La stagione espositiva del MASI Lugano apre con un omaggio al fotografo Ernst Scheidegger, amico degli artisti e collaboratore di Magnum Photo. Frequentatore della scena artistica d’avanguardia parigina, Scheiddeger è noto per i suoi ritratti d’artista, su tutti Alberto Giacometti, suo grande amico, ma – tra gli altri – anche Salvador Dalí, Max Ernst, Hans Arp e Max Bill. La mostra pone “faccia a faccia” – come si legge nel titolo della mostra a cura di Tobia Bezzola e Taisse Grandi Venturi – le fotografie di Scheiddeger con le opere dei protagonisti dell’Arte del Novecento, che lui stesso ha frequentato e ritratto in qualità di fotoreporter. La mostra si compone di due nuclei. Il primo, dedicato interamente al fotografo, vede un corpus di scatti inediti selezionati dal suo archivio e stampate ex novo. Il secondo pone in dialogo i suoi celebri ritratti d’artista con le loro stesse opere.

A collegare i due nuclei espositivi è Alberto Giacometti, «modello più ricorrente di Ernst nonché suo grande amico», spiega la curatrice Taisse Grandi Venturi, «I due si conoscono nel 1943 a Maloja, durante il servizio militare, per poi ritrovarsi a Parigi durante gli anni Cinquanta e Sessanta». È proprio la voce di Giacometti ad accogliere il pubblico nella mostra, proveniente dal film-documentario realizzato da Scheiddeger nell’atelier dell’artista, a documentare il processo creativo.

«C’è un giovane fotografo di Zurigo, Scheidegger, che alcuni anni fa ha scattato qui da me tantissime foto delle sculture in atelier ecc. Ora sta preparando un libretto, e c’è un editore di Zurigo, uno giovane, che lo pubblica. Il libro, ho visto l’impaginato, è molto, molto bello e ci tengo molto che esca, perché [Scheidegger] ce l’ha messa tutta. È un po’ come un reportage, ma davvero particolare».
– Lettera di Alberto Giacometti a Pierre Matisse, 11 maggio 1957
Chi è Ernst Scheiddeger?
Svizzero di nascita, Ernst Scheidegger (1923 – 2016) è stata una figura artistica eclettica. Pittore, grafico, redattore, regista, editore e gallerista, ma soprattutto fotografo. Si forma alla Kunstgewerbeschule di Zurigo, dove frequenta i corsi di Max Bill che diventerà poi suo grande amico, ma è il lavoro con Werner Bischof che lo porterà a Parigi nel 1949. Qui ritrova Giacometti e inizia a frequentare assiduamente gli atelier degli artisti d’avanguardia. Qualche anno dopo è ingaggiato da Magnum Photo come fotoreporter ma nel ’56, con la tragica morte dei due fondatori Bischof e Capa, Ernst, fortemente scosso, abbandonerà l’attività per accettare una cattedra presso la Hocheschule für Gestaltung di Ulma. Da questo punto in poi il suo linguaggio cambia, riguardando ai suoi studi giovanili, oltre alla fotografia include anche la concezione grafica, la progettazione di mostre e di libri, film e documentari. Più tardi fonderà anche la sua casa editrice, Scheidegger & Spiess, ancora attiva.

Le opere giovanili
A sorprendere sono prima gli scatti inediti nei quali è evidente il suo interesse verso l’essere umano, poi i volti degli artisti che hanno segnato la storia dell’arte del Novecento – in dialogo con alcune delle loro opere meno conosciute. In questo primo corpus di opere Ernst è alla ricerca di un suo stile. Forti contrasti luce ombra abbracciano i soggetti dei suoi scatti, passanti, abitanti dei luoghi che il fotografo attraversa tra un viaggio di reportage e l’altro. Con uno sguardo documentaristico, Ernst immortala una società ancora sconvolta dalla guerra, ma che ha voglia di rinascita. «La grana della pellicola spesso grossa, le situazioni di forte contrasto, i contorni poco nitidi o mossi, le ardite sotto- e sovraesposizioni, le prospettive distorte e i motivi tronchi mostrano un giovane fotografo che per prima cosa ha deciso di dimenticare tutto ciò che ha imparato durante gli anni della formazione», si legge nel testo del curatore Tobia Bezzola, «Il mondo che ci mostra non è mai veramente luminoso, quando però succede la luce diventa subito accecante. Questo repertorio di motivi dalla caratterizzazione aspra racchiude molti temi classici dei neorealismi fotografici e cinematografici del secondo dopoguerra: il riverbero delle luci di scena sui volti degli artisti e dei clown di un circo, le emozioni a buon mercato della fiera e del luna park, la rumorosa vita popolare che anima le strade dell’Europa del Sud, i bambini di strada, l’Esercito della salvezza, le sagre, le manifestazioni dei lavoratori. In quelle mute osservazioni di un flâneur della fotografia la realtà quotidiana è colta con accenni poetici e con una forte accentuazione sociale».

I ritratti d’artista
Da Hans Arp, Max Bill, Serge Brignoni, fino a Marc Chagall, Salvador Dalí, Max Ernst, Oskar Kokoschka, ma anche Le Corbusier, Fernand Léger, Verena Loewensberg, Joan Miró, Henry Moore, Sophie Taeuber-Arp, e molti altri. Ernst Scheidegger fotografa la maggior parte degli artisti della scena parigina. I suoi ritratti sono quasi sempre su commissione, pubblicati su riviste e su volumi illustrati, uno dei committenti più attivi è la galleria parigina Maeght. Gli scatti di Scheidegger non sono mai “patinati”, le situazioni sono sempre molto reali, all’interno degli studi degli artisti al lavoro. «Le narrazioni fotografiche che Ernst Scheidegger scatta negli studi degli artisti della seconda metà del XX secolo sono opera di un uomo che in fondo condivideva l’avventura dei suoi protagonisti e sentiva quelle immagini come parte di un’impresa comune», spiega Bezzola. La mostra offre allo spettatore uno sguardo ravvicinato e intimo all’interno degli studi di artisti che hanno fatto la storia del Novecento, svelando volti ai molti sconosciuti che dialogano con le loro opere degli stessi, prestate dal museo Kunsthaus Zürich.




Alcune opere in mostra


In cover: Ernst Scheidegger, Salvador Dalí nel suo atelier a Portlligat, ca. 1955 © Stiftung Ernst Scheidegger-Archiv, Zürich
La mostra è aperta fino al 21 luglio 2024, qui più info.
