Photography Nicolas Brunetti fotografa i ragazzi di Ceuta
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Nicolas Brunetti fotografa i ragazzi di Ceuta

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Anna Frattini

A Ceuta, enclave spagnola in territorio marocchino, il confine non è solo una linea geografica ma una condizione esistenziale. È da questo spazio sospeso che nasce Inshallah, il progetto del fotografo Nicolas Brunetti, un racconto visivo che si muove tra identità stratificate, desideri di cambiamento e una quotidianità segnata da contrasti profondi.

Nicolas Brunetti
Aissa Rouk El Masoudi (22 anni) È nato in Marocco, ma è cresciuto a Ceuta, nel barrio Príncipe Alfonso. Al tramonto, decide di concedersi un momento per sé e immergersi in mare. Il suo corpo galleggia, trasportato dal lieve incresparsi della superficie dell’acqua. Aissa studia Ingegneria Informatica all’Università di Granada, con sede a Ceuta, e il suo sogno è di progettare un’applicazione per migliorare la vita delle persone.

Ceuta è una città di passaggio e di attesa, uno dei territori con il più alto tasso di disoccupazione in Europa, dove una generazione di giovani cresce in equilibrio precario tra opportunità limitate e la necessità di immaginare un futuro diverso. Il titolo della serie, Inshallah, espressione araba che significa “se Dio vuole”, racchiude questa tensione: una speranza rivolta al domani, sospesa tra fede e incertezza.

Nicolas Brunetti
Mariam Mohamed Mohamed (20) siede fuori da un’aula universitaria. Alle sue spalle, una severa sequenza di ritratti di professori — tutti uomini — enfatizza il contrasto tra l’autorità maschile e la sua presenza solitaria mentre attende il proprio turno per l’esame. Mariam vive nella strada più pericolosa del quartiere Príncipe Alfonso, spesso teatro di sparatorie, ma sogna di contribuire al futuro della sua città. Vuole diventare insegnante di inglese e costruire una famiglia.

Il progetto si concentra nel quartiere di Príncipe Alfonso, una zona periferica e isolata dal resto della città, abitata prevalentemente da una comunità di origine marocchina. Qui, i giovani si muovono all’interno di una realtà segnata da esclusione sociale e mancanza di opportunità, ma anche da una forte ricerca di appartenenza e da un desiderio costante di altrove. In Inshallah, Nicolas Brunetti evita qualsiasi approccio stereotipato, scegliendo invece di restituire ai suoi soggetti uno sguardo attivo e consapevole. I ragazzi ritratti non diventano simboli di una condizione difficile, ma individui capaci di immaginare e costruire il proprio percorso.

Passaporto spagnolo di Hadil Ahmed Hossain. La scritta del paese, consumata e quasi illeggibile, trasmette la condizione di sospensione degli abitanti del barrio Príncipe Alfonso: sono spagnoli ma di cultura musulmana, europei ma su territorio marocchino. Il loro senso di identità sfugge a una definizione univoca.

La sospensione che attraversa le loro vite si riflette anche nello spazio fisico. Da una parte il quartiere, chiuso e controllato; dall’altra il mare, che diventa metafora di apertura e possibilità. A segnare questo equilibrio instabile è la “Valla”, la barriera che separa fisicamente Spagna e Marocco, simbolo concreto di un confine che è allo stesso tempo geografico, culturale e mentale.

Nicolas Brunetti
La stanza di Hadil Ahmed Hossain è vuota, eppure tutto parla di lui. Gli oggetti ordinati sulla mensola o appesi al muro e i dettagli dell’arredamento raccontano chi è, enunciano le sue passioni, l’amore per il calcio — non solo vissuto in campo, ma trasmesso anche da allenatore. Sulla parete un disegno lo ritrae da bambino con un sorriso sereno e innocente. Il verde è il suo colore preferito.

Accanto ai ritratti, il paesaggio diventa parte integrante della narrazione. Ceuta emerge come un luogo complesso, dove identità diverse convivono e si sovrappongono: giovani di origine marocchina con passaporto spagnolo, cittadini europei in territorio africano, comunità musulmane che si confrontano quotidianamente con altre culture e religioni. Questo intreccio crea una dimensione visiva stratificata, in cui ogni immagine contribuisce a costruire un racconto più ampio.

Nicolas Brunetti
Rauia Harrous Chairi Kachaf (22 anni) e Yasmina Fadal Sebti (18 anni) attendono il tramonto nei pressi di Benzù. È l’unico ritratto a due figure. Le due giovani, legate da una profonda amicizia, si sostengono a vicenda, condividendo sogni, desideri e paure proiettati al futuro. Rauia (a sinistra) sa che vuole diventare madre e avere una famiglia, Yasmina (a destra) sogna, invece, di fare l’attrice.

Inshallah si sviluppa così come un’indagine intima e diretta, capace di restituire la complessità di un territorio di confine senza semplificazioni. Il progetto di Nicolas Brunetti diventa un invito a guardare oltre le narrazioni riduttive, riconoscendo nelle storie individuali di questi giovani una dimensione universale, fatta di attese, possibilità e futuri ancora da immaginare.

Nicolas Brunetti
Abdelmoemen Chakrani Bouad (19 anni) È ritratto in un momento di raccoglimento fuori dalla mezquita, appena conclusa la preghiera dell’Eid al-Fitr, la festa che celebra la fine del Ramadan. Insegue il sogno di diventare cantante: nelle sue canzoni si avvertono ritmo e tensioni, riflesso del contesto che lo circonda. Nel barrio, da giovani, ci si confronta con circuiti pericolosi e violenti. Tracciare la propria strada con fermezza, tra ostacoli e contraddizioni, non è semplice.
Nicolas Brunetti
Due pezzi di pane galleggiano alla deriva, nel mare, trascinati dalla corrente. Sopra di loro, un gruppo di gabbiani volteggia: pronti a calarsi in picchiata per afferrarli. L’immagine restituisce due sentimenti contrastanti: da un lato, la leggerezza del volo e l’incanto dell’acqua cristallina del mare; dall’altro, la tensione dell’attesa, il presagio di qualcosa che sta per accadere. Così, anche il futuro dei giovani del barrio è sospeso, esposto a forze incontrollate. 
Vista del barrio Príncipe Alfonso dal parcheggio dell’ospedale di Ceuta. Il quartiere, protagonista della serie fotografica, sorge su una collina al confine con il Marocco. Le piccole abitazioni colorate, addossate le une alle altre, richiamano la precarietà di altri quartieri poveri e densamente popolati del mondo.

in cover: Yusef Ahmed Hossain (10 anni) Gioca con un aeroplanino di carta al tramonto, nei pressi della spiaggia di Benzù. Avvolto dalla luce dorata, il suo gesto evoca la possibilità di futuro migliore per i giovani del barrio Príncipe Alfonso. Il suo sguardo celato, rivolto verso l’orizzonte, sul mare, non conosce barriere né confini.

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Scritto da Anna Frattini

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