Quattro chiacchiere con Yosh Whale e Valerio Bulla

Quattro chiacchiere con Yosh Whale e Valerio Bulla

Emanuele D'Angelo · 3 mesi fa · Music

Yosh Whale sono Vincenzo, Andrea, Ludovico e Sam, quattro anime musicali completamente diverse che insieme generano un melting pot tra sonorità Rock, R’n’B e Soul. La diversità di ognuno di loro e della propria storia di formazione artistica e musicale è il vero plus del progetto, che riesce a mescolare umori e sensazioni molto diverse, riportando una sonorità molto evocativa.

Yosh parla unicamente la lingua Italiana che nei brani esprime stati d’animo e visioni mentali che oscillano tra grigie periferie e luminosi spazi naturali.

Il 5 maggio è uscito “NILO“, primo singolo del progetto Yosh Whale, per INRI.
Abbiamo fatto due chiacchiere con loro e Valerio Bulla, il graphic designer che è riuscito perfettamente a traslare la loro musica descritta come una sostanza alchemica argentea in copertina.

Yosh Whale

La vostra musica è rappresentata come una sostanza alchemica argentea, che si
intravede nella copertina e anche nel video.
Da dove nasce? Come ha preso forma?

Sia nella parte compositiva che nella parte realizzativa i nostri brani possono essere rappresentati come dei flussi di coscienza. L’insieme della musica e della lirica poi si raffigurano come un elemento artificiale che contamina un ambiente naturale. L’unione di artificiale e di flusso ci ha fatto immaginare questo materiale.

Nilo” è un viaggio sensoriale di ricerca. Si avverte forte un senso di estraneità e di
malinconica decadenza, un’impronta che sta lentamente svanendo. Sembrerebbe
impossibile rendere concreti elementi così effimeri e suggestivi che sembrano
appellarsi ad una dimensione emotiva e irrazionale, eppure voi l’avete resa musica e
immagine.
Quali sono gli strumenti e le sonorità che vi hanno permesso di tradurre questo
grande concetto in musica?

Lo strumento che ci ha donato l’estraneità e la malinconica decadenza è il contesto in cui viviamo, una periferia dove non succede mai nulla, dimenticata da Dio. Qui l’estraneazione diventa una necessità per liberarsi dalla noia del luogo. Un posto in cui il freddo cemento si unisce in totale coesione con la natura incontaminata. Le sonorità che ci hanno permesso di ottenere queste visioni sono l’unione simbiotica di elementi naturali come voci  e strumenti acustici con l’elettronica.

I membri della band nel video vengono presentati senza svelare troppo la loro
integrità, le azioni sono minime e si percepisce una minima introspezione.
Comunque dentro il pezzo sembra trovarsi un pezzo di vita, di vissuto, molto
personale. Quanto di voi c’è dentro questa canzone?

Questa canzone parla di emozioni e sensazioni personali molto spesso contrastanti, che mentre fluiscono in un mondo ordinato si aggrovigliano in una torsione del mondo stesso. Queste visioni sono parte integrante della necessità di straniamento a cui accennavamo prima, e rappresentano quindi tutto il nostro vissuto.

Valerio Bulla

Come sei riuscito a rendere fisica e visiva la magia della musica degli Yosh Whale
traducendola nella sostanza argentea che sgorga voluminosa nella copertina?

