A Signature Story – Sneaker as Canvas: 15 “Tele” d’Autore

Nei primi anni 2000, il mondo dell’arte incontra la “sneaker culture”, trasformando di fatto le scarpe in delle “tele” su cui esprimere la propria creatività.

avatar
10 gennaio 2019

Quel  leggero mucchietto di polimeri, plastica, pelle e lacci è qualcosa di più che una semplice scarpa”.
È così che Tom Vanderbilt, nel suo saggio “L’anima di gomma”, teorizza il concetto di sneakers, con quella che – a mio avviso – è la definizione più azzeccata, originale e romantica che abbia mai sentito. La mia anima vintage non può che infiammarsi però, quando vedo l’uso, ma soprattutto l’abuso, del termine sneakers che abundat in ore del pubblico generalista e neofita in materia. Per questo motivo, come nei miei precedenti articoli, cercherò di raccontarvi il mondo delle scarpe sportive con un costante richiamo alla “vecchia scuola”, alle reali origini di questo movimento. La nostra storia inizia nei primi anni del nuovo millennio, quando una nuova wave investiva prepotentemente il mondo delle nostre inseparabili compagne di vita, le nostre scarpe. La prospettiva verrà totalmente ribaltata grazie alle collaborazioni realizzate dai brands con il mondo degli artisti, ed è proprio su questo aspetto che ci concentreremo: le sneakers come oggetto d’arte e la firma degli artisti che hanno preso parte a questi originali progetti. Graffitari, designer, visual artists, tutti si trovavano di fronte l’esaltante possibilità di esprimere il proprio lato creativo tramite mezzi del tutto nuovi: la loro arte, concentrata prima esclusivamente su muri di palazzi o vagoni della metro, adesso sarà libera di sperimentare su delle scarpe sportive, in una vera rivoluzione della galassia dello streetwear e dell’arte contemporanea. Questa premessa appare utile per capire meglio come le sneakers siano oggi diventate un vero e proprio oggetto del desiderio. Le aziende produttrici avevano capito in fretta che l’immaginario comune su questo prodotto stava radicalmente cambiando, e conseguentemente hanno iniziato ad investire non soltanto sul design della scarpa, ma sull’uso di materiali innovativi e preziosi, in un bespoke packaging che, in molti casi, coincide con una produzione Quickstrike o Tier 0. Un Triplete favoloso per le nostre Trainer. Desiderate, invidiate e copiate, le vecchie “scarpe da ginnastica” sono oggi quel quid che fa la differenza: immagine vivida di un mondo dorato, una dottrina che può contare sulla totale venerazione dei suoi adepti in tutto il mondo. Mettevi comodi, si parte.

Nike Dunk-The Haze Project, 2003

Erik Haze è un graffiti artist, nato a NYC nel 1965.L’artista newyorkese ha fatto parte di quel collettivo di creativi – insieme a nomi leggendari come Keith Haring e Jean-Michel Basquiat  che ha portato la nuova arte dei graffiti all’interno delle gallerie. Ha fondato anche uno studio di graphic design nel 1984, realizzando dei loghi per i Public Enemy e MTV, insieme a delle copertine degli album dei Beastie Boys (Check your Head) e Tommy B Records. Nel 1991, Erik decide di trasferirsi a Los Angeles per creare la sua azienda indipendente di abiti, la Haze: il concept della sua linea di streetwear era totalmente ispirato dal suo modo di vivere l’arte con gli occhi di un writer. La società, in seguito, cercò di differenziare la sua offerta producendo anche mobili, skateboard e gioielli. Il 2005 vedrà il suo ritorno nella” grande mela”, per quello che sarà un periodo molto vivace della sua produzione artistica arricchita, per l’appunto, dalle collaborazioni con brands di sneakers e non solo. La più significativa arriverà nel 2003, quando Erik inizia a lavorare a stretto contatto con con il direttore di Nike Design, Jesse Leja, realizzando delle Dunk (High e Low), ispirate al suo stile graffitaro. La casa di Portland decide allora di realizzarle attraverso l’uso di un Airbrush, così da rendere ogni scarpa diversa dall’altra. Non posso che ricordare anche una versione speciale –  con tanto di linguetta e box personalizzati, ovviamente super limited edition – prodotta in soltanto duecentocinquanta pezzi e disponibile tramite raffle on-line a LA e NYC. Risulta scontato dire che dopo qualche minuto sono diventate solo un miraggio per molti di quelli che ci avevano già perso il sonno soltanto all’idea di poterle avere ai piedi.

