Alcuni volti ci sembra di conoscerli ancora di averli incontrati. Li abbiamo visti sui magazine, nei videoclip, sui social, sui red carpet. Sono immagini costruite per essere riconoscibili, spesso ripetute fino a diventare parte dell’identità stessa di chi le porta. Il fotografo Jordan Rossi parte proprio da qui, ma prova a spostare lo sguardo di qualche centimetro più in là.


Dal 23 settembre, in occasione della Milano Fashion Week, la Galleria Rubin di Milano presenta Homecoming, la prima mostra personale in Italia del fotografo e filmmaker britannico-italiano. Il progetto raccoglie una serie di ritratti realizzati negli anni e mette insieme alcune delle figure più interessanti della musica, del cinema, della moda e della cultura contemporanea.
Tra i protagonisti ci sono Rickey Thompson, Darkwah e Brooke Candy, tre personalità molto diverse che Rossi affronta senza cercare un unico modo di rappresentarle. Accanto a loro compaiono Nicholas Galitzine, Lashana Lynch, Caleb McLaughlin, Finn Wolfhard, Munroe Bergdorf, Yasmin Finney, Griff, Destin Conrad, Adam DiMarco e Lamar Johnson. Un insieme eterogeneo, nel quale il ritratto diventa ogni volta un incontro diverso.
Jordan Rossi lavora sulla distanza tra quello che sappiamo di una persona e quello che un’immagine può ancora rivelare. Il soggetto arriva davanti all’obiettivo portando con sé una storia, una carriera, un’immagine pubblica. La fotografia può confermarla, ma può anche modificarla, è in questo spazio intermedio che si sviluppa la ricerca dell’autore.
Il suo linguaggio visivo è immediato, colori saturi, composizioni definite, attenzione alla posa e alla costruzione dell’immagine. Ma dietro questa precisione c’è un interesse più personale per il modo in cui ciascuno sceglie di mostrarsi. Nel corso della sua carriera, Rossi ha dedicato particolare attenzione alla rappresentazione queer, alla mascolinità contemporanea e ai cambiamenti nel modo in cui identità e corpo vengono raccontati attraverso la cultura visiva.


La moda e l’editoria diventano così anche strumenti per parlare di qualcosa che va oltre la superficie. Rossi ha costruito il proprio percorso tra fotografia, regia e direzione creativa, lavorando per testate come Vogue Italia, Attitude, HUNGER, Gay Times e The Sunday Times Style, ma mantenendo una ricerca che non si esaurisce nell’immagine editoriale.
In Homecoming questa dimensione emerge attraverso una serie di presenze che appartengono all’immaginario collettivo ma che, davanti alla sua macchina fotografica, possono essere osservate da una prospettiva diversa. Non si tratta di cancellare ciò che rende riconoscibile un personaggio, ma di utilizzarlo come punto di partenza.
Le fotografie di Rossi continuano a essere sofisticate e costruite, ma lasciano spazio a qualcosa di meno controllabile, un gesto, uno sguardo, una postura possono modificare completamente la percezione di un volto che pensavamo di conoscere.
In questo equilibrio tra immagine pubblica e presenza personale, Homecoming racconta quindi il ritratto non come semplice rappresentazione, ma come possibilità di vedere qualcuno in un modo nuovo.


