Serena Biagini e la fotografia per raccontare il mondo

Serena Biagini e la fotografia per raccontare il mondo

Giulia Guido · 2 settimane fa · Photography

La passione per la fotografia di Serena Biagini non conoscono limiti e neanche una pandemia e il lockdown sono riusciti a frenare la sua voglia di creare e di raccontare il mondo attraverso le immagini. 

Classe 1983, Serena Biagini è una fine artist e fotografa italiana che oggi vive e lavora a Modena. Il suo percorso nel mondo della fotografia è iniziato prestissimo, a soli 5 anni, quando ricevette come regalo una Polaroid. 

Serena Biagini
I Wish

Da allora non ha mai smesso di scattare, sperimentando tecniche, passando al digitale e tornando all’analogico e concentrandosi su soggetti differenti. Nella sua produzione troviamo ritratti di donne e nudi artistici, ma quando c’è da cambiare e mettere tutto in discussione Serena Biagini non si tira indietro. 

È quello che è successo l’anno scorso durante il lockdown, quando ha spostato la sua attenzione sui desideri dei suoi follower trasformandoli in scatti originali e d’impatto. Proprio queste fotografie saranno in mostra fino al 25 luglio a Ph.ocus – About Photography nella sezione “Please, Stay Home” e per l’occasione abbiamo fatto quattro chiacchiere con la fotografa. 

Non perderti qui sotto la nostra intervista a Serena Biagini e seguila su Instagram per non perderti i suoi prossimi lavori. 

Come ti sei avvicinata alla fotografia e qual è il percorso che ti ha portata dove sei ora? 

Mi sono avvicinata alla fotografia in modo del tutto casuale e da autodidatta.
Amo sempre raccontare che all’età di 5 anni, come regalo di Natale, chiesi a mio padre una Polaroid Supercolor 635 Esprit che mi attirava per l’immediatezza del risultato subito visibile.
Da quel momento ho sempre avuto con me una macchina fotografica per documentare gli “eventi” per me importanti: gite scolastiche, compleanni, vacanze e momenti in famiglia.
Solo nel 2004 però incomincio a studiare seriamente il funzionamento dell’apparecchio fotografico (inizialmente una Fuji), a sperimentare e a sentire sempre più la necessità di usare la fotografia come strumento espressivo.
Con l’avvento del digitale abbandono l’analogico, più per comodità e per la possibilità di stampare solo le fotografie di maggiore interesse; questo fino al 2016 quando, per caso, ricomincio a scattare con la mia vecchia Polaroid con un approccio decisamente più maturo e consapevole e, da quel momento, il mio lavoro è un connubio tra fotografia digitale e fotografia instantanea.
L’anno in cui ho compreso che cosa volessi scattare, quali fossero i soggetti che preferisco ritrarre è stato il 2014 e, tra alti e bassi, come in ogni percorso di crescita, continuo ad evolvermi e a sperimentare nuove tecniche e nuovi mezzi espressivi.

Spesso al centro delle tue fotografie troviamo giovani donne. Cos’è per te la femminilità e quale suo aspetto vuoi raccontare attraverso i tuoi scatti?

Femminilità, per me, è l’essere consapevoli dell’amore che si ha per se stesse ed essere in grado di esprimere questo amore attraverso una parte di sé, talvolta anche in maniera inconscia. Un movimento impercettibile nell’espressione del viso, nel movimento del corpo, uno sguardo, dettagli che colpiscono per la loro spontanea bellezza.
Nei miei scatti cerco di raccontare questo, al di là del ruolo che magari la modella interpreta, cerco di coglierne la vera essenza, quella sfumatura di amore.
Ecco perché prima di ogni sessione di lavoro e durante le stesse, instauro con le ragazze un dialogo e cerco di metterle il più possibile a loro agio per fare uscire quell’intima confidenza che voglio poi immortalare.

Da dove prendi l’ispirazione? Ci sono dei fotografi o degli artisti che segui e/o che sono un punto di riferimento? 

Il fotografo che ammiro più di tutti è, certamente, Paolo Roversi. Adoro l’uso sapiente e creativo in cui utilizza la luce, sia nelle fotografie attuali che nelle sue vecchie Polaroid che trovo meravigliose. Recentemente ho avuto il piacere di poter visitare la sua personale “Studio Luce” curata da Chiara Bardelli Nonino presso il MAR di Ravenna e ne sono rimasta estasiata.

