Classe 1998, Pietro Bucciarelli è un giovane fotografo italiano la cui ricerca mira a proporre significati diversi riguardo i suoi soggetti attraverso varie risposte estetiche. Contenuti espliciti – «a volte frutto di bugie, favole e sogni» come si legge nel suo statement. In I exist because my parents had sex Bucciarelli attua un metodo ben preciso: introducendo oggetti e personaggi non fa altro che spostare la prospettiva così da generare una risposta emotiva da parte dello spettatore. Documentando l’ambiente che lo circonda, il fotografo crea storie che includono elementi simbolici in connessione con il reale, arricchendo l’immagine con ulteriori livelli di significato.




I exist because my parents had sex racconta una vera e propria storia di memorie e ricordi nell’eterno ritorno al presente. «A volte penso a te e non ricordo più la tua voce. Forse sei andato via troppo presto. Volevo chiederti molte più cose e dirti chi sono ora. Non dico che volevo necessariamente vederti, o che tu vedessi me» si legge nel testo che accompagna il progetto, fungendo da stream of consciousness.




Il pensiero di Bucciarelli, infine, si arena sul suo rapporto con la figura femminile. «Alle donne e alle ragazze che amo e che mi hanno amato. Alle persone che ho amato troppo poco, e che forse un giorno smetteranno di amarmi completamente. Alle donne con grandi orecchini di perle, vestite elegantemente con abiti con gambe scoperte e lacrime pesanti e forti che indugiano un po’ nei loro occhi e un po’ no.
Mentre sto qui, prodotto della loro carnale sfacciataggine, sfido il mondo a confrontarsi con la verità provocatoria che la vita stessa è forgiata attraverso l’atto che la società spesso avvolge nel segreto. Sono l’incarnazione di quell’energia primordiale» conclude. I exist because my parents had sex si rivela quindi una riflessione sul rapporto che abbiamo con l’amore e di come questo tipo di energia si trasforma in noi lasciando spazio agli accadimenti della vita.



