Panolo Blahnik, le bready shoes di Na Kim e June Park

Panolo Blahnik, le bready shoes di Na Kim e June Park

Giulia Pacciardi · 3 settimane fa · Art

Prendete uno dei brand di scarpe da donna più celebri del mondo, sostituite la sua iniziale e il gioco è fatto.
Da Manolo Blahnik a Panolo Blahnik il passo è breve, soprattutto quando gli ideatori del progetto sono due book cover designer con base a New York pieni di fantasia e di tanti pranzi, soprattutto quelli che intervallano le giornate lavorative, non proprio colmi di gioia e divertimento ma solo di noiose lunchbox consumate davanti ad un computer.

Ma Na Kim e June Park non si sono lasciati scoraggiare e quella che, durante un pranzo a settembre, sembrava essere solo una fetta di pane a forma di scarpa, oggi è diventata la base del loro ironico progetto.

Giorno dopo giorno, utilizzano la loro immaginazione per dare vita a nuovi modelli la cui costruzione diventa sempre più complicata, andando ad aggiungere anche altri elementi che collezionano e tengono da parte fino al momento giusto, certi che arriverà.
È cosi che il quadratino di un Loacker diventa il dettaglio di una ballerina, un biscotto quello di una sneaker e tre ciambelline il tacco alto di una décolleté.

Nonostante la pratica e il tempo che dedicano a questo progetto collaterale, Na Kim e June Park ci tengono a sottolineare come tutto questo sia solo un gioco e un’attività utile per incanalare la loro creatività in più modi possibili, sfidarla e rimanere sempre attivi.

Un progetto simile ma con materiali completamente diversi è quello di Nicole McLaughlin, leggi qui per scoprire di più!

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Illusion leans, Tokyo da una diversa prospettiva

Illusion leans, Tokyo da una diversa prospettiva

Emanuele D'Angelo · 3 settimane fa · Art

L’ultima spettacolare e controversa installazione di Vincent Leroy si chiama “illusion leans” e  si trova esattamente all’eliporto di Mori Tower a Tokyo.
Leroy, erede del cinetismo francese, realizza opere che coinvolgono tutto l’ambiente circostante, si è fatto conoscere nel mondo dell’arte internazionale per le sue sculture in movimento.

L’artista che spezza ogni ritmo e lentamente coinvolge chi guarda dentro la sua personale dimensione, dopo aver frammentato l’architettura novecentesca di Parigi, ritorna nuovamente in Giappone.
Circa un mese fa a Kyoto, è stato capace di trasformare il Gion district  in un universo onirico creando con le sue lenti sfocate un enigmatico e irriverente gioco di prospettive, coadiuvato anche dagli effetti audio di Adorable studio.

Per l’installazione, Leroy ha utilizzato le lenti di Fresnel, inventate dall’omonimo fisico che permettono la costruzione di ottiche senza l’ingombro, lo spessore ed il peso del materiale necessario per costruire una lente sferica convenzionale di equivalente potere diottrico.
A causa della frammentazione che introduce nelle immagini, la lente è utilizzata dove sia importante ridurre il peso dell’oggetto anche a scapito di una qualità nell’immagine ottimale.

Come nei suoi ultimi lavori, Vicent Leroy è capace di trasportarti delicatamente dalla realtà in un sogno fatto di immagini che riflettono in loop lo skyline di Tokyo.
Lontano, come desidera  lui stesso, dall’intenso rumore e dal caos e, invece, vicino alle nuvole e all’ambiente, nell’intento come nelle precedenti installazioni di coinvolgere chi guarda l’opera dentro l’universo dell’artista, alla ricerca della propria armonia interna frazionata dalle sue lenti.

Illusion leans, Tokyo da una diversa prospettiva
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Le esilaranti illustrazioni di Disegnetti Depressetti

Le esilaranti illustrazioni di Disegnetti Depressetti

Giulia Guido · 3 settimane fa · Art

Disegnetti Depressetti è il nome del vostro prossimo profilo Instagram preferito, quello che seguirete giornalmente e condividerete con amici e familiari. Perché? Perché tutto ciò che vi troverete è la descrizione reale e veritiera della vita di tutti, con le sue ansie, le sue manie, i suoi difetti e i suoi pregi. 

Il feed di Disegnetti Depressetti racchiude una carrellata di frasi che spiccano su sfondi colorati e che con poche parole rispecchiano ciascuno di noi. Sarà divertente ritrovare un vostro comportamento in una delle vignette. 

Questa è solo una degli esilaranti scambi di battute che caratterizzano i lavori di Disegnetti Depressetti. A ispirare le illustrazioni, oltre a ciò che può capitare tutti i giorni, sono anche testi di canzoni, spesso di gruppi o cantanti indie italiani. 

Scopri una selezione dei suoi lavori nella nostra gallery! 

