarnando un paradosso estetico. Da un lato l’erotismo, dall’altro la repulsione. Oltre all’aspetto estetico, Sandler va oltre la percezione umana e si addentra in ambito scientifico, studiando i batteri della placca, offrendo uno sguardo alternativo sulla nostra bocca e sulla storia che i nostri denti raccontano. Sandler, nell’esplorare la dualità tra il piacere e il disgustoso, invita gli spettatori a riflettere sul significato più profondo dei denti come portatori di esperienze umane. La sua ricerca spazia dalla fisicità sensoriale alla visione tecnologica, creando uno spazio in cui il corpo diventa una tela ricca di narrazioni.

Courtesy Nika Sandler

Nika Sandler parla fuori dai denti
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Gli scontrini di Jonathan Monk sono arte

Gli scontrini di Jonathan Monk sono arte

Giorgia Massari · 6 giorni fa · Art

L’opera di un artista established può costare meno di cinquanta euro? Sembra impossibile, ma la risposta è sì. Stiamo parlando degli scontrini d’artista dell’artista britannico Jonathan Monk (1969), noto per la sua arte irriverente. Chi conosce Monk sa che la sua è un’arte concettuale, che spesso si appropria e cita in modo ironico elementi del mondo dell’arte contemporanea, per questo la sua serie sugli scontrini non sorprende gli addetti ai lavori. Da un po’ di anni ormai, Monk utilizza come supporto delle sue opere dei veri e propri scontrini e ricevute di pagamento di bar e ristoranti, su cui disegna con diversi stili, citando anche altri artisti, uno dei nostri preferiti è quello in cui omaggia l’artista italiano Alighiero Boetti o anche quello con l’iconica banana di Andy Warhol. Gli aspetti interessanti sono senza dubbio la vendita, che avviene su Instagram, e il prezzo, che corrisponde alla cifra riportata sullo scontrino.

Courtesy Jonathan Monk

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