Da “Solo” a “Insieme”, intervista a Ceri

Da “Solo” a “Insieme”, intervista a Ceri

Emanuele D'Angelo · 3 mesi fa · Music

Dopo “Solo”, Ceri, produttore tra i più innovativi e influenti del momento, venerdì scorso proprio per il giorno del suo compleanno, ha presentato il suo secondo capitolo “Insieme”.

“In questi due dischi ho voluto parlare della necessità di imparare a stare da soli e di come saper fare le cose insieme agli altri. Penso che questi due stati siano necessariamente connessi e si completino a vicenda.”

A differenza del primo però in “Insieme” ci sono dentro tanti ospiti illustri, ad impreziosire la sua ultima fatica Ceri ha chiamato al suo fianco Coez, Franco126, Crookers, Ginevra, Colombre e See Maw.
Una scelta voluta, dettata dalla voglia lavorare con tante persone diverse e guardare la musica attraverso gli occhi e la sensibilità di questi sei artisti.

Con alcuni di loro aveva già collaborato e continua a farlo ancora oggi, mentre con Ginevra e Colombre era la prima volta in assoluto. Il risultato sono 7 brani unici, delicati ma anche movimentati, 25 minuti totali in cui Stefano è riuscito ad unire la bellezza della melodia italiana e l’energia ritmica della musica da club.

In un mondo che sembra allontanarci l’uno dall’altro, in un momento in cui molte persone tendono a chiudersi nelle personali convinzioni diventando gelose delle proprie idee, ho visto quanta energia e quali risultati si riescono ad ottenere mettendo da parte l’ego e unendo le forze. Per questo motivo ho sentito l’esigenza di parlare di tutto ciò e di farlo in compagnia. Perché forse, in fondo, solo insieme potremo essere...”

Possiamo dunque dire che “Insieme” il suo secondo EP ed è la naturale conseguenza di “Solo”, il primo, in cui Ceri ha trovato un equilibrio. Un equilibrio che nasce dall’incontro di una complessa alternanza tra salite e discese che, danzando tra loro, solcano l’aria e arrivano alle nostre orecchie, diritte al nostro cuore.
Con lui abbiamo fatto quattro amorevoli chiacchiere, per farci spiegare nel dettaglio questo suo nuovo complesso lavoro.

Non capita tutti giorni di regalarsi un EP per il giorno del proprio compleanno, ci spieghi come nasce il tuo nuovo lavoro “Insieme”?

Beh si, l’EP è uscito il giorno del mio compleanno ma è stata un po’ una gag, possiamo dire che è stato casuale perché non sapevo quando annunciarlo, il 26 era perfetto e abbiamo legato le due cose che coincidevano. Però l’EP nasce da molto tempo prima, esattamente dal mio primo EP, “Solo”, realizzato con l’idea che dopo ci sarebbe stato “Insieme”.
Quindi è tutto un percorso che chissà magari non è ancora finito, è una roba che arriva da lontano. Poi la realizzazione non è lineare, ci sono molti ostacoli, molte difficoltà nel riuscire a fare due EP connessi. Però è anche bello di fare le cose, trovarsi davanti delle difficoltà e riuscire a superarle.

Un’altra curiosità, da spettatore esterno diciamo, penso che fare un album o costruire un lavoro come il tuo, per un producer sia molto più complicato che per un artista. Prendiamo il caso di OBE (giusto per fare un esempio, non è un paragone), uno degli ultimi album usciti. Per un producer è un lavoro diverso, perché comunque ha a che fare con più persone, non come per l’artista che magari è da solo e va dritto per la sua strada. Possiamo dire che è un impresa più ardua?

Si si è più difficile. Comunque quando un producer fa un disco non ha una cosa come la voce, super riconoscibile in tutte le tracce, riuscire a farti riconoscere con il tuo suono, con le tue idee di musica è molto più difficile. Chiaramente Frah Quintale ad esempio lo riconosci, riconosci subito la sua voce che è diversa da quella di Franco126 o da qualsiasi altro.
Mentre questo in effetti è una cosa diversa, più complessa che ti spinge a dover pensare ad altre cose. E poi si è anche complesso dover mettere più persone insieme, se ripensiamo al disco di Mace, lì ci sono un botto di featuring, infatti penso che ci stesse lavorando da molto molto tempo.
In Insieme io ho fatto pezzi con una sola persona, però metti avere più artisti per una traccia, magari ad uno piace più una cosa, mentre un altro non è d’accordo. Dobbiamo dire che è un casino obiettivamente. Come dicevo prima è anche questo il bello però, anche io magari ho incontrato delle difficoltà, qualcuno con cui stavo lavorando non convinceva una cosa quindi devi tornare indietro. Però è una parte del gioco e forse è la parte divertente ed in fin dei conti sai può essere stimolante dover risolvere alcune situazioni. Quindi devi capire come fare e riuscire a lavorare di gruppo e non stare fermo nella tua posizione sennò non riesci a fare un lavoro del genere.

