La natura prevale su ogni cosa.
Dalla più debole a quella più forte.
Ce lo dicono le notizie ma, da quando i cambiamenti climatici hanno cominciato a dimostrarsi sempre più distruttivi, anche l’arte.
Solastalgia, il progetto dell’artista newyorkese Bea Fremdermann, è uno di questi.
Il nome, nato dall’unione delle parole solace, in italiano sollievo o consolazione, e nostalgia, è in realtà dato ad uno scenario post apocalittico, dove tutto ciò a cui siamo abituati è stato distrutto.
L’installazione, infatti, è fatta di indumenti ormai distrutti di cui la natura si è impadronita, di ciò che mangiamom rotto e poi ricucito e di pareti, simbolo di protezione, fatte di giornali e sporcizia.
Il set, drammatico e colmo d’ansia, vuole ricordare l’imminente minaccia del cambiamento climatico e l’ovvia sconfitta dell’uomo.