Nike Air Classic BW x Stash, 2003

Stash – al secolo Josh Franklin, anch’egli nato a NYC nel 1967 – è un altro nome di punta dell’universo dei graffiti: non per niente, mosse i suoi primi passi nel mondo dell’arte proprio attraverso “l’ammodernamento” delle scale della sua abitazione. In seguito, tutti i suoi sforzi creativi si concentrarono sui vagoni della metro; in tutta la città non c’è stata una stazione o un treno che non abbia avuto un suo “Tag” almeno fino al 1987. Una delle sue più grandi intuizioni, la stessa di molti altri artisti del suo giro, fu quella di saper “migrare” verso il mondo dell’arte e del design; Josh è infatti considerato un vero influencer e un grande innovatore per quanto riguarda il clothing design. Come vedremo, è stato proprio Franklin a fondare lo studio Subware Visual Maintenance, e a collaborare, in seguito, con il suo grande amico Futura 2000 nella linea di abiti dal nome Project Dragon. Questa prima esperienza nel mondo del clothing permetterà a Stash di acquisire quel know-how che gli consentì di aprire i propri stores, Recon, con sedi a NYC, San Francisco e Tokyo. La sneaker di cui vi voglio raccontare fa parte del progetto Artist Series di Nike, collaborazione che vedrà Josh in prima linea. La scarpa è realizzata con dei materiali sulla tomaia che prendono spunto dal range di Nike ACG, prodotta con un tessuto water resistant Clima-Fit e gomma riciclata. La particolarità di questa calzatura sta nello Swoosh in pelle e nubuck che danno quel tocco di esclusività insieme alla linguetta con logo Stash e la suola personalizzata; le varie tonalità di blu della colorway saranno uno dei suoi marchi di fabbrica. Ovviamente, così come accade per tutte le edizioni limitate, queste Sneakers sono state tutte numerate da uno a mille.

Nike Air Epic x Foot Patrol, 2003

 

Prima di parlare di questa “epica” scarpa, mi piacerebbe raccontarvi chi è l’artista che c’è dietro, la mente ispiratrice, quindi vi parlerò di Graphiknonsense, il londinese Mark Word. Il suo stile ha da sempre destato l’interesse di colossi come Nike, Stussy e Medicom, ma, in particolar modo, è stato il celebre store di Londra Foot Patrol a “servirsi” della sua arte. Mark si descrive come: “washed-up skateboarder with a dodgy knee, who concentrates more on the graphics than teh tricks these days“, uno skateboarder con un ginocchio malconcio, interessato più al mondo della grafica che all’ingannevole realtà quotidiana. Mr Ward è stato l’indiscusso protagonista della collaborazione tra Foot Patrol e Nike sul modello Air Epic. Si può vedere facilmente la mano dell’artista inglese nella realizzazione di queste Sneakers: colorway con richiami militari, linguetta con un black cab in bella mostra e box con la rappresentazione di una targa relativa ad una via di Londra.

Nike Dunk High SB UNKLE aka DUNKLE, 2004

La Nike Dunk High SB UNKLE, aka DUNKLE, è stata una delle releases maggiori del 2004. Il progetto ha visto la collaborazione tra il dj UK-based James Lavelle (fondatore dell’etichetta MO’Wax e Unkle), la leggenda dei graffiti newyorkese Futura 2000 e il Designer/Art director Ben Dury. Questa sneaker presenta le famose grafiche di Futura, ovvero Pointman e Atoms, posizionate su una tomaia in nubuck, con uno Swoosh in pelle verniciata. Ciò che la rende unica, è che sono stati usati undici differenti pannelli per realizzare l’effetto “pittura” facendo uso di leggere tonalità di rosa antico e nero; esiste anche una versione Low, ma solo F&F con solo cinque paia disponibili. Che la caccia al tesoro abbia inizio!

