Nella cacofonia che chiamiamo urbanizzazione, condividiamo il nostro spazio anonimamente con milioni e miliardi di persone. A volte però ci capita di fermarci e chiederci se qualcun altro ha attraversato la stessa stessa strada che abbiamo attraversato noi, pensando le stesse cose, colpito da un ricordo simile; se sia possibile che qualcun altro abbia sentito la nostra stessa gioia, il nostro stesso dolore.
Scattiamo fotografie per strada, inquadrando persone che non conosciamo e che faranno parte di un equilibrio compositivo, spesso trascurando la loro identità. Oppure a volte immaginiamo un mondo al di là del linguaggio, un mondo che non conosciamo. Sembriamo pensare che con una fotografia sia possibile raccogliere alcuni dati che ci permettano di capire meglio non solo il soggetto che inquadriamo, ma noi stessi. Di scoprire quello che è nascosto agli occhi.
Il graphic designer e artista spagnolo Nacho Ormaechea sembra esplorare questa narrazione. Con i suoi collage digitali riempie le sagome di persone fotografate per strada con immagini visivamente contraddittorie, come a volerne rivelare l’identità grazie a una similitudine.
Ogni soggetto diventa memoria, racconto, concetto, scoperta.
Un viaggio dentro il mondo nascosto, racchiuso dentro ognuno di noi.