Le esilaranti illustrazioni di Disegnetti Depressetti
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Le esilaranti illustrazioni di Disegnetti Depressetti
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Dude & Dudette with sign, manifestare non è roba da millenial

Dude & Dudette with sign, manifestare non è roba da millenial

Giulia Pacciardi · 3 settimane fa · Art

Da qualche mese ad impazzare su Instagram, oltre a una quantità infinita di meme che non durano più di una giornata, ci sono due profili diversi che fanno, più o meno, la stessa cosa.
Sono Dude & Dudette with sign, rispettivamente Seth e Beth, lui venuto prima lei subito dopo, lui più ironico e meno impegnato lei, invece, più focalizzata su tematiche di rilevanza sociale.
Entrambi manifestano agli angoli delle strade con i loro cartelli tesi in aria, in mezzo ad una folla apparentemente, e forse anche realmente, disinteressata.

@Dudewithsign aka Seth, manifesta, più o meno, per qualunque cosa. Tematiche non proprio fondamentali per la nostra esistenza ma che, in realtà, almeno una volta ci hanno portato ad aprire polemiche senza riscontro.
Contro Netflix, ad esempio, che interrompe la visione del nostro film per chiederci se lo stiamo ancora guardando, contro le grandi catene che riempiono a metà la busta di patatine lasciandoci con la convinzione che avremmo dovuto averne di più, contro tutti i nostri device che ci mostrano adv di prodotti di cui abbiamo solo parlato con amici davanti a un caffè, ma soprattutto contro la tendenza di tutti i millennial e oramai di gran parte dei boomer, di pubblicare sui social media qualunque cosa.

Poi c’è lei @Dudettewithsign aka Beth, che manifesta in particolar modo a favore di tematiche legate all’emisfero femminile e alla posizione della donna nella cultura moderna.
Passa con semplicità e immediatezza dai dictat sull’aspetto fisico che influenzano gran parte delle adolescenti e a come i social media, con tutti i filtri di cui dispone, non aiutino una situazione già di per sé non semplice, alla disparità salariale fino a uno dei fenomeni più in voga degli ultimi anni, le dick pic non richieste.
Anche lei tiene alti i suoi cartelli agli angoli delle strade, ricordando alle donne che dalle relazioni tossiche si deve uscire e agli uomini che “no” significa “no” e che non deve essere ripetuto all’infinito per essere ascoltate.

Due profili d’impatto e molto seguiti che si lamentano per tutti noi e che, allo stesso tempo, ci permettono di dare sfogo alle nostre lamentele.
Sotto ogni post, infatti, le interazioni sono altissime e il commento più comune è un “lo penso anche io”.
Questi due millenial sono gli eroi di cui non sapevamo di aver bisogno? Questo forse è troppo, sicuramente però sono la dimostrazione del fatto che di cose da dire ne avremmo, il problema è trovare la voglia e la sede adatta per farlo.

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Brandalism, la campagna contro i cambiamenti climatici

Brandalism, la campagna contro i cambiamenti climatici

Emanuele D'Angelo · 3 settimane fa · Art

Dalla scorsa estate, esattamente da giugno 2019 l’Australia, o meglio la parte sud-orientale è tormentata da terribili incendi che ne compromettono la fauna, l’ambiente e mettono a rischio la vita di milioni di persone.
Gli incendi, scoppiati da giugno e amplificatisi nei mesi autunnali, hanno bruciato circa 16 800 000 ettari, distruggendo oltre 5 900 edifici, provocando tra l’altro la morte di un miliardo di animali.
Numeri e cifre impietosi, che non vorremmo mai leggere, e molte sono le iniziative per supportare e aiutare il Paese, avevamo già parlato di alcuni brand e delle loro collezioni ad hoc per l’Australia.

Da alcuni giorni però Brandalism, un collettivo di street artist australiani, ha deciso di aggiornare sullo sviluppo della situazione residenti e non, in tre diverse città, recuperando circa ottanta spazi pubblicitari.
Denunciando la poca previdenza e l’inattività del governo australiano verso i cambiamenti climatici attraverso il sovvertimento di messaggi di cartelloni pubblicitari, dando vita con ironia e sarcasmo a una feroce critica.

Ma al di là degli incendi, l’intervento parla più ampiamente dell’uso degli spazi pubblicitari in Australia.
Con un’unica azienda che controlla il 59% di tutte le vendite dei quotidiani, la campagna vuole mettere in discussione la posizione dei media e la copertura delle questioni relative al cambiamento climatico e di altri temi rilevanti.
Le opere infatti promuovono l’accesso diretto alle informazioni pertinenti, con oltre 30 enti no-profit che sostengono l’iniziativa.

È inoltre possibile consultare sul sito di Brandalism un manuale di
“vandalizzazione creativa” suddiviso in nove punti, di manifesti pubblicitari per coloro che sono interessati a recuperare spazi pubblicitari nelle loro città e andare contro il sistema consumistico e il monopolio della pubblicità negli spazi urbani.

Brandalism, la campagna contro i cambiamenti climatici
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