«La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla». È con queste parole di Gabriel García Márquez che si apre NOSTOS, un progetto fotografico di Sonia Simbolo che sembra muoversi lungo i confini sfumati della memoria, dove il ricordo diventa narrazione e il viaggio diventa identità.

“Nostos” – parola greca che richiama l’idea del ritorno a casa, ma anche quella più viscerale del desiderio di tornare – qui si trasforma in un’esperienza visiva ed emotiva, personale e collettiva. Ogni fotografia è un approdo in un porto sconosciuto, un incontro con volti, sguardi, malinconie e speranze. È un racconto frammentato, fatto di attimi irripetibili, sospesi tra ciò che si è vissuto e ciò che si è sentito.

Il progetto si muove come un diario intimo, in cui l’autrice – attraverso l’obiettivo – cerca il suo “altrove”. Lo rincorre in ogni scatto, lo riconosce nei gesti degli altri, nei dettagli che raccontano silenziosamente una storia. Ma quel “qui” non è mai definitivo. È un movimento costante, un bisogno profondo di comprendere sé stessa attraverso l’incontro con l’altro, di dare forma al non detto, al sentito, al mancato.

NOSTOS è un viaggio che non ha arrivi, ma solo partenze. Ogni immagine è una domanda: riuscirò a raccontarmi davvero? Le mie foto parleranno per me? Sapranno dire ciò che le parole non contengono? È in questo interrogarsi continuo che si rivela la forza del progetto: nella tensione, nella ricerca, nel tentativo di restituire una verità che si nasconde tra i margini del visibile.

NOSTOS è un ritorno che non esiste, ma che si cerca instancabilmente. E in questo continuo cercare, ci siamo anche noi.





Leggi anche: La Santuzza di Palermo attraverso gli scatti di Giacomo Barone e Gianluca Marrone
