A volte un luogo non influisce sul corso della vita di un uomo, che sarebbe stata uguale in ogni posto. Altre volte una città, un paese o un confine possono rappresentare un macigno sull’esistenza di una persona, o di migliaia. Questo è il caso di due Paesi la cui storia è reciprocamente legata, anzi fusa, Israele e Palestina.
La delicata situazione politica che influenza la vita di questi due stati fa ormai parte della nostra quotidianità. Si tratta di una una di quelle situazioni di cui tutti sanno l’esistenza, ma pochi ne conoscono le vere cause. Il conflitto tra Israele e Palestina semplicemente c’è.
Incuriosito da quest’ultimo, il fotografo francese Clément Chapillon nel 2010 è partito per la prima volta verso questi paesi e, mentre scopriva uno scenario diverso da quello appreso dai notiziari, provava per la prima volta il lavoro sul campo, assaporandone la bellezza e l’unicità. Proprio per questo motivo qualche anno dopo, Clément, è tornato in Israele e in Palestina, questa volta per dedicarsi più approfonditamente a un progetto fotografico.
Nasce così Promise me a Land, la sua serie fotografica che offre una visione nuova e originale di questi luoghi, in cui, al centro della ricerca artistica non c’è la situazione politica e le tensioni, ma lo stretto legame che si è legato tra le persone e la terra in cui vivono, indipendentemente dal loro credo e dalla loro nazionalità.
Promise me a Land diventa un documento che riporta i segni, i graffi che anni di storia hanno inflitto sul paesaggio e sui volti della gente.

























