Art Le bare fantasy di Paa Joe arrivano a New York
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Le bare fantasy di Paa Joe arrivano a New York

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Giorgia Massari
paa joe | Collater.al

Il suo debutto nel mondo dell’arte contemporanea internazionale è stato nel 1989, quando al Centre Pompidou di Parigi è stato esposto per la prima volta il suo corpus di opere di bare fantasy. Stiamo parlando dell’artista ghanese Paa Joe (1947), al secolo Joseph Tetteh-Ashonga, uno degli artisti più importanti della sua generazione che porta avanti una tradizione artistica ghanese molto importante, soprattutto nella capitale. In Ghana le bare figurative sono una pratica funeraria diffusa. Sono conosciute con il nome di abeduu adeka – che letteralmente significa scatole dei proverbi – e sono delle vere e proprie bare funerarie customizzate a partire dal defunto, dai suoi interessi, dal suo lavoro e sulla sua personalità. Lo scopo è quello di celebrare la vita dei defunti e durante la celebrazione funebre la bara viene fatta sfilare per tutta la città. Le abeduu adeka, realizzate a mano in pezzi unici, sono vere e proprie sculture di grandi dimensioni che rappresentano oggetti inanimati cari al defunto o rappresentativi in tal senso. Per esempio una cipolla per un contadino o, come nelle opere di Paa Joe, è possibile vedere anche un taxi o addirittura una Nike Air Jordan. Paa Joe è stato in grado di guardare con un occhio contemporaneo a questa tradizione artigianale popolare e trasformarla in pop art, conquistando il panorama internazionale. Dopo la mostra di Parigi, le opere di Paa Joe sono entrate in diverse collezioni permanenti, tra cui quella del British Museum di Londra, e qualche giorno fa – il 13 marzo – ha fatto il suo debutto a New York nella nuova venue della galleria Super House, trasferitasi al 120 di Walker Street.

Celestial City, le bare di Paa Joe a tema New York

Si intitola Celestial City la nuova personale di Paa Joe a New York, aperta fino al 27 aprile e tutta a tema New York. La pratica dell’artista ghanese, a partire dalle sue prime mostre internazionali, si è evoluta in una direzione sempre più pop e questa mostra ne è la prova più lampante. La palla da basket Wilson, un topo della metropolitana, un bidone della spazzatura, queste sono alcune delle bare-sculture che Paa Joe ha realizzato guardando New York e ai suoi elementi più distintivi, per questo non poteva mancare l’iconico taxi giallo e la Statua della Libertà. Con l’evolversi della sua pratica, le opere hanno assunto dimensioni differenti, talvolta discostandosi dalla dimensione della bara e adottando misure più ridotte, ma sempre rigorosamente dotate di un coperchio e di uno spazio contenitore. Uno degli elementi più interessanti della mostra è la bara Ketchup Heinz, che per la sua forma e posizione verticale ricorda i sarcofagi egizi ma, allo stesso tempo, rimanda inevitabilmente a un linguaggio fortemente pop lanciato da Andy Warhol con le tele raffiguranti le Campbell’s Soup.

Le opere di Paa Joe finiscono tutte sotto terra?

Un aspetto dolce-amaro della pratica artistica di Paa Joe è l’epilogo delle sue creazioni. Essendo opere utilitaristiche, le bare fantasy sono destinate alla sepoltura sotto terra. «Non mi sento troppo a mio agio quando le vedo andare sotto terra», ha dichiarato qualche anno fa Paa Joe in un’intervista sul New York Post. Ma non sempre è così. Con l’evoluzione della sua pratica e il suo definitivo ingresso all’interno del circuito dell’arte contemporanea, le sue creazioni non sono destinate tutte alla stessa “dolorosa” fine, ma anzi, come abbiamo già detto sopra, sono oggi parte di alcune delle più prestigiose collezioni permanenti a livello internazionale, tra cui quella del British Museum di Londra, del Brooklyn Museum di New York, del Royal Ontario Museum in Canada, del Museum of Fine Arts di Boston e del National Museum of Etnologia a Osaka.

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Oggi Paa Joe ha settantasette anni e sta tramandando questa tradizione al figlio Jacob. In un’intervista al Guardian, l’artista spiega l’importanza di questa pratica, perché secondo lui – queste bare personalizzate – hanno la capacità di ricordare alle persone che la vita continua anche dopo la morte e che «i morti avranno una vita nell’aldilà ed è importante che ci vadano con stile». 

Ph Credits Brian Ferry, Luis Corzo
Courtesy Joseph Tetteh-Ashonga & Super House

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Scritto da Giorgia Massari

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