Facendo un passo indietro nel tempo, nel 2019 in “Solo” non era presente nessuno, adesso in “Insieme” ti abbiamo visto con diversi artisti. Sappiamo che con alcuni di loro collabori attivamente come con Coez o Franco126, ma aldilà di questo come hai scelto tutti? E poi riallacciandoci un po’ al discorso che facevamo prima come sei riuscito a convincerli? Colombre ad esempio, per citarne uno, è la prima volta che lo sentiamo sotto questa nuova veste, più elettronica possiamo dire.

Allora convincerli non è stato difficile, io ho chiesto e mi hanno detto tutti di si, forse il più difficile da convincere è stato Coez. Perché il pezzo l’avevamo fatto, ma non ci eravamo detti che era per il mio l’EP. Lui ha fatto quel pezzo e poi è stato difficile capire se poteva essere parte di Insieme o meno. È stato quello con più indecisioni possiamo dire, perché effettivamente è un pezzo molto diverso dai soliti di Silvano. Poi tutti gli altri sono andati via lisci come l’olio, scegliergli è stata una cosa quasi naturale. Con Colombre io avevo la fissa, volevo troppo fare un pezzo con la cassa dritta però con qualcuno che ci volasse sopra, proprio come Colombre fa, lui canta volando ed era proprio una cosa che volevo fare da un botto di tempo.
Su Ginevra, quando per la prima volta ho ascoltato il suo EP, ho detto “cazzo lei è fortissima”, perfetta per questo pezzo. Ma anche con Simone, con lui facciamo musica simile possiamo dire e mi sembrava figo fare un pezzo insieme visto siamo della stessa etichetta.
Non ho guardato i numeri o con chi mi conveniva fare il pezzi, ho solo pensato questi sono perfetti per la musica che voglio fare e quindi è stata una scelta musicale alla fine e di quello che volevo dire.

Invece sempre in “Solo” ma anche in “Insieme”, tutto si apre con pezzi più ballabili, movimentati per così dire, poi si concludono con dei pezzi più tranquilli e rilassati. È tutto studiato, voluto o sono solo semplici casualità?

In realtà Solo si chiude con un pezzo strumentale in cassa dritta, che mena abbastanza. Però è vero forse ti riferisci “Guai” che un po più un lentone. Allora in realtà effettivamente c’è, io sono intrippato con questo cose, anche di simmetrie, numeri. Quindi c’è tutta una cosa anche con i titoli, il lento di questa è solo una volta che rimando al titolo “Solo”. C’è anche una scelta di questo tipo, di incrociare le tracklist dare una continuità non solo di titoli e di musica ma anche di questa roba un po più da intrippato. Come ad esempio l’ultima traccia che riprende sempre il titolo dell’EP, sono cose che mi piacciono, avere queste simmetrie.

Ecco hai beccato in pieno la prossima domanda, non è allora tutto un caso che l’EP si apra con “Facile” e si chiuda con “Insieme”?

Esatto, guarda è anche culo se magari “Insieme” lo mettevi alla fine però non aveva senso. Comunque le tracklist le fai anche perché chi ascolta possa ascoltare tutto di fila senza toccare nulla e che abbia tutto un senso. Quindi c’è un lavoro più cervellotico sotto questo punto di vista, di incastrare queste due tracklist in modo che sembrassero in qualche modo speculari però è anche fortuna, perché in fase di produzione non ho pensato questo lo faccio così in modo da farlo incastrare. Ma come tutto il processo alla fine, c’è un’idea di base però poi non è detto che venga come l’hai pensato e devi saper sfruttare anche le occasioni che nascono anche dagli errori e dalle imprecisioni e trasformarle in qualcosa di più forte.

Siamo arrivati alla fine, ci lasciamo così, se puoi dircelo chiaramente, cosa verrà dopo “Insieme”, se ci sarà un dopo sia nei tuoi progetti da solista e non.