La linea guida che mi sono preventivamente imposto per lavorare sulla prima copertina degli YW era rendere in grafica un concetto spaziale tridimensionale. Non essendo un 3d designer, sono partito ragionando sulle possibilità di formalizzazione grafica dello spazio: in un primo momento ho pensato alle proiezioni ortogonali, ma temevo che riprendere forme geometriche o solidi potesse collocare il progetto su una scia estetica da wave anni ’80 o richiamare – non volendolo – alcune avanguardie storiche (suprematismo, bauhaus etc). 
La canzone ‘Nilo’ ha un sound epico ma anche molto rarefatto e “freddo”, almeno per come l’ho percepita io. Mi suggeriva materiali fluidi e freddi al tatto, come un liquido argenteo – che è poi quello su cui ho voluto basare la cover. Questa idea di liquido si poteva peraltro coniugare a quella di tridimensionalità; così ho immaginato una sorta di cascata che sgorgasse da uno scenario epico, atemporale. Ho creato un paesaggio e l’ho confinato in un cerchio a sua volta metallico e argentato, per far sì che il fluido esondasse non solo dal panorama ma da un secondo piano spaziale. Per aggiungerne uno ulteriore, ho inserito la cover in una cornice con i crocini e le coordinate di stampa. Mi piaceva l’idea di “rompere” un po’ provocatoriamente i confini della copertina digitale (che per sua natura non è materica) e accentuare ulteriormente l’estrusione del getto metallico.  

Riallacciandomi alla seconda domanda, com’è stato rendere immagine il magico
mondo degli Yosh Whale?

La cosa più stimolante è stato poter lavorare da “zero” al progetto. Quando mi ha contattato Gabriella Esposito di Foresta non avevamo altro che le canzoni – che, nonostante il lavoro che faccio, spero siano ancora l’elemento più importante. 
Per amplificare il messaggio musicale volevamo creare un immaginario che non richiamasse l’estetica – ormai abusata – del cosiddetto ITPOP, anche perché il sound della band non si basa su quel tipo di stilemi. Abbiamo parlato con i ragazzi e abbiamo manifestato la volontà di collocarci diversamente, di fare un discorso estetico più ampio (che partisse dai materiali e dalle interfacce) e abbiamo incontrato il loro favore. Come in tutti i progetti che ho curato, per me la condizione indispensabile   è mettere d’accordo me, il management e la band. Ovvero dare vita a un immaginario che sia centrato secondo tutti coloro che sono coinvolti nella presentazione della proposta. 
Come verrà percepito, una volta fuori, è qualcosa che viene già in una fase successiva. Mi piace pensarla tipo “noi volevamo dire questo, a prescindere da come verrà accolto”. Se poi viene recepito positivamente, la sensazione che ne deriva rappresenta non soltanto un motivo di soddisfazione ma, in un’ottica più ampia, mi fa capire perché ami il mio lavoro. 

Photo credits: Cristina Troisi

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Pocket, la console per giocare e fare musica

Pocket, la console per giocare e fare musica

Emanuele D'Angelo · 2 giorni fa · Design

Un palmare portatile con sistema multi-video-gioco. Una postazione di lavoro audio digitale con sintetizzatore e sequencer integrati.
Pocket è tutto questo, perfetto per gli amanti dei videogiochi ma anche e soprattutto per chi vuole fare musica.

Con un design retrò molto simile ai primi Gameboy progettati da Nintendo, la piccola console progettata da Analogue ha uno schermo LCD in Gorilla® Glass da 3,5″, con una risoluzione di 1600×1440 px.

La console è inoltre compatibile con la libreria di cartucce di gioco del Game Boy, Game Boy Color & Game Boy Advance.
Pocket funziona anche con adattatori per cartucce per altri sistemi portatili. Come Game Gear, Neo Geo Pocket Color e Atari Lynx.

Possiede anche una postazione audio digitale integrata chiamata Nanoloop, è un sintetizzatore e un sequencer. Progettato anche per la creazione di musica e per le performance dal vivo, crea suoni di forma, stretch e morph.

Ieri, il giorno del lancio, è andato letteralmente a ruba, tutto sold-out dopo pochissimi minuti.

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Galaxy Unpacked 2020: tutte le novità firmate Samsung

Galaxy Unpacked 2020: tutte le novità firmate Samsung

Giulia Guido · 2 giorni fa · Design

È bastato un video di 15 secondi, pubblicato circa un mese fa, che mostra una S Pen Samsung da cui cola una goccia di metallo fuso per mandare in visibilio gli amanti e gli appassionati di tecnologia di tutto il mondo. Il teaser è stato realizzato per annunciare il Samsung Galaxy Unpacked 2020, un evento imperdibile che verrà trasmesso in streaming mercoledì 5 agosto alle ore 16.00 italiane.

