Photography Le estati in Marocco di Sonja Stich
Photographyreportage

Le estati in Marocco di Sonja Stich

-
Anna Frattini

Cresciuti tra due mondi, i figli di Sonja Stich diventano il tramite di uno sguardo che riflette, più che osservare. Nel suo ultimo progetto fotografico, la fotografa tedesca racconta due estati trascorse in Marocco con la propria famiglia, concentrandosi sul modo in cui i suoi due figli adolescenti si muovono in uno spazio che le è insieme familiare e distante.

L’esperienza di essere madre di due ragazzi diventa per Stich una lente per esplorare le differenze tra generi, culture e modi di stare al mondo. Lì dove lei da bambina cercava di contenersi, i figli si espandono, occupano lo spazio pubblico con naturalezza, si mischiano ai coetanei marocchini in una fisicità fatta di forza, gioco e complicità. «Mi affascina come si muovano con sicurezza, come prendano posto nel mondo», ci racconta. Attraverso la macchina fotografica, Stich osserva la spontaneità con cui i ragazzi si inseriscono nel tessuto vivo delle strade marocchine, tra partite di basket scalzi e scambi di battute nei mercati.

Ma la sua attenzione non è solo per la vitalità dei corpi. C’è, nelle sue immagini, un continuo dialogo tra forza e delicatezza, tra il gesto maschile e la cura per la bellezza. Stich nota nei suoi figli — e negli uomini marocchini — una sensibilità che si manifesta nel modo in cui si preparano i cibi, si realizzano oggetti artigianali, si presentano le cose.

È questa tensione tra cura e incuria, tra estetica e disordine, che diventa il cuore visivo del progetto: una busta di plastica che brilla nella luce della sera, una finestra murata che sembra un quadro astratto, un lavandino rotto che dialoga con il riflesso del sole sul muro.

La bellezza, sembra dmostrarci Stich con questi scatti, nasce proprio da quella leggerezza, da un equilibrio precario tra caso e intenzione. Anche il suo modo di fotografare ne è la prova. Con la pellicola analogica, senza autofocus e a volte con rullini già esposti, Stich abbandona progressivamente il controllo, rinuncia alla precisione delle linee e dei colori per lasciare spazio all’atmosfera, alla memoria di un’emozione più che alla sua rappresentazione esatta.

In questo processo, la fotografia diventa una pratica di fiducia — nel mezzo, nel caso, e in ciò che sfugge. Come i suoi figli e gli uomini di quelle strade, anche Stich impara a “lasciar andare”, a misurarsi con l’imperfezione.

Il risultato è un lavoro intimo e sospeso, che parla della relazione tra famiglia e paesaggio, tra identità e appartenenza. Vivendo tra la Germania e la Spagna, Stich continua a muoversi lungo questa frontiera sottile tra l’osservare e il partecipare, costruendo un linguaggio fotografico che, più che documentare, riflette la complessità del vivere insieme.

Photographyreportage
Scritto da Anna Frattini

Editor's Picks

x
Ascolta su