Pochi giorni fa, poco fuori Parigi in un contesto bucolico e romantico, è stata presentata la collezione Spring/Summer 2021 di Jacquemus chiamata “L’Amour”.
In occasione di questo magnifico show, che ci ha regalato un ricongiungimento con le cose semplici e quindi le più importanti, abbiamo scelto di raccontare in maniera più approfondita la mente e il cuore dietro questa ventata d’aria fresca, Simon Porte Jacquemus.

Nato nel 1990 nel sud della Francia, vicino a Salon-de-Provence, Simon vive la sua infanzia in un luogo lontanissimo dal glamour delle passerelle parigine, immerso nel calore familiare soprattutto in quello di sua madre Valérie. Proprio per lei crea il suo primo capo, a soli 8 anni, ovvero una gonna realizzata grazie a una tenda di lino e a del pizzo, indossata da Valérie sempre con estremo orgoglio.
La passione per la moda però lo spinge fuori da quel contesto provenzale e armonioso.
Una volta portato a casa il diploma, lascia tutto e si trasferisce nella tanto agognata Parigi dove inizia finalmente a studiare moda presso l’ESMOD (L’École supérieure des arts et tecniche de la mode), ma l’esperienza si rivela fallimentare. Tutto ciò che lo circonda non gli assomiglia, è tutto così diverso da come se lo immaginava ma, ciò che più di ogni altra cosa mette in difficolta il giovane Simon, è la morte dell’amata madre Valérie.

La tenacia, la forza e l’assoluta convinzione nei propri mezzi, portano Simon a superare tutte le difficoltà che la vita gli mette di fronte e a realizzare i sogni, rimasti intatti, di quel bambino di 8 anni.
A soli 19 anni, solo, senza investitori e con i pochi soldi messi da parte (1000 euro), nel 2009 fonda il suo brand, Jacquemus.
Le prime collezioni realizzate tendono alla semplicità, all’essenzialità. Le presentazioni avvengono su Tumblr, le modelle sono le sue amiche, una scelta necessaria vista la scarsezza di risorse ma questo non intacca qualità e bellezza del suo lavoro tanto che Emmanuelle Alt, caporedattrice di Vogue Paris, dedica al giovane Simon molta attenzione. Le prime modelle professioniste, Simon le contatta tramite il suo account Facebook, un approccio digitale ante-litteram che però sarà la base della comunicazione e del successo del brand.

Nel 2012, a 22 anni, viene invitato a partecipare alla Paris Fashion Week e ciò che più di ogni altra cosa stuzzica l’interesse di tutti è l’evidenza da parte di Simon di iniziare sempre da una storia e mai dai vestiti, la immagina, la sviluppa e poi crea le sue collezioni. Il designer autodidatta inizia a mostrare le basi e le ispirazioni che costituiscono, e che costituiranno, il suo lavoro: il ricordo di sua madre sempre vivo e tangibile; la sua terra natia, il sud della Francia, la Provenza; l’idea del “tutto e niente”; i materiali semplici e grezzi come la lana, il cotone, il lino.

Simon Porte Jacquemus è un narratore che da più di 10 anni fa lo stilista ed è proprio questo aspetto che lo differenzia da tutti gli altri designer: da un punto di vista emotivo e artistico le sue collezioni regalano sorrisi e gioie, serenità e purezza grazie al suo stile unico, figlio dei suoi legami più profondi.
La narrazione avviene su più livelli e i social network hanno un’importanza centrale nel divulgarla.
Non solo la passerella, Simon utilizza Instagram come nessun altro stilista al mondo, raccontando la storia di sua madre, di sua nonna e degli uomini e delle donne che lo ispirano. Sapori e odori, colori e suoni che sono tangibili e comprensibili nell’immediato e che hanno avuto concretizzazione grazie alla realizzazione di due ristoranti a Parigi, il Café Citron e l’Oursin, l’ennesima manifestazione dell’animo e della visione del giovane designer francese.

Da quella gonna in pizzo e lino ricavata da una tenda, oggi Simon Porte Jacquemus, è al timone di una maison di lusso prêt-à-porter da oltre 23 milioni di euro (ricavi 2019) e non solo. Perché la cosa più importante di tutte è che questo giovane rivoluzionario ha insegnato e continua a insegnare, attraverso i suoi “racconti” fatti di semplicità, quotidianità e genuinità, che tutti sono liberi di vivere i propri sogni senza paura e che le nuove tecnologie inaridiscano l’animo, anzi, consapevoli che se “sfruttate” nel modo giusto, diventano soltanto un nuovo capitolo di quella che è una storia lunga e piena di successi.

