Art Ciò che resta del corpo: quando l’arte incontra la materia
Artart

Ciò che resta del corpo: quando l’arte incontra la materia

Corpo
-
Floriana Savino

Lungo tutto lo scibile umano, l’arte e il corpo hanno sempre trovato modo di incontrarsi, dialogare e scontrarsi attorno alle incognite e ai più vivi interrogativi legati al tema dell’esistenza. Risale al racconto mitologico, attribuito a Plinio il Vecchio, la ricetta celeberrima della nascita e invenzione della pittura. Leggenda vuole che la giovane figlia di un artigiano vasaio, disperata dinanzi all’imminente partenza per la guerra del suo più grande amore, decise di imprimere per sempre, alla luce fioca di una candela, il profilo del suo promesso sposo lungo le pareti di una stanza, per il futuro triste e solitaria. Dalla vicenda di un corpo amato, in procinto della partenza e, probabilmente, di un eterno addio, Plinio diede origine al racconto partecipato sull’affermarsi della ritrattistica.  

Dai contorni della posa, passando per gli stati d’animo, l’espressività e la presenza dell’organico nel più vivo e destabilizzante iter progettuale, tanto il percorso del moderno quanto la multidisciplinarietà del contemporaneo hanno offerto sprazzi e visioni dell’interessamento da parte degli artisti sulla “presenza in opera” del corpo. 

Andres Serrano e il fluido magico 

Sul finire degli anni Ottanta l’artista e grafico pubblicitario Andres Serrano (New York, 1964) catturò l’attenzione e le critiche di un vasto pubblico con la presentazione della serie fotografica Immersions (1987-1990). Sculture e statuine religiose della Vergine e dei santi, appartenenti per lo più alla vendita votiva e di massa, si presentavano ora immerse in una strana atmosfera dal colore vivace, ombrato e pastoso. Nello sconcerto più totale fu presto spiegato al pubblico che un tale sfondo rossastro, dai tratti fulgenti e dorati, altro non era che la resa, argutamente immortalata, di un fluido vitale al suon del mix di urina e sangue, provenienti dal corpo dell’artista in persona. 

Il Piss Christ (1987), figlio della medesima serie, ha rappresentato per largo tempo l’immagine somma di uno scandalo per l’arte infuocato e, quantomai, indigeribile.  

Marc Quinn: sulla presenza/dissolvenza del corpo 

Nel 1991 fu un risveglio mattutino, e probabilmente un sogno lasciato in sospeso, a suggerire al noto artista londinese Marc Quinn (Londra, 1950) la progettazione e realizzazione di una“testa di sangue”. Come restituito dal critico e curatore d’arte Will Self, Quinn in persona ebbe modo di confessargli: 

In quel periodo ero interessato al congelamento come metodologia. Sentivo che mentre la scultura esisteva necessariamente al di fuori del tempo, il congelamento fermava il tempo rendendo l’atemporalità esplicita. All’inizio non riuscivo a pensare a nulla di interessante da congelare, poi una mattina mi sono svegliato e l’ho visto, finito nella mia mente: un calco della mia testa fatto con il mio stesso sangue congelato. 

Muovendosi lungo le istanze e le incognite legate alla presenza e alla dissolvenza dell’immagine e dell’aura del corpo, Quinn propose, entro lo spazio misurato, sacro e scevro di una teca museale, tutta la forza e l’essenza pulsante di una materia viva che, come un fiume carsico, scorre nel silenzio e nell’inconsapevolezza quotidiana di ogni esistenza possibile. L’opera Self, presentata alla Saatchi Gallery nel 1993, come per il capo in marmo ritrovato di un fiero condottiero dell’antichità, andò a porre all’attenzione del pubblico la forza pulsante di una materia vivente pronta alla conservazione e, parimenti, al più totale e irreparabile discioglimento.  

Maurizio Cattelan e le ceneri di Dust 

La grande personale berlinese NIGHT di Maurizio Cattelan (Padova, 1960), restituita nei vasti spazi della Neue Nationalgalerie, incontra i contorni voluti e minimali di un ready-made affidato a un vero e proprio estintore, sommessamente esposto nell’angolo di un possente pilastro in marmo granito scuro. L’opera Dust (2026), su categorica istruzione e volere esternato dal suo più legittimo proprietario (il defunto), conserva le ceneri di un caro amico del celeberrimo artista, che non smette di sconvolgere e animare brillantemente le discussioni di una ricca comunità di critici, estimatori e scettici. Spingendosi oltre confine (terreno), in questo caso, sono l’acciaio, il vetro, la plastica e la gomma ad abbracciare, come per un sigillo, e celare per sempre il rito di passaggio di una amata e affezionata presenza.  

Per uno strano gioco della sorte o, ancor più, nella maestria intellettuale di un assiduo frequentatore di estetiche e accorte restituzioni, l’arnese deputato allo spegnimento del fuoco (immagine somma della creazione, della passione e della vita primordiale) è ora chiamato a raccogliere e custodire dentro di sé quanto per anni ha bruciato di vita e umana energia. Restituendo un leggero vento della memoria, Dust, come la polvere, racchiude in sé la traccia di una vita e la sua più libera devozione al ricordo e alla creatività.

Artart
Scritto da Floriana Savino

Editor's Picks

x
Ascolta su