Nike Air Force 2 x ESPO, 2004

 

Volto noto al mondo dei graffiti negli anni ‘90, specialmente a Philadelphia e NYC, l’artista Steve Powers aka ESPO (Exterior Surface Painting Outerach) è diventato celebre per aver apposto il proprio marchio distintivo – le lettere ESPO in bianco e nero – diciamo un pò dappertutto, dai palazzi di periferia fino alle case eleganti del centro. La sneaker da lui ideata è stata la prima in casa Nike ad utilizzare i pannelli trasparenti: la scarpa presenta inoltre inserti 3M con il tag di Mr Powers sul tallone e nella suola interna. Messe in commercio con un calzino abbinato, il ricavato delle vendite è stato donato al God’s Love We Deliver.

Nike Venegance Gasius, 2005

Realizzata come parte di un set di scarpe che hanno un titolo “non ufficiale”, ovvero Capital Series, questa Nike Venegance  è stata disegnata dall’inglese Russell Maurice, in arte Gasius. Questo pack comprendeva appunto cinque modelli di scarpe, ognuna realizzata per una capitale Europea da un artista del posto. La nostra sneaker, chiamata anche GasrNike, si presenta con un design caratterizzato dall’uso di triangoli e diamanti, forme molto utilizzate da Gasius nei suoi graffiti. Anche in questo caso parliamo di una release molto limitata, solo duecentoquaranta paia prodotte.

Nike Air Zoom Terra Tattoo x Katsuya Terada, 2005

Il famoso artista giapponese Katsuya Terada – conosciuto dal pubblico internazionale come il designer creatore di personaggi del mondo Manga ( Blood: The Last Vampire) – si definisce un rakugaki artist, termine nipponico che definisce al meglio lo stile di pittura, ma ancor di più la filosofia con cui l’artista stesso struttura il proprio lavoro. La sua carriera è nota anche per la partnership con US Comics, come Iron Man e Hellboy. Nel 2005, Terada metterà a frutto anni e anni di esperienza creativa nella realizzazione di queste Nike, dove la fonte di ispirazione sarà quella dei quattro elementi, aria, acqua, terra e fuoco: la scarpa sinistra differisce dalla destra come a creare il filo conduttore dell’intera storia della sua arte visiva. Il box in legno con features in laser – insieme alla sua tiratura limitata (trecento paia WW) – le rendono ambite e ricercate come il Santo Graal.

Nike Dunk Low Also Known As (AKA) e Nike Air Force 1 by 12ozProphet, 2005

Come abbiamo visto, numerosi artisti intuirono le grandi potenzialità che dei prodotti così apprezzati nella vita quotidiana, come le scarpe sportive, offrivano alle loro carriere. Ma non furono soltanto questi pionieri dell’arte contemporanea a partecipare alla festa: emblematico in tal senso è il caso della famosissima agenzia di Entertainment Advertising newyorkese, Also Known As,  che realizzò con NikeID  il progetto AKA. Ispirandosi alle bombolette spray, creò delle Dunk Low – tutte in pelle verniciata – che ricordavano i colori delle vintage cans. Sul tallone era impresso il tag Aka, ma non si trattava dell’unica particolarità di queste sneakers: sono stati realizzati cinque set da sette scarpe ciascuno, ma non sono mai state messe in vendita. Solamente uno di questi set venne messo all’asta su Ebay per devolvere tutto il ricavato al Free Arts NYC, un organizzazione no-profit, che ha da sempre utilizzato la forza espressiva dell’arte per sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema delicato quale i maltrattamenti sui minori e l’incuria dei genitori. Grazie a questa iniziativa, ogni Dunk è stata venduta al prezzo di 2.128,57$, con un ricavato totale di 14.900$. E’ stata inoltre realizzata, sempre da AKA, una Air Force 1 con dettagli in laser per celebrare l’uscita del libro AKA Vol 1 by 12ozProphet. Questi autentici gioielli sono stati disegnati e creati da Allen Benedikt (AKA), Crude Oil e Tom Luedecke negli studi Nike’s Innovation Kitchen a Beaverton, Oregon, in solo quarantotto esemplari destinati soltanto ad amici, collaboratori e celebrities. Sbrigatevi a diventare famosi e un paio sarà vostro, forse….