Durante l’evento, Samsung svelerà le novità che usciranno nella seconda metà di quest’anno. Si tratta di un vero e proprio nuovo ecosistema di dispositivi Galaxy che, nonostante non siano ancora stati presentati ufficialmente, hanno già creato un’atmosfera di trepidante attesa.

Se vi siete incuriositi e non vedete l’ora di scoprire tutti i dettagli, le caratteristiche e il design delle novità Samsung, non vi resta che seguire la diretta streaming del Galaxy Unpacked 2020 che inizierà domani, mercoledì 5 agosto alle ore 16.00!

Registrati qui per non perderti la diretta streaming.

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Design
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Le tende di Dré Wapenaar  sospese sugli alberi

Le tende di Dré Wapenaar sospese sugli alberi

Emanuele D'Angelo · 1 giorno fa · Design

Se siete alla ricerca di una vacanza fuori dall’ordinario, il designer olandese Dré Wapenaar ha progettato delle tende a forma di goccia sospese tra gli alberi. Appese al di sopra del terreno e accessibili tramite una scala, le tende ad albero “Tranendreef” offrono una vacanza a stretto contatto con la natura.

In Belgio, come in Italia, quest’anno molti stanno decidendo di restare nelle vicinanze di casa e investire nel turismo del proprio paese per le vacanze estive.
Così l’area di Borgloon, famosa per il suo paesaggio verde mozzafiato, ha registrato un grande aumento delle prenotazioni. Qui si può soggiornare nella rovina aperta di Borgloon-Heers dove dal 2011 si trovano anche un gran numero di opere d’arte a cielo aperto.

Le tende “Tranendreef” sugli alberi di Dré Wapenaar sono dotate anche di mobili da campo che permettono di sedersi, lavarsi, usare la toilette e il barbecue progettati dall’artista Ardie Van Bommel.

Le tende sono pensate per garantire il massimo comfort e non sono in vendita per il grande pubblico perché sono considerate opere d’arte.
Ideate negli anni ’90 per supportare gli attivisti ambientali che cercavano di impedire l’abbattimento degli alberi, le tende sono state esposte a New York e in tutta Europa.

Le tende possono ospitare fino a due adulti e due bambini.
I costi si aggirano circa a 70 euro a notte, sono disponibili fino al 30 settembre e poi verranno rimosse.

Le tende di Dré Wapenaar sospese sugli alberi
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NOMOTO, l’irriconoscibile moto progettata da Joey Ruiter

NOMOTO, l’irriconoscibile moto progettata da Joey Ruiter

Emanuele D'Angelo · 6 giorni fa · Design

“Ci sono biciclette incatenate ai pali, muri con graffiti, il suono delle chiacchiere di un caffè. Quello che non si riconosce è il concetto di moto del designer Joey Ruiter.”

Designer pluripremiato e acclamato in tutto il mondo, Joey Ruiter si spinge oltre i confini per trasformare gli oggetti di uso quotidiano in prodotti tanto utili quanto stupefacenti. La sua prospettiva, il suo stile e il suo approccio unici sfidano i principi del design e ci portano a ripensare come vediamo le cose e cosa potrebbe essere possibile.

Secondo l’artista l’arte del design avviene quando si cambia il modo in cui le cose vengono percepite. Sfida le convenzioni e crea nuove storie, interazioni e la rarità che vogliamo e ricerchiamo.

Con la sua NOMOTO è riuscito a stupirci ancora con un design unico, quando si preme un pulsante, la moto si solleva, si apre e sbuca fuori un sedile. La moto diventa una tela per i graffiti, una panchina per un momento di riposo. Diventa quasi un elemento della città.

Il progetto di Ruiter non riguarda affatto una moto, ma l’ambiente in cui si trova. Si tratta di puro trasporto, qualcosa che fa parte del quartiere. Ruiter e il suo studio J.RUITER si occupano di “cercare di spingere il design al punto di non esserci”.

NOMOTO, l’irriconoscibile moto progettata da Joey Ruiter
Design
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