Yosh Whale sono Vincenzo, Andrea, Ludovico e Sam, quattro anime musicali completamente diverse che insieme generano un melting pot tra sonorità Rock, R’n’B e Soul. La diversità di ognuno di loro e della propria storia di formazione artistica e musicale è il vero plus del progetto, che riesce a mescolare umori e sensazioni molto diverse, riportando una sonorità molto evocativa.
Yosh parla unicamente la lingua Italiana che nei brani esprime stati d’animo e visioni mentali che oscillano tra grigie periferie e luminosi spazi naturali.
Il 5 maggio è uscito “NILO“, primo singolo del progetto Yosh Whale, per INRI.
Abbiamo fatto due chiacchiere con loro e Valerio Bulla, il graphic designer che è riuscito perfettamente a traslare la loro musica descritta come una sostanza alchemica argentea in copertina.

Yosh Whale
La vostra musica è rappresentata come una sostanza alchemica argentea, che si
intravede nella copertina e anche nel video.
Da dove nasce? Come ha preso forma?
Sia nella parte compositiva che nella parte realizzativa i nostri brani possono essere rappresentati come dei flussi di coscienza. L’insieme della musica e della lirica poi si raffigurano come un elemento artificiale che contamina un ambiente naturale. L’unione di artificiale e di flusso ci ha fatto immaginare questo materiale.
“Nilo” è un viaggio sensoriale di ricerca. Si avverte forte un senso di estraneità e di
malinconica decadenza, un’impronta che sta lentamente svanendo. Sembrerebbe
impossibile rendere concreti elementi così effimeri e suggestivi che sembrano
appellarsi ad una dimensione emotiva e irrazionale, eppure voi l’avete resa musica e
immagine.
Quali sono gli strumenti e le sonorità che vi hanno permesso di tradurre questo
grande concetto in musica?
Lo strumento che ci ha donato l’estraneità e la malinconica decadenza è il contesto in cui viviamo, una periferia dove non succede mai nulla, dimenticata da Dio. Qui l’estraneazione diventa una necessità per liberarsi dalla noia del luogo. Un posto in cui il freddo cemento si unisce in totale coesione con la natura incontaminata. Le sonorità che ci hanno permesso di ottenere queste visioni sono l’unione simbiotica di elementi naturali come voci e strumenti acustici con l’elettronica.
I membri della band nel video vengono presentati senza svelare troppo la loro
integrità, le azioni sono minime e si percepisce una minima introspezione.
Comunque dentro il pezzo sembra trovarsi un pezzo di vita, di vissuto, molto
personale. Quanto di voi c’è dentro questa canzone?
Questa canzone parla di emozioni e sensazioni personali molto spesso contrastanti, che mentre fluiscono in un mondo ordinato si aggrovigliano in una torsione del mondo stesso. Queste visioni sono parte integrante della necessità di straniamento a cui accennavamo prima, e rappresentano quindi tutto il nostro vissuto.
Valerio Bulla
Come sei riuscito a rendere fisica e visiva la magia della musica degli Yosh Whale
traducendola nella sostanza argentea che sgorga voluminosa nella copertina?
La linea guida che mi sono preventivamente imposto per lavorare sulla prima copertina degli YW era rendere in grafica un concetto spaziale tridimensionale. Non essendo un 3d designer, sono partito ragionando sulle possibilità di formalizzazione grafica dello spazio: in un primo momento ho pensato alle proiezioni ortogonali, ma temevo che riprendere forme geometriche o solidi potesse collocare il progetto su una scia estetica da wave anni ’80 o richiamare – non volendolo – alcune avanguardie storiche (suprematismo, bauhaus etc).
La canzone ‘Nilo’ ha un sound epico ma anche molto rarefatto e “freddo”, almeno per come l’ho percepita io. Mi suggeriva materiali fluidi e freddi al tatto, come un liquido argenteo – che è poi quello su cui ho voluto basare la cover. Questa idea di liquido si poteva peraltro coniugare a quella di tridimensionalità; così ho immaginato una sorta di cascata che sgorgasse da uno scenario epico, atemporale. Ho creato un paesaggio e l’ho confinato in un cerchio a sua volta metallico e argentato, per far sì che il fluido esondasse non solo dal panorama ma da un secondo piano spaziale. Per aggiungerne uno ulteriore, ho inserito la cover in una cornice con i crocini e le coordinate di stampa. Mi piaceva l’idea di “rompere” un po’ provocatoriamente i confini della copertina digitale (che per sua natura non è materica) e accentuare ulteriormente l’estrusione del getto metallico.
Riallacciandomi alla seconda domanda, com’è stato rendere immagine il magico
mondo degli Yosh Whale?
La cosa più stimolante è stato poter lavorare da “zero” al progetto. Quando mi ha contattato Gabriella Esposito di Foresta non avevamo altro che le canzoni – che, nonostante il lavoro che faccio, spero siano ancora l’elemento più importante.
Per amplificare il messaggio musicale volevamo creare un immaginario che non richiamasse l’estetica – ormai abusata – del cosiddetto ITPOP, anche perché il sound della band non si basa su quel tipo di stilemi. Abbiamo parlato con i ragazzi e abbiamo manifestato la volontà di collocarci diversamente, di fare un discorso estetico più ampio (che partisse dai materiali e dalle interfacce) e abbiamo incontrato il loro favore. Come in tutti i progetti che ho curato, per me la condizione indispensabile è mettere d’accordo me, il management e la band. Ovvero dare vita a un immaginario che sia centrato secondo tutti coloro che sono coinvolti nella presentazione della proposta.
Come verrà percepito, una volta fuori, è qualcosa che viene già in una fase successiva. Mi piace pensarla tipo “noi volevamo dire questo, a prescindere da come verrà accolto”. Se poi viene recepito positivamente, la sensazione che ne deriva rappresenta non soltanto un motivo di soddisfazione ma, in un’ottica più ampia, mi fa capire perché ami il mio lavoro.
Photo credits: Cristina Troisi

