Art Il mito delle profezie dei Simpson: perché continuiamo a leggerli come un oracolo
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Il mito delle profezie dei Simpson: perché continuiamo a leggerli come un oracolo

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Anna Frattini

Oggi ricorre l’anniversario del primo episodio dei Simpson, andato in onda nel 1989. Trentasei anni dopo, la serie animata più longeva della TV continua a esercitare lo stesso fascino pop di sempre, soprattutto quando si parla di “predizioni”, proprio come Ritorno al Futuro. Ogni nuovo anno riporta a galla le teorie secondo cui Springfield avrebbe anticipato eventi globali prima che accadessero, trasformando la famiglia gialla in una sorta di oracolo collettivo. E così, inevitabilmente, anche il 2025 è diventato terreno fertile per l’immaginazione.

Non esistono episodi che citino esplicitamente questo anno, ma scandagliando l’Internet c’è qualcosa. E insomma, alcune storyline “potrebbero” avverarsi. Alcune sono suggestioni divertenti, altre inquietanti, altre ancora già smentite. Ma tutte raccontano, in fondo, più di noi che della capacità divinatoria della serie.

Tra le teorie più ricorrenti c’è quella sulla Terza Guerra Mondiale, nata da un corto del 1987 in cui Homer sveglia la famiglia terrorizzato da un conflitto imminente. Si tratta del corto intitolato World War III, trasmesso all’interno del The Tracey Ullman Show. Un momento assurdo, certo, ma che ciclicamente ritorna nei periodi di instabilità geopolitica, trasformandosi in una profezia che nessuno vuole davvero considerare, eppure tutti condividono.

C’è poi la visione futuristica delle “famiglie virtuali”. In Friends and Family del 2016, Mr. Burns si costruisce una replica digitale dei Simpson per colmare la propria solitudine. Vista oggi, nel pieno dell’avanzata dell’intelligenza artificiale, sembra più un commento lucidissimo sul presente che una previsione. Le simulazioni emozionali; che siano nel marketing, nell’intrattenimento, nella nostra vita quotidiana, sono già qui – e forse è per questo che l’episodio continua a risuonare.

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Guardando alla politica, tra le predizioni che i fan amano rivendicare c’è naturalmente Donald Trump presidente. In Bart to the Future del 2000, l’idea sembrava una parodia estrema; ora è storia che si ripete già dal 2017. Visto dal 2025, quel fotogramma è diventato un meme ciclico, un simbolo della capacità della serie di intercettare gli eccessi dell’America prima che diventino realtà.

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Infine, la presunta predizione più controversa del 2025: la morte del Papa. Un video ormai virale sostiene che esista un episodio “dimenticato” dei Simpson che rappresenta la scena del funerale del pontefice, completo di cardinale silenziosi e una bara davanti alla Basilica di San Pietro.

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L’estetica è sospetta, il montaggio ancora di più: infatti è tutto falso. Il video arriva da un profilo satirico e utilizza contenuti generati dall’intelligenza artificiale. Nella serie, il Papa muore solo in un rapido annuncio del 2019, senza nome, data o dettagli: il resto è narrativa social travestita da profezia.

Rileggere queste “predizioni” nell’anniversario dei Simpson significa riconoscere la loro vera magia: non prevedono il futuro, ma lo interpretano. Le storie ambientate a Springfield sono specchi distorti delle nostre paure e delle nostre ossessioni, dai robot che sostituiscono gli esseri umani alle catastrofi ambientali, dall’infodemia ai leader politici improbabili. Springfield, più che anticipare ciò che verrà, amplifica ciò che stiamo già vivendo. Ed è forse per questo che, trentasei anni dopo, continuiamo a cercare risposte nel posto più insensato e più onesto di tutti: un cartone animato.

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Scritto da Anna Frattini

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