Nike Dunk High Pro SB FLOM (For Love or Money), 2005

Adesso è il turno di un’altra superstar del mondo dei graffiti e della Street Art in generale, Lenny McGurr, nato a Brooklyn nel 1956 e conosciuto con lo pseudonimo di Futura 2000. Il nome mostra chiari riferimenti al film di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello Spazio – ma anche al carattere tipografico Futura – mentre il suo stile, unico e inconfondibile, si basa sulla ricerca di immagini astratte e futuristiche che rappresentano l’essenza della sua arte. Come vi raccontavo in precedenza, seppure brevemente, anche Lenny, proprio come Stash, fu uno dei pionieri di quel movimento che ha portato lo stile street all’interno delle gallerie. Nel suo C.V. troviamo numerose e prestigiose referenze, come la collaborazione con Mo’Wax – l’etichetta di Lavelle – e il progetto UNKLE. Insieme a Stash, realizza la linea di abiti Project Dragon ed è costantemente coinvolto nell’attività dello store Recon. Il mondo delle sneakers lo adora, Nike in testa, per non parlare dei brands  di streetwear, come Zoo York, che lo venerano come uno dei dodici Olimpi. Tra le diverse sneakers che lo vedono protagonista di interessantissime collaborazioni, ho scelto la Nike Dunk High. La tomaia è caratterizzata dal pattern che rappresenta le diverse monete del mondo, e ogni scarpa è diversa dall’altra. Ne esistono soltanto ventiquattro paia, ma solo tre sono state messe in vendita tramite una raffle ad Hong Kong.

Nike Dunk Low Premium SB x SBTG, 2006

Nike Dunk Low Premium SB x SBTG

Born and raised in Singapore, con il padre che dipinge murales in ogni parte della casa, Mark respira subito arte, e matura di conseguenza il desiderio di potersi esprimere attraverso la pittura. Il sostrato culturale in cui vive è quello del puro sentimento di ribellione giovanile sulle note punk/rock  e l’amore per lo skate. In una intervista, Mark racconta come in principio il customizzare sneakers era un modo come un altro per riparare ai danni causati dall’uso continuo e poco saggio dello skate: inizialmente, infatti, la sua idea era quella di utilizzare disegni eccentrici e folli – gli stessi che la sua immaginazione aveva prodotto già in tenera età – per coprire le sue scarpe rovinate. Proprio come nei film americani, arrivò anche per lui quel giorno in cui ti si presenta l’occasione della vita da cogliere al volo. Su un forum di Nike Talk viene indetta una gara di custom: indovinate un po’ cosa succede? Lui vince, e la sua sneaker fa letteralmente andare fuori di testa un negozio di Tokyo, che ne ordina settantadue paia. Da lì in poi l’ascesa sarà incredibile ed il resto è storia. Questa Dunk, uscita nel 2006, ha in sé tutto il look e il feel di una custom sneaker. Il suo tipico pattern avvolge la tomaia, e la colorway ha tanto a che fare con lo stile militare, che tanto piace a SBTG. Il suo tag sul puntale, lo Swoosh in oro e inserti in rosso mettono la firma definitiva sulla tela, rendendo ancora più folli chi le vorrebbe avere ai piedi proprio in questo momento.

Nike Air U Breathe Pack, 2006
Questo pack, uscito come quickstrike, vede Nike nuovamente collaborare con degli artisti affermati. Il tema, come spesso accade, è molto semplice e diretto, stiamo parlando della mitica “air” di Nike, la mia preferita della casa di Portland. Andiamo adesso a vedere tre progetti seguiti da altrettanti artisti e designers:

Nike Air Max 1 by Ben Dury.
Per questo progetto Ben Dury – art director e designer inglese, famoso per i suoi lavori per Mo’Wax – trae ispirazione dalla scena britannica delle radio pirata. Le features principali di questa scarpa sono la scritta Hold Tight (tipica frase dello slang delle radio private inglesi) sulla linguetta, e il simbolo delle onde radio sul tallone.

