Art Tra design e scultura: il NODO di Giuditta Vettese e Marilù Lembo
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Tra design e scultura: il NODO di Giuditta Vettese e Marilù Lembo

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Giorgia Massari
Nodo | Collater.al

Il nodo è una forma di relazione complessa ma leggera ed è da sempre un’importante metafora strutturale dell’esistenza: il mondo è il risultato di un costante processo di aggregazione e giunzione di elementi.” Con queste parole ci addentriamo nell’opera “NODO” realizzata dal lavoro sinergico tra la set designer Giuditta Vettese e la designer tessile Marilù Lembo, che oscilla tra scultura, design e scenografia.  L’opera è presentata a Palazzo Bandello in occasione della Milano Design Week 2023, nel contesto del “RoPlasticPrice2023”.

“NODO” occupa lo spazio centrale della stanza, emergendo per colori e forma. Appare infatti come una torre di Babele, larga alla base e stretta verso la sommità, tendendo verso il cielo. Lo scheletro dell’opera – composto da cerchi metallici – accoglie un potenzialmente infinito intreccio di corde di recupero, donate da due cordifici italiani. L’impossibilità di scegliere sia il materiale che il colore delle corde ha portato le artiste a lavorare d’improvvisazione, in un processo artistico-curativo (quasi terapeutico) fatto di intrecci e di nodi, in cui l’intensità varia in relazione alle loro emozioni e ai loro istinti, momentanei e fugaci. Dopo un lungo processo, fatto di ore di gesti ripetitivi senza sosta, si giunge ad una temporanea “fine” in cui domina un’armonia visiva. I colori delle corde si rincorrono tra loro secondo un’apparente logica cromatica, sovrapponendosi, talvolta diramandosi e altre insediandosi con gentilezza. La corda nera è l’unica a ricorrere in tutta la composizione, non si impone con prepotenza ma segue gli altri colori senza sosta, come un’ombra oscura che incombe sulle relazioni umane, qui rappresentate dagli intrecci. Di contro, la grande quantità di colori e l’imponenza della struttura, mette in secondo piano l’elemento nero, che rimane in sottofondo. L’opera non tende verso un compimento ma, piuttosto, lascia un’occasione di proseguimento: le corde non sono tagliate corte ma sono lasciate lunghe, aggrovigliate in una matassa posta internamente, che suggerisce la possibilità infinita di generare intrecci, semplici incontri fuggevoli o indissolubili legami.


Il video-performance, realizzato in occasione dello shooting fotografico, mostra una metamorfosi nella quale le due artiste si trasformano in esseri gemelli, orbitanti in questo spazio parallelo che è il corpo di nodi, sia in quanto sue genitrici ma al tempo stesso anche come sue creature.

Courtesy Giuditta Vettese e Marilù Lembo

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Scritto da Giorgia Massari
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