Photography La ritualità collettiva dei rave catturata da Rebecca Salvadori
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La ritualità collettiva dei rave catturata da Rebecca Salvadori

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Laura Tota
Rebecca Salvatori | Collater.al

Dal 2018 a Torino, culla della fotografia in Italia e casa dell’immagine in movimento, lo spazio REContemporary ospita lavori di ricerca incentrati sul video nelle sue declinazioni video arte e new media art. Lo spazio all’ombra della Mole Antonelliana è ricco di contaminazioni e suggestioni, con uno sguardo molto attento alla contemporaneità e al futuro prossimo.
Uno staff tutto al femminile, sotto la direzione della fondatrice Iole Pellion Persano, si muove in maniera delicata su un terreno di indagine poco esplorato ma molto prolifico nella sua produzione.

Molte le collaborazioni intessute negli anni tra cui quella con Seeyousound International Music Festival, il primo festival italiano dedicato al cinema musicale e alla musica nel cinema, che anche per quest’anno celebra la sua nona edizione. In questa cornice, fino all’11 marzo, da REComporary è possibile immergersi nei film di Rebecca Salvadori, raccolti nella sua personale The Sun Has No Shadow, un evento di screening che esplora aspetti della cultura techno, sia come esperienza individuale che come forma di ritualità collettiva.

La mostra si colloca temporalmente in un preciso momento storico in cui l’argomento dei rave e dei free party è salito agli onori della cronaca per le recenti restrizioni applicate a livello legislativo. Riportare il fenomeno culturale a una dimensione di analisi antropologica contribuisce a raccontare meglio questa sottocultura e un fenomeno che è per lo più rituale, rinegoziandone l’identità percepita a livello sociale. 
Nello spazio espositivo di Via Gaudenzio, i film Tresor Tapes e The Sun Has No Shadow, sviluppano una dinamica binaria che attiva una tensione tra poli opposti – Londra/Berlino, archivio/memoria affettiva, esperienza individuale/rituale collettivo, sottolineando la formazione di connessioni fisiche profonde e il senso di unione tra chi vive l’esperienza dei free party.

Il terzo film, Empathy, porta lo sguardo a una dimensione meno documentaristica e più contemplativa, con l’attenzione posta sul silenzio e sul ritratto. Dalle sequenze di persone danzanti e momenti di catarsi collettiva dei primi due lavori, si passa dunque a una dimensione di spazio profondo, che riconduce a una visione personale e più intimista attraverso il pensiero e i movimenti silenziosi delle labbra di chi vive la cultura techno. I primi piani strettissimi e l’assenza del sonoro creano uno spazio intangibile, fatto di emozione, straniamento e separazione.

Da anni, la pratica artistica di Rebecca Salvadori si esplicita in una costellazione di elementi eterogenei estremamente personali: ritratti di momenti, persone ed ambienti documentati attraverso le tecniche e i media più diversi. La soggettività e la dimensione intima dell’essere umano occupano un posto centrale nella sua pratica. Negli ultimi 10 anni si è dedicata con costanza alla musica sperimentale, con un grande interesse nella ricerca di modalità di connessione tra l’immagine in movimento e la performance live. La mostra è visitabile fino all’11 marzo.

Rebecca Salvatori | Collater.al
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Scritto da Laura Tota

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