Nicole Nikolich, conosciuta anche come @lace_in_the_moon, lavora con l’uncinetto come se fosse uno strumento di archiviazione emotiva. I filati che intreccia riprendono un’estetica ben precisa: quella dei primi anni Duemila. La sua pratica nasce tra interventi di yarnbombing che affrontavano salute mentale, cultura pop e tematiche LGBTQ+, ma recentemente si è concentrata sull’immaginario che associamo all’early internet e alla tecnologia che ha segnato un’intera generazione.

Nelle prossime settimane presenterà infatti user_history, la sua prima grande mostra personale presso Paradigm Gallery + Studio, a Philadelphia. In esposizione oltre trenta lavori inediti: flip phone, console Gameboy, icone di applicazioni desktop dei primi anni 2000, tutti ricreati a mano con migliaia di punti che imitano la struttura del pixel. Oggetti pensati per stare nel palmo di una mano vengono ingranditi fino a diventare presenze scultoree, quasi monumentali, proporzionate non alla loro dimensione reale ma al peso che occupano nella memoria collettiva.

Questa tensione tra digitale e artigianale è il fulcro della sua ricerca: l’uncinetto, tecnica tradizionalmente legata alla sfera domestica, si confronta con l’estetica fredda e minimale dei primi dispositivi elettronici. Ne nasce un cortocircuito visivo che rende tangibile ciò che era nato immateriale. Il lavoro di Nicole Nikolich si distingue così per una fisicità quasi radicale: non c’è filtro digitale, non c’è stampa o simulazione, ma solo manualità e ripetizione.

Un passaggio fondamentale di questa riflessione è Can I Please Eat In The Computer Room Tonight, progetto ora esposto al The Delaware Contemporary Museum per la mostra Diner Table. Per questa installazione Nikolich ha ricreato interamente all’uncinetto una computer room, trasformandola in uno spazio immersivo e familiare allo stesso tempo. Quattro schermate di videogiochi diventate iconiche, cme The Sims 2, la schermata di vittoria di Solitaire, Minesweeper e il marketplace di Neopets, sono state tradotte in superfici tessili, affiancate da un computer funzionante del 1987.



L’opera rievoca quel momento in cui l’accesso a Internet era confinato in una stanza precisa della casa, spesso arredata con tonalità marroni e riempita di oggetti accumulati nel tempo. La computer room diventava un rifugio, uno spazio di esplorazione e di autonomia dove scambiare messaggi fino a tardi, inventare linguaggi segreti nelle chat, costruire amicizie virtuali e iniziare a guardarsi attraverso la lente di una fotocamera frontale. Era un luogo di passaggio, sospeso tra infanzia e adolescenza, in cui la tecnologia rappresentava una possibilità di trasformazione più che una distrazione.

Tra user_history e questo ambiente domestico ricostruito punto dopo punto, Nikolich consolida una ricerca che mette in dialogo memoria personale e immaginario collettivo. I suoi lavori parlano di tecnologia senza utilizzare tecnologia, riportando l’attenzione sul corpo, sul tempo necessario a costruire ogni superficie e su un archivio generazionale che continua a riaffiorare. Il pixel diventa filo, lo schermo diventa tessuto, e la nostalgia assume una forma concreta, abitabile.


