Dal 29 marzo al 14 settembre 2025, Museion di Bolzano inaugura una mostra fondamentale dedicata al rapporto tra graffiti e arte contemporanea. Graffiti è la prima esposizione istituzionale in Italia a esplorare l’evoluzione dell’uso della pittura spray nell’arte, indagando come il linguaggio visivo proprio della città e della strada abbia influenzato la pratica artistica in studio e proponendo una lettura dei graffiti come prospettiva unica per osservare e vivere il paesaggio urbano.

A cura di Leonie Radine e dell’artista e archivista newyorkese Ned Vena — la cui pratica è stata profondamente influenzata dall’esperienza come graffiti writer — la mostra riunisce opere transdisciplinari realizzate nell’arco di settant’anni, superando la storicizzazione del graffiti writing come pratica “outsider”. Si parte dalle sperimentazioni con la vernice spray degli anni ’50 e ’60 di artiste e artisti come Hedda Sterne, David Smith, Martin Barré, Dan Christensen, Carol Rama e Charlotte Posenenske, per arrivare alle tele iconiche di Rammellzee, Futura 2000, Blade e Lee Quiñones, fino a includere lavori più recenti che integrano i graffiti in pratiche contemporanee eterogenee.

Klara Lidén, Disco, 2020. Stedelijk Museum Amsterdam, gift of Sadie Coles HQ, London. © Klara Lidén. Photo: Robert Glowacki. Courtesy the Artist and Sadie Coles HQ, London

David Smith, Untitled, 1959. © The Estate of David Smith. Courtesy The Estate of David Smith and Hauser & Wirth
Ne emerge un percorso che attraversa i decenni, dai dipinti spray degli anni ’80 e ’90 di Lady Pink & Jenny Holzer, Martin Wong & LA2 e Keith Haring — in cui graffiti e arte contemporanea si intrecciano — alle sperimentazioni di Heike-Karin Föll, Michael Krebber e Christopher Wool. I graffiti digitali di Georgie Nettell dialogano con i Patina Paintings di Karin Sander e con la scultura urbana di R.I.P. Germain, mentre nuove opere site-specific, come quella di N.O.Madski, ampliano lo sguardo verso la contemporaneità.

L’allestimento si sviluppa come un paesaggio urbano occupato da opere che incorporano elementi tipici della città: dalle installazioni di Klara Lidén e Josephine Pryde ai film di Charles Atlas e Manuel DeLanda, fino a grandi sculture e readymade che richiamano la dimensione quotidiana dello spazio pubblico. Il risultato è un viaggio che unisce archivi storici, tele, fotografie e sperimentazioni contemporanee, mantenendo forte la componente educativa e l’intento di trasmettere alle nuove generazioni il carattere rivoluzionario dei graffiti.
Graffiti non è solo una mostra, ma un atto di giustizia culturale che restituisce al graffitismo il suo posto nella storia dell’arte. Una riflessione che parte da Bolzano per inserirsi in un dialogo internazionale, in collaborazione con il Centraal Museum di Utrecht.