Ci sarà di sicuro qualcosa, oddio non spoileriamo nulla, però posso dire che ci saranno robe molto fighe. Ci sono ci sono, ci arriviamo, potrebbe esserci anche una cosa diversa, magari non il continuo di quanto fatto fino ad ora, questo ti posso dire. Poi in autunno ho lavorato tanto, come un folle e quindi ora pian piano molte cose vedranno la luce nei prossimi mesi, dal disco di Franco che ha già annunciato. In questo periodo dove non si poteva uscire mi sono chiuso in studio e ho fatto veramente tante robe che non vedo l’ora che escano. “Insieme” era un po’ la prima cosa, da ora in poi si va…

Photo credits: Karim Andreotti

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The Ring House abbraccia il paesaggio di Creta

The Ring House abbraccia il paesaggio di Creta

Giulia Guido · 5 giorni fa · Design

Dopo aver trascorso l’inverno a sognare luoghi come The Mushroom, la casa a forma di fungo, o Niliaitta, la cabina nascosta nei boschi finlandesi, ora che le giornate si sono fatte più lunghe e il caldo comincia a farsi sentire avevamo bisogno di viaggiare almeno con l’immaginazione. Per questo motivo oggi parliamo di The Ring House, la casa progettata dallo studio DECA Architecture nel sud di Creta. 

Vicino al villaggio Agia Galini, in un sito circondato dal paesaggio aspro offerto dall’isola, gli architetti hanno lavorato per dar vita a un’abitazione che avesse il minor impatto possibile sull’ambiente e che riuscisse anche a sistemare il terreno, sfregiato precedentemente da scavi e lavori. Proprio per questo motivo il primo step è stato quello di ripristinare la flora autoctona seminando specie di piante tipiche mesi prima dell’inizio del lavori. 

The Ring House si compone di due lunghe parti che seguono il profilo della collina su cui sorge la casa e che si uniscono creando una pianta a U che si affaccia quasi a 360° sul mare. 

La zona in cui si uniscono le due parti è quella che ospita tutti gli ambienti interni ed è fornita di un tetto su cui sono stati installati dei pannelli solari, mentre il resto della struttura è formato da ambienti aperti, ombreggiati da una tettoia che permettono di vivere a contatto con la natura e godersi il paesaggio. 

Se per l’esterno è stata scelta una classica muratura in pietra che fa sì che la casa si mimetizzi con i colori del terreno, gli interni presentano un design più pulito e minimale con pareti bianche e ampie finestre che permettono di sfruttare la luce naturale. 

Su uno dei lati troviamo una infinity pool, mentre all’interno della struttura è stato costruito un cortile con piante di agrumi e arbusti aromatici. 

The Ring House è l’esempio di come l’architettura possa fondersi con il paesaggio senza rovinare l’ambiente. 

The Ring House
The Ring House
The Ring House
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The Ring House abbraccia il paesaggio di Creta
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The Ring House abbraccia il paesaggio di Creta
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Le Château Ambulant, la casa interamente costruita in legno

Le Château Ambulant, la casa interamente costruita in legno

Giulia Guido · 6 giorni fa · Design

Nella fitta foresta della regione della Loira in Francia, esattamente nei pressi di Montlouis-sur-Loire, un paesino tra Amboise e Tours, potreste incontrare a un certo punto una strana struttura lignea. Si tratta di Le Château Ambulant, un progetto nato nel 2017 in occasione del Festival de la Forêt et du Bois e firmato dagli studi di architettura e design Local e Suphasidh

La sfida che hanno dovuto affrontare gli architetti per questo progetto era quella di realizzare una casa interamente costruita in legno, e ci sono pienamente riusciti. 

Per Le Château Ambulant è stato utilizzato legno locale, alcuni elementi sono stati preparati in una segheria a qualche chilometro dal sito scelto, mentre altri sono stati preparati direttamente in loco. Una volta pronti tutti i pezzi, la casa è stata costruita interamente sul luogo. 

All’interno la casa misura circa 42 metri quadrati suddivisi su due piani. Un aspetto molto importante era quello di mantenere un legame con la natura circostante, per questo motivo al posto di normali finestre è stato scelto di creare delle specie di fessure lungo tutte le pareti esterne. In questo modo si ha sia l’illusione di essere all’aria aperta anche rimanendo all’interno sia la possibilità di sfruttare al massimo la luce naturale. 

Leggi anche: Ghost House, case nel deserto mosse dal vento

Scoprite qui sotto tutte le immagini de Le Château Ambulant.

