I racconti fotografici di Rafael Avcioglu

Collater.al Contributors · 2 mesi fa

Rafael Avcioglu, su Instagram @rafael.avcioglu, è un fotografo e direttore artistico americano impressionante che, con estrema creatività e innovazione, riesce a costruire delle narrazioni fotografiche uniche.

Nella sua arte mette tutta la sua vita e le sue esperienze e, nonostante abbia passato momenti tormentati e difficili, non smette mai di aiutare gli altri. Rafael vuole essere una figura di riferimento e un supporto per chi combatte contro la sofferenza, il suo è un lavoro basato sull’interiorità e sulla condivisione.

Abbiamo avuto la possibilità di parlare un po’ con lui di fotografia e di vita.
Ecco qui l’intervista, buona lettura.

Ciao Rafael, raccontaci qualcosa di te. Dove sei cresciuto e come hai scoperto la fotografia?

Sono cresciuto a Chicago, nell’Illinois, in una piccola comunità chiamata Oak Park. Ho scoperto la fotografia abbastanza tardi, frequentavo il college alla Michigan State University. Avevo 21 anni quando ho comprato la mia prima macchina fotografica.

Da quanto tempo lavori nel mondo della fotografia? Raccontaci il tuo percorso.

Per me la fotografia non è stata fin da subito un’esigenza. All’inizio volevo imparare a fotografare semplicemente per aumentare le mie abilità creative, ma dopo circa due anni ho capito di volerlo fare come mestiere principale. Dopo questa consapevolezza sono passati altri due anni e poi finalmente ho realizzato il mio desiderio.
Prima di essere un fotografo ho fatto un milione di lavori occasionali, dall’edilizia alla cucina, sono stato anche il responsabile di una zip-line. Prova a nominare qualche altro lavoro, molto probabilmente io l’ho fatto.
Tutte queste esperienze mi hanno insegnato il valore del duro lavoro, poi ho applicato queste conoscenze anche nella mia carriera fotografica.
So che ho davanti a me ancora tanta strada, ma sono molto orgoglioso di quello che ho fatto in così poco tempo.

Che cosa vuoi raccontare attraverso la tua fotografia?

Ho attraversato molti alti e bassi e, prima di rialzarmi, mi sono fatto molto male. Ho affrontato dipendenza, ansia e depressione, ho lavorato molto duramente per superare questi ostacoli e ho ancora tanta strada da fare. 
Oggi ho capito che, per relazionarmi con gli altri e far sentire il mio pubblico meno solo, dovevo usare la mia più grande abilità: il racconto visivo.
Negli Stati Uniti l’overdose è la causa di morte principale per le persone sotto i 30 anni. Al 10% dei nostri giovani vengono prescritti ansiolitici e antidepressivi, queste statistiche mi colpiscono. Cerco di trasmettere un messaggio profondo nel mio lavoro e provo ad aiutare gli altri a sentirsi meno soli nella loro lotta.
Cerco di dare voce a chi non ne ha e di ridurre ogni stigma sociale. Mentre sogno una società più tollerante, condivido il mio percorso e intanto conosco quello degli altri. Questo mi aiuta a essere una persona più comprensiva e consapevole.

A quali artisti e fotografi ti ispiri nel tuo lavoro?

Grandi nomi come Gregory Crewdson, David Lachapelle, Sychrodogs, Ryan Pfluger, Pooneh Ghana, Rob Woodcox, Cambell Addy, Tyler Mitchell, Harley Weir, Charlotte Abramow, Renell Medrano, Luke Gilford, Tim Walker, la mia lista potrebbe continuare all’infinito.

Secondo te, qual è la cosa più importante da considerare mentre si realizzano dei ritratti fotografici?

Dipende. Penso spesso… questa è la mia storia o è la storia del soggetto? È una storia personale o è per un cliente? È qualcosa che voglio io o è una richiesta di qualcun altro?
Diciamo che vengo scelto per la mia creatività quindi ho piena libertà e racconto sia di me che del soggetto che fotografo. Cerco di costruire una storia che abbia valore per entrambi, che stupisca e che lasci per sempre un ricordo. Io sono qui per ascoltare, per imparare e raccontare. Più gli altri si sentono a proprio agio, più diventa facile per me creare.

Qual è la tua attrezzatura?

Uso molti strumenti diversi, dall’Hasselbad 500cm del 1953 al drone DJI Mavic Pro.
In ogni posto in cui vado porto con me tantissimi strumenti, mi piace cambiare e avere prospettive diverse. Mi piace molto fotografare con le Nikon ma non sono uno di quelli fedeli al brand. Secondo me oggi Sony è la marca migliore sul mercato e forse lo sarà anche nel futuro. 

Continua la frase: per me la fotografia è…

Per me la fotografia è la mia vita. Non è una cosa separata da quello che faccio, si fa strada in tutte le cose. È la mia ossessione, è la mia più grande conquista, è la mia voce. Per me è tutto. 

Articolo di Federica Cimorelli

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