Durante i giorni della festa di Sant’Agata, Catania si trasforma in uno spazio dove fede, identità e partecipazione popolare si intrecciano fino a diventare un unico corpo in movimento. Un’esperienza unica nel suo genere che emoziona e unisce.
È un tempo sospeso, in cui il sacro convive con il quotidiano e ogni gesto, anche il più semplice, sembra carico di memoria. In questo contesto si inserisce il workshop guidato da Giuseppe Scianna, un fotografo che conosciamo molto bene, e che ha scelto di lavorare immerso nella complessità della celebrazione agatina. Nessun set costruito, nessuna distanza: la spinta a scattare nasce dentro la folla, tra la gente.


ph. Nunzio Alberto
L’approccio proposto durante il workshop è stato chiaro fin dall’inizio: osservare senza invadere, raccontare senza semplificare. La festa di Sant’Agata non è un evento folkloristico da cartolina, ma un rito collettivo stratificato, fatto di fede autentica, appartenenza e tensione fisica. Fotografarlo significa assumersi una responsabilità narrativa, scegliere cosa includere e cosa lasciare fuori, trovare un equilibrio tra intensità e rispetto.
Tra i partecipanti, emergono tre punti di vista: quelli di Davide Gerbino, Nunzio Alberto e Simone Monsellato. Le loro immagini non si limitano a documentare la processione, ma cercano dettagli, tensioni, frammenti di umanità che restituiscono la dimensione più intima della festa.


ph. Simone Monsellato
Il workshop diventa così uno spazio di confronto, ma soprattutto un esercizio di consapevolezza. Fotografare la festa di Sant’Agata significa accettare l’imprevedibilità di un’evento così caotico, rinunciare al controllo dell’immagine e imparare a leggere ciò che accade prima ancora di sollevare la macchina fotografica. È un allenamento allo sguardo, prima ancora che alla tecnica.
Tra sacro e quotidiano, in questa occasione la fotografia si fa strumento di memoria e racconto. Non altera il significato della celebrazione, ma lo attraversa, cercando di restituire l’anima di una città che vive la tradizione come esperienza viva, fisica e condivisa. In questo senso, il workshop di Giuseppe Scianna non è solo un laboratorio fotografico, ma un invito a rallentare e osservare davvero: perché certe immagini non si scattano, si meritano.
in cover, uno scatto di Simone Monsellato
