Se da un lato la nuova società si impegna a essere il più sostenibile possibile, dall’altro difficilmente riusciamo a rinunciare ai comfort artificiali della contemporaneità. In particolare, è l’artista Rebecca Moccia – con la sua nuova mostra a Fondazione Zegna – a riflettere sul tentativo umano di addomesticare le stagioni. «Piegare il fuori per il nostro dentro sta distruggendo il nostro pianeta», spiega senza filtri Anna Zegna durante la preview, tra le mura (e vetrate) di casa Zegna, un bellissimo luogo immerso nell’Oasi naturale generata dal nonno Ermenegildo quasi cent’anni fa. Proprio qui, in questo contesto naturale l’artista napoletana classe 1992, indaga sul concetto di interdipendenza tra gli esseri umani e l’ambiente in contrapposizione alla volontà di addomesticare le stagioni attraverso un condizionamento e un riscaldamento costante.
L’artista, che avevamo già visto a Fondazione ICA, concentra la sua ricerca sull’esplorazione delle temperature e sulle atmosfere, propone qui un progetto site-specific entrando in contatto con il luogo e con le persone che lo abitano. ATMOSFERICA, Stagioni e temperamenti – curato da Ilaria Bonacossa – propone in questo senso un’esperienza sì visiva ma anche sensoriale, concependo due diverse atmosfere che cambieranno seguendo il ritmo delle stagioni. Ma spieghiamoci meglio.

«Ho lavorato sul cambiamento e il susseguirsi delle stagioni e quindi delle temperature – che sono incorporate nelle opere stesse in mostra- e sulle atmosfere che questi cambiamenti portano con sé: il loro valore pratico/simbolico nell’era della crisi climatica, soprattutto in ambiente montano; i sentimenti di perdita e nostalgia legati al loro graduale scomparire; i gesti/azioni di resistenza per invertire questa tendenza che valorizzano l’interconnessione tra esseri umani e non umani.»
Rebecca Moccia
Due diverse atmosfere ambientali in tessuto
Se leggiamo le parole di Rebecca Moccia è facile percepire i diversi strati di cui si compone il suo intervento. Il primo ruota intorno a un discorso che vede il clima al centro, riportando sui tessuti – cuciti dai ragazzi di San Patrignano – le mappature termiche del luogo, il secondo si articola invece sulle proprietà sensoriali dei tessuti, qui indagati insieme al vicino Lanificio Zegna in un’ottica di impatto visivo e tattile. Se il primo allestimento infatti, quello che va da maggio a settembre, tende a un raffreddamento del luogo per colori freddi e consistenze più leggere, il secondo, che sarà installato in inverno, vuole invece riscaldare l’ambiente seguendo la medesima logica. Due atmosfere ambientali costituite da piccoli e grandi arazzi che “trasformano le termografie in opere documentarie e al contempo simboliche del rapporto fisico tra i luoghi, i corpi e le temperature.”

Non solo tessuti, ma anche ambiente sonoro e video
Tutto è amplificato dalla presenza di installazioni video e dal suondscape realizzato dal sound artist e compositore Renato Grieco che funge da colonna sonora. I video riprodotti dai monitor sono dei primi piani delle mani delle persone intervistate da Rebecca durante le sue ricerche sull’Oasi Zegna. I racconti gestuali restituiscono al pubblico tutta l’esperienza, la nostalgia e la passione delle professioni e delle comunità che abitano il luogo, tratteggiando i cambiamenti di abitudini, di paesaggi e di temperature che “sperimentano nel loro orizzonte quotidiano”.




Rebecca Moccia, Atmosferica, Installation view
Courtesy the Artist and Fondazione Zegna, Photo Matteo Zin