Le Château Ambulant | Collater.al-011
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Le Château Ambulant | Collater.al-011
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Le Château Ambulant, la casa interamente costruita in legno
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Le Château Ambulant, la casa interamente costruita in legno
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La casa minimalista di Bak Gordon Arquitectos tra le colline portoghesi

La casa minimalista di Bak Gordon Arquitectos tra le colline portoghesi

Giulia Guido · 1 settimana fa · Design

Nella parte più meridionale del Portogallo, lasciandosi l’oceano alle spalle e dirigendosi verso l’entroterra ci si ritrova immersi in un paesaggio dove dolci colline si alternano alla pianura e il terreno è spesso arido. È proprio qui, nei pressi della città di Grândola, che lo studio Bak Gordon Arquitectos ha portato a termine il progetto di una casa privata minimale e che si fonde con l’ambiente circostante. 

Lo studio Bak Gordon Arquitectos (BGA) è stato fondato nel 2002 da Ricardo Bak Gordon, dopo oltre 10 anni di esperienza presso diversi studi e con svariati progetti già completati che hanno contribuito al lancio della sua carriera, come il progetto per la residenza dell’ambasciata portoghese a Brasilia del 1995.
Oggi il lavoro di BGA si concentra soprattutto su case residenziali, edifici educativi e pubblici e a caratterizzare ogni progetto è il legame con il contesto in cui vengono sviluppati. 

Per la casa sulle colline di Grândola la parola chiave è minimalismo. Sebbene lo stile architettonico tipico della regione dell’Alentejo risenta dell’influsso arabo, qui il design si allontana dalla tradizione e presenta invece linee e forme che rimandano al modernismo. 

Leggi anche: Ghost House, case nel deserto mosse dal vento

L’abitazione sorge su una grande cisterna per la conservazione dell’acqua, è rivestita con malta di calce e gli interni sono isolati dall’esterno grazie all’utilizzo di sughero. All’interno lo spazio è diviso in stanze private che gravitano attorno al piccolo patio centrale e in luoghi di transizione che limano il confine tra dentro e fuori.

Bak Gordon Arquitectos
Bak Gordon Arquitectos
Bak Gordon Arquitectos
Bak Gordon Arquitectos
Bak Gordon Arquitectos

PH: Francisco Nogueira

La casa minimalista di Bak Gordon Arquitectos tra le colline portoghesi
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La casa minimalista di Bak Gordon Arquitectos tra le colline portoghesi
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Ghost House, case nel deserto mosse dal vento

Ghost House, case nel deserto mosse dal vento

Giulia Guido · 1 settimana fa · Design

Come suggerito dal nome Ghost House, le due installazioni realizzate dal collettivo i/thee nel deserto della California sembrano gli spettri di due piccole abitazioni che hanno resistito al tempo e alle intemperie.
In parte questo è vero, ma il progetto nasconde molto di più. 

In occasione del Design Laboratory Space Saloon del 2018 è stato chiesto ai partecipanti di progettare e costruire installazioni che affrontassero il tema del legame tra architettura e fattori ambientali. I designer di i/thee – collettivo che realizza progetti che celebrano la coesistenza di ogni cosa, vivente o non vivente, con l’ambiente – hanno quindi realizzato una sorta di esperimento di manipolazione dei materiali. 

La progettazione delle Ghost House è cominciata dalla scelta del sito, ovvero il deserto della California, e solo successivamente si è passati alla fase di realizzazione vera e propria. Sono stati costruiti due telai di legno leggero, la cui forma ricordava vagamente quella di una piccola abitazione. Successivamente dei teli tagliati su misura sono stati imbevuti di una colla non tossica e sono stati usati per coprire le strutture lignee. A questo punto il resto del lavoro è stato fatto dalle condizioni atmosferiche, dal vento e dal passare del tempo.
Nel giro di qualche ora la colla si è seccata, immobilizzando i teli in posizioni date dal vento. 
Infine, per dare ancora di più una sensazione di casa, sono state tagliate delle aperture come se fossero finestre. 

“Il risultato finale è un’istantanea tridimensionale di un momento specifico nel tempo. È una struttura improbabile; una rappresentazione del passato esistente nel presente; né qui né là; il fantasma di una casa.”

La Ghost House non è solo una capanna che sembra mossa dal vento, è una capanna mossa dal vento, e lo sarà per sempre. 

Ghost House
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Ghost House, case nel deserto mosse dal vento
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