Nike Air Stab By Hitomi YokoYama. L’artista Giapponese – conosciuto nell’ambiente Streetwear per i suoi lavori con brands  del calibro di Gimme 5,Goodenough, Bape, Undercover  realizza la sua scarpa prendendo spunto dall’agilità di animali come il gatto e il coniglio, simboli che verranno apposti sul tallone come marchio di fabbrica.

Nike Air Max 360 By Kevin Lyons.
Kevin, per questa scarpa, sceglie una modalità di lavorazione basata sull’uso di laser, con l’intento di arricchire la tomaia con la sua arte. Tra le fonti di ispirazione troviamo la Cover art di Peter Saville per i Joy Division, Fillmore poster e il manifesto del Dj di Breakbeat Kool Herc.

Vans x Neckface, 2007

L’artista e skateboarder Californiano Neckface è conosciuto in tutto il mondo per aver girato il globo in lungo e in largo proprio diffondendo il verbo dei graffiti. Il suo stile eccentrico, fatto di violenza e scratchy, raggiunge prima le strade e i palazzi di San Francisco per poi arrivare fino a NYC. Con Vans realizza questa collaborazione, dove reinventa quattro modelli precedenti, ovvero una DD-66, una AV ERA, una TNT 2 e una SK8.HI, con tanto di tee e cappello in abbinamento.

Adidas Originals Tosion X IRAK, 2007

IRAK NY, ha iniziato a farsi conoscere come una crew di graffiti a metà degli anni ‘90, crescendo sempre di più, fino a creare una linea di abiti. Con Adidas, nel 2007 realizza la sua prima collaborazione. Questa sneaker si presenta con una scelta di colori molto retrò: una base grigia con l’aggiunta di nero, giallo neon e rosso. Sul puntale la scritta IRAK 2007 è bellissima. C’è stata anche una seconda versione, chiamata IRAK 2008. Entrambe sono state super limitate, trecento paia per modello.

Puma “clyde” x Vaughin Bodè, 2007

Parliamo adesso di uno dei fumettisti americani più famosi al mondo, ovvero Vaughin Bodè, un’icona del mondo dei graffiti e influencer della street culture già da metà degli anni ‘70. Nel 1957 crea una dei suoi personaggi più riusciti, cioè Cheech Wizard, bizzarro personaggio che, dalle gambe in su, ha soltanto un grosso cappello giallo con stelle nere e rosse. Per festeggiare il cinquantesimo compleanno di Wizard, Puma collabora con il figlio di Bodè, Mark, che crea questa scarpa tutta in pelle gialla con stelle nere e rosse dal look glossy. Da ricordare anche una versione bianca realizzata, così come quella classica, in duecentoquaranta unità.

Vans The Simpsons Pack, 2007

Nel 2007, per l’uscita del film “The Simpsons”, Vans realizza uno dei pack più belli di sempre: chiamando alla sua corte dodici artisti della scena urban, il risultato finale sarà la loro personale reinterpretazione del celebre cartone su quattordici sneakers differenti. I modelli scelti sono Slip-on,  Chukka Boot,  SK8-Mid-LX,  Era, SH8-HI e  Mid Skool. I visionari designers che diedero vita a questo progetto rispondono al nome di David Flores, Futura 2000, Gary Panter, Kaws, Mr Cartoon, Neckface, Stash, Taka Hayashi, Tood James, Groff Mcfetridge, Sam Messer e Tony Munoz, mentre il creatore dei Simpsons, Matt Groening, aveva realizzato i ritratti di tutti loro in pieno stile della serie tv. Con un box super custom, e limitate a cento paia per ogni scarpa, sono ancora un must have per tantissimi. Neanche a dirlo, lo stesso vale per me. Io ho scelto la mia preferita, ovvero la Vans Chukka Boot di Kaws, sarei curioso di conoscere la vostra.

Newsletter

Keep up to date!
Receive the latest news about art, music, design, creativity and street culture.
Share