Art Perché tanto odio? Édika e l’estetica dell’eccesso
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Perché tanto odio? Édika e l’estetica dell’eccesso

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Buddy
Edika fumettista francese

Il 16 dicembre 2025, alla soglia dei suoi 85 anni, si è spento Édika, pseudonimo di Édouard Karali, una delle colonne portanti della rivista francese Fluide Glacial e figura centrale dell’umorismo a fumetti europeo. Definito dalla sua stessa redazione come un “autore unico e di culto come nessun altro”, Edika ha lasciato in eredità un mondo fatto di nasi a proboscide, gatti surreali come Clark Gaybeul e un’anarchia narrativa che ha demolito ogni standard accademico.

Edika fumettista francese

Io ho scoperto Édika a 8 o 9 anni. Mi ricordo che con i miei cugini passavamo interi pomeriggi a casa di mia nonna, nella vecchia stanza dei miei zii: lì c’erano delle ceste cariche delle loro collezioni di Corto Maltese, Linus, Alter Alter, Frigider e Metal Hurlant. Autori come Pazienza, Liberatore, Manara e Pratt sono stati il mio primo approccio con la letteratura illustrata underground e autoriale e assaggio di una cultura che sarebbe diventata per me fondamentale.

Édika era diverso. L’ho conosciuto tra le pagine di Totem Comics, con quelle copertine dove campeggiava sempre la frase ‘Perché tanto odio?’. Mentre Manara insegnava la sensualità pura, Édika era unico e completamente pazzo, una specie di Russ Meyer del fumetto dove tutto era esagerato, folle, gommoso. In quella follia c’era una dose di sensualità giocosa completamente fuori dagli schemi.

Édika andava sempre oltre lo stereotipo, lo prendeva e lo trasformava in una caricatura di una caricatura, fino a renderlo pura illuminazione autoriale con un’estetica inconfondibile. I suoi tratti erano viscerali e dinamici, un segno che esasperava le reazioni fisiche dei personaggi fino a farli sciogliere. Contrariamente alla brevità delle sue trame, i disegni erano densi di particolari maniacali, rumorosi come un concerto punk. Riusciva a trasformare la quotidianità e l’erotismo in una farsa grottesca.

Édika non scriveva storie nel senso tradizionale del termine, le sabotava. Maestro del nonsense, ha introdotto una narrazione dove la trama spesso naufragava deliberatamente in finali troncati o metatestuali. La sua innovazione risiedeva nella capacità di rendere il lettore complice del caos, muovendo i suoi personaggi in mondi privi di gravità morale o logica.

È stato un pioniere che ha saputo dire “No” alla noia della narrazione lineare molto prima che il rumore di fondo digitale diventasse una minaccia. Non è stato solo un fumettista è stato il promemoria costante che, nel caos della produzione visiva, l’unica cosa che conta davvero è la capacità di lasciare un segno profondamente sporco e incredibilmente vero.

In un panorama mediatico che oggi rischia l’appiattimento culturale e la standardizzazione continua e rimasticata all’infinito, l’opera di Édika brilla oggi come un monito di libertà creativa.

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Scritto da Buddy

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