Serena Biagini

Altri fotografi che amo molto sono Francesca Woodman, Sarah Moon, Man Ray, Luigi Ghirri, Paolo Ventura e trovo meravigliose le atmosfere nelle Polaroid che ci ha lasciato il regista Andrej Tarkovskij.
Oltre alla fotografia mi faccio ispirare molto dal cinema e in particolare da David Lynch, il mio regista preferito, dalla pittura, dalla scultura e dalle performance artistiche.

Per Paratissima esporrai nella sezione “Please, Stay Home”. Anticipaci qualcosa sugli scatti che saranno in mostra. 

Il progetto che sto esponendo a Paratissima si intitola “I Wish”.
L’idea è nata durante il lockdown sentendo il bisogno di rimanere in connessione con l’esterno e di pensare positivo.
Nei primi giorni di chiusura, in cui l’incertezza la faceva da padrone, ho proposto un sondaggio su Instagram agli utenti che mi seguono chiedendo loro quale sarebbe stata la prima cosa che avrebbero voluto fare una volta che fosse finito il periodo di restrizione.
Ho ricevuto tantissime risposte che ho suddiviso in macro temi fino a selezionare le frasi più rappresentative che maggiormente mi avevano colpito.
Attraverso il mio archivio, foto di famiglia e immagini realizzate ad hoc, ho cercato di rappresentare e comporre questi desideri altrui.
Il risultato finale, visibile a Paratissima, è una serie di dittici composti dalla frase proposta dagli utenti, ma scritta a macchina con una vecchia Olivetti, e dalla fotografia che ho creato per rappresentarla.

C’è una fotografia che hai fatto alla quale sei più legata? Raccontacela. 

Sono particolarmente legata, non tanto ad una singola fotografia, quanto piuttosto ad una mia serie intitolata “The Nest” che raffigura una donna, nuda e indifesa, che si muove in maniera performante all’interno di un nido costruito con rami secchi.
Ho scattato queste immagini nel 2014, tuttavia solamente lo scorso scorso, proprio durante il lockdown, ho avuto l’occasione di riprendere in mano il lavoro e mi è subito apparso chiaro che la serie – nella sua drammatica dinamica, costretta in un preciso confine un po’ casa e un po’ prigione –  stava assumendo un nuovo profondo significato diverso da quello che avevo inizialmente pensato anche se, probabilmente, questo significato lo aveva sempre avuto, seppure in maniera inconscia. Rielaborare la serie, per me, è stato inoltre un momento catartico e riflessivo.

Serena Biagini
The Nest
Serena Biagini
I Wish
Serena Biagini
I Wish
Serena Biagini
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Photography
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La fotografia sensuale e analogica di Chantal Convertini

La fotografia sensuale e analogica di Chantal Convertini

Giulia Guido · 2 giorni fa · Photography

Siamo stati immediatamente catturati dalla bellezza degli scatti di Chantal Convertini aka Paeulini. Sensuali, delicati e intimi. 

Chantal Convertini è una ragazza di 28 anni che si è avvicinata alla fotografia quasi per caso e solo successivamente ha deciso di trasformare questa grande passione in un lavoro. Come molti suoi coetanei il primo approccio che ha avuto con la fotografia è stato attraverso il digitale. Poi, in un secondo momento, quattro anni fa si è avvicinata anche al mondo dell’analogico. Questo ha portato Chantal Convertini a sapersi destreggiare benissimo tra le due tecniche, prediligendo l’analogico per i suoi progetti personali. 

I protagonisti dei suoi scatti sono due, la luce e i corpi di giovani donne. 

La luce è quasi sempre quella naturale, che rischiara leggermente interni di case e camere da letto. A volte le sue fotografie sono illuminate giusto da qualche raggio di sole che penetra tra le fessure di tapparelle e persiane chiuse. 

Questi fasci si posano sui corpi nudi e sui volti dei suoi soggetti, spesso femminili, come nella serie A feminine view on femininity, in cui Chantal Convertini dà una sua personale visione dell’universo femminile. 

Spesso però, davanti all’obiettivo ci si mette lei stessa, creando dei fantastici autoritratti, intimi e personali. 

La fotografia sensuale e analogica di Chantal Convertini | Collater.al

Qui sotto trovate una selezione dei suoi scatti, per scoprirne di più andate sul suo sito, sul suo profilo Instagram e sul suo profilo Patreon, dove potrete sostenerla anche finanziariamente.  

La fotografia sensuale e analogica di Chantal Convertini | Collater.al
La fotografia sensuale e analogica di Chantal Convertini | Collater.al
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La fotografia contemporanea arriva a Bologna con PhMuseum Days

La fotografia contemporanea arriva a Bologna con PhMuseum Days

Giulia Guido · 1 giorno fa · Photography

PhMuseum nasce nel 2012 come primo museo online dedicato alla fotografia contemporanea con l’obiettivo di offrire uno spazio accessibile a tutti da ovunque che promuovesse la cultura visiva.
Negli anni PhMuseum ha organizzato diverse attività e iniziative, dai corsi fotografici a programmi di formazione, fino a masterclass di alto livello. Quest’anno ha voluto fare le cose ancora più in grande, abbandonando per un po’ la sua forma digitale e diventando un evento fisico. 

Dal 23 al 26 settembre, infatti, il Binario Centrale del DumBo di Bologna ospiterà la prima edizione del festival internazionale di fotografia PhMuseum Days.

Il tema scelto per questa prima edizione è A New Beginning / Un nuovo inizio e si adatta perfettamente sia al momento storico che stiamo vivendo e al nuovo decennio appena cominciato sia perché l’evento rappresenta una nuova avventura per PhMuseum.

Il fitto programma dei 4 giorni prevede mostre individuali, un’installazione collettiva, workshop, revisioni di portfolio, proiezioni, performance e uno spazio dedicato all’editoria indipendente. 

Tra gli ospiti spiccano il fotografo argentino Alejandro Chaskielberg che con Natur-e riflette sul rapporto fra uomo, natura e tecnologia e la fotografa brasiliana Angelica Dass che esporrà Humanae, un progetto che cerca di dimostrare che ciò che definisce l’essere umano è la sua ineluttabile unicità.

Ci saranno anche il progetto Encounter dell’italiana Silvia Rosi che parte dal suo album di famiglia per raccontare storie di migrazione e diaspora attraverso autoritratti e performance e Afterlife del fotografo francese Vasantha Yogananthan che racconta l’eterna sfida fra il bene e il male reinterpretando un passo del poema epico indiano il Ramayana. 

Inoltre, verranno esposti tre lavori scelti fra gli oltre 700 progetti che si sono candidati tramite l’open call del festival: Human dell’ecuadoriana Fabiola Cedillo, incentrato sul bisogno dell’essere umano di riprodursi, naturalmente e attraverso la tecnologia, Fading Senses della polacca Ligia Poplawska, sulle implicazioni della perdita degli ecosistemi sulla nostra salute mentale ed emotiva e, infine, C-R92/BY dell’inglese Samuel Fordham, un progetto che si focalizza su migliaia di famiglie britanniche separate a seguito delle politiche dal Ministero degli Interni. 

Visitate il sito di PhMuseum e seguite il profilo Instagram per non perdere tutti gli aggiornamenti. 

Fading Senses, Ligia Popławska
C-R92_BY, Samuel Fordham
La fotografia contemporanea arriva a Bologna con PhMuseum Days
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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

Giulia Guido · 21 ore fa · Photography

Ogni giorno, sul nostro profilo Instagram, vi chiediamo di condividere con noi le vostre immagini e fotografie più belle.
Per la raccolta InstHunt di questa settimana abbiamo selezionato le vostre 10 migliori proposte: @lured_ph, @sara.carraretto, @alko_imagine, @cristian.perra, @giorgia_congia, @photostrekoza, @_barbarac__, @valerycia, @caterina_cantu, @ale_galimberti.

Tagga @collateral.photo per essere selezionato e pubblicato nel prossimo numero di InstHunt.

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La femminilità in bianco e nero di Giangiacomo Pepe

La femminilità in bianco e nero di Giangiacomo Pepe

Buddy · 6 giorni fa · Photography

La fotografia è ossessione. Ossessione di fermare il tempo, ossessione dello sguardo, di insinuarsi tra i gesti e i loro significati.

Giangiacomo Pepe è un fotografo genovese famelico, che ci rivela di continuo il suo sguardo vorace, peccaminoso e voyeuristico. Le sue immagini in bianco e nero, intense, viscerali, sfacciate, scattate in pellicola, rivelano la sua passione per i dettagli del corpo femminile, per i gesti spontanei, i particolari espliciti, le ombre che disegnano.

Istanti di passione, fermati con foga spontanea, sul letto sfatto, su un balcone improvvisato o in una cucina disordinata. Immagini che rivelano il suo desiderio, ma anche allo stesso tempo una curiosità candida verso l’intimità femminile.

Il nudo femminile senza mezze misure.

La femminilità in bianco e nero di Giangiacomo Pepe
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La femminilità in bianco e nero di Giangiacomo Pepe
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