Art Perché la nuova mostra di Pietro Terzini si intitola TRASH?
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Perché la nuova mostra di Pietro Terzini si intitola TRASH?

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Giorgia Massari
Pietro Terzini | Collater.al

L’arte di Pietro Terzini (1990) su Instagram è ormai un fenomeno. Con più di 500 mila follower, l’artista deve il suo successo al suo linguaggio pop capace di parlare alla Gen Z e ai Millennials. Si può dire infatti che le sue opere vivono una doppia vita, una fisica e una digitale, una materica e una virale. Terzini con la sua arte intercetta le emozioni umane e le sintetizza in frasi che arrivano al cuore delle persone. La facilità con cui il pubblico si identifica nelle sue opere è dettata anche dalla scelta del medium. Terzini si serve del formato del meme, oppure riproduce la chat dei Direct Message di Instagram e, in altri casi, usa le vetrine dei brand di alta moda o dei loro packaging come sfondo. Questo è il caso della sua nuova mostra (TRA)SH, la prima in Svizzera. Aperta da oggi 14 dicembre, la sua arte “popolare e democratica” arriva anche a Lugano, con una mostra personale a cura di Chiara Canali che vede opere inedite e non esposte presso la KROMYA Art Gallery.

Pietro Terzini | Collater.al
PIETRO TERZINI, I don’t get your point red, 2023, acrilico su carta, 95×117 cm

Il concetto di TRASH

Con il titolo (TRA)SH, Pietro Terzini gioca sia sul termine inglese ampiamente diffuso tra i più giovani ma anche, e soprattutto, su un gioco di parole emblematico per questa nuova serie di opere. Il titolo fa riferimento al mezzo espressivo impiegato per creare lo sfondo delle opere: sacchetti, scatole e contenitori provenienti dai principali brand internazionali di moda e design. Questi materiali, una volta considerati scarti o “trash” – definibili come un tipo di “immondizia di lusso” – vengono riattivati e trasformati in “arte” (TRA=ART). Attraverso un processo dadaista di recupero, decostruzione e ricostruzione, Pietro Terzini li trasforma in oggetti di valore sfruttando allo stesso tempo la loro valenza comunicativa.

Pietro Terzini | Collater.al

I brand sono la nuova religione?

Secondo Terzini infatti i brand di moda e di altri settori, come la tecnologia per esempio, sono considerati le nuove entità pervasive della società, simili a religioni moderne. Questi marchi, con i loro loghi onnipresenti, amplificati dal sistema pubblicitario e dai social media, hanno un ruolo dominante nella cultura popolare attuale. In questo senso, con le sue opere Terzini mette in luce lo spirito del nostro tempo. Un’era caratterizzata dal consumismo, dalla globalizzazione e dall’estrema connettività. Per Pietro Terzini, l’immaginario dei marchi diventa la tela su cui interagire con un tocco unico e personale, attraverso il suo personale tone of voice. Ogni parola o frase ideata dall’artista agisce come un’ode, un’ironia o un paradosso rispetto all’identità del marchio con cui entra in relazione.

Pietro Terzini | Collater.al
Ph Bruno Bani

La mostra da KROMYA Art Gallery

La mostra (TRA)SH da KROMYA Art Gallery espone circa trenta opere, che includono sia soggetti inediti che già noti. Tra queste, si possono ammirare la famosa scritta in acrilico su sacchetti a pois Louis Vuitton, che recita: The Best Things Are Not Things (Le cose migliori non sono cose), e l’iconica opera sulle shoppers arancio Hermès, intitolata Love didn’t meet her at her best / it met her in Her mèss (L’amore non l’ha incontrata al suo meglio / l’ha incontrata nel suo caos – in Hermès). Tra quelle inedite invece, vediamo una nuova scritta al neon che recita Touch only with your eyes, e molte altre visibili fino al 26 gennaio, data di chiusura della mostra.

Pietro Terzini | Collater.al
Ph Bruno Bani

Pietro Terzini è stato ospite di Spigola, un Podcast di Collater.al. Ascolta la puntata qui.

Pietro Terzini | Collater.al
Ph Bruno Bani
Pietro Terzini | Collater.al

Courtesy Pietro Terzini & Kromya Art Gallery

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Scritto da Giorgia